S.C.O.T.C.H vol.2 di Daniele Silvestri è il vinile della settimana da Discopatici

Bentornati amici Discopatici, ci siamo salutati con il primo vinile di S.C.O.T.C.H. dandoci appuntamento ad una nuova puntata con il secondo LP: S.C.O.T.C.H vol.2. Eccoci qua, a farci compagnia è sempre Daniele Silvestri, che a livello musicale è come il tubino nero nell’armadio della donna, appropriato in ogni situazione, un passepartout di occasioni.

La temperatura è sempre più anticipatrice dell’inverno ormai alle porte, e il divano diventa ancora più accogliente, specialmente se a ricoprire le cosce nude è il plaid della mia adorata nonna. Tolgo il secondo vinile di S.C.O.T.C.H. vol.2  dall’involucro di cartone, lo appoggio sul giradischi e riprendo il mio bicchiere a tulipano, sto per riempirlo con lo scotch, ma stasera ho bisogno di confort zone, e me la può offrire solo il mio Tanqueray Gin.

Siamo pronti, ripetiamo insieme il solito rito settimanale, su la testina del giradischi e via con l’ascolto di S.C.O.T.C.H vol.2.

Il primo brano del Lato A è un doveroso richiamo al tema con cui abbiamo chiuso l’ascolto del primo vinile. “Monito”, una lettera immaginaria al Presidente della Repubblica che si appresta a firmare e validare le dimissioni di Berlusconi.

Il Presidente medita sul ruolo che oggi ha; in mano un’arma scarica: la penna che ratifica, la mano trema, il cuore frena, però alla fine firmerà.”

 S.C.O.T.C.H vol.2, S.C.O.T.C.H, Dimissioni Berlusconi 2011, Daniele Silvestri

Bye Bye Silvio. Berlusconi si dimette. Festa al Quirinale (12 novembre 2011 ore 21.42)

Il secondo brano del primo vinile era “Sornione”, il secondo di questo è “Ma che discorsi”. Due brani che trattano più o meno lo stesso tema: l’incertezza nei sentimenti.

E poi con quello che succede in una storia come questa non è che ti può chiedere se sia la strada giusta ad ogni angolo, ogni semaforo che c’è”

A questo punto ripenso alla mia situazione in bilico – sempre per citare il brano – quella dell’ “amami perché” o del “dovrei provare ad essere protagonista del film della mia vita e non comparsa, di cui già vi dicevo nel racconto del primo vinile e ad una frase con cui ci hanno riempito la testa sin da bambini: “Se vuoi qualcosa vai e prenditela”. Sottotitolo se sei triste è colpa tua, vuol dire che non vuoi abbastanza la felicità. Non accetto l’idea della felicità come se fosse davvero un obiettivo, una destinazione dove arrivare, prendere posto e basta. Che angoscia i motivatori che ti dicono di essere il supereroe di te stesso, il giardiniere della tua aiuola lavorativa, l’idraulico dei tuoi condotti emotivi, il carpentiere della tua determinazione ferrea. Secondo i life coach dovremmo avere un livello di occupazione interiore da fare invidia ai giapponesi. Ci sono delle situazioni che non dipendono strettamente da te, si chiamano relazioni umane e – in quanto tali – implicano la volontà di intenti anche di altre persone.



E a proposito di luoghi comuni e frasi mantra che hanno come unico fine quello di farmi girare le ovaie, piuttosto che stimolarmi, ecco il brano successivo, forse il più bello di questo S.C.O.T.C.H vol.2 , “Acqua che scorre”, in featuring con Diego Mancino.

Ho cominciato a 16 anni a non dormire molto e usare il tempo fino all’ultimo secondo che si può. Persino adesso che al risveglio pago sempre il conto, ancora mi racconto che prima o poi riposerò.”

In tutte queste puntate insieme è capitato che alle volte sia inciampata nel discorso percorso di studi, vi accennavo nel caso di “Un Chimico” nella puntata su De Andrè del mio esame universitario di chimica generale. Ma scelte (giuste o sbagliate che siano) universitarie a parte, il vero imprinting verso l’affrontare la vita con lo spirito con cui ho vissuto gli anni successivi lo devo al mio professore di filosofia del quarto e quinto liceo. Ero una studentessa “a-modo-mio”, mi piacevano delle cose e le studiavo a limite dell’esasperazione, approfondendo, ampliando le letture, facendo ricerche, percorsi incrociati di conoscenze parallele, non mi piacevano altre cose e mi rifiutavo di studiarne anche l’infarinatura di base, come se spettasse a me decidere cosa sarebbe stato utile o no nel mio futuro. All’ennesimo rifiuto di farmi interrogare su uno degli argomenti appartenenti alla seconda classe di conoscenze, il suddetto prof. mi lasciò con un monito:

ricorda che ogni mezzora di tempo che perdi, è mezzora di vantaggio che regali al tuo avversario nella lotta verso la realizzazione dei propri sogni!”. Avevo sedici anni, come Silvestri. Insomma un affanno generazionale figlio degli anni 2000.

Prendo in mano il mio gin tonic, mentre affondo la mano mancina nel tubo delle Pringles (rigorosamente originali), drink scelto per necessità di punti fissi, e penso che, per rimanere in tema frasi-mantriche-che-mi-fanno-incazzare, a questo punto qualcuno mi direbbe: “la vita inizia dove finisce la tua comfort zone”. Ho sentito citare questa benedetta comfort zone ovunque, al lavoro, in tv, dal panettiere, dalla parrucchiera: esci dalla tua comfort zone, fatti la frangetta. Di solito nei discorsi motivazionali la comfort zone è descritta come un divano comodo, una trappola infernale, il buco nero del successo.
Che cosa vi avranno mai fatto i divani, mi domando? C’entra lo sfracellamento di palle delle promozioni poltrone e sofà? So di dire una cosa impopolare ma il conforto per me è l’obiettivo, è il successo, trovare un amore dove stai comodo, un lavoro dove stai comodo, un gruppo di amici dove stai comodo, una frangetta dove stai comoda, mi pare bellissimo. Eh ma è immobilismo, mi dite, eh ma ho capito, vi rispondo. Però siamo un paese con 2 milioni e mezzo di persone affette da ansia, sono l’unica a leggere una correlazione con la continua frenesia di sfide nuove e il panico di non raggiungere i risultati sperati?

S.C.O.T.C.H., gin tonic

Il Gin tonic è un long drink a base di gin e acqua tonica la cui introduzione nel mondo occidentale sembra sia stata ad opera della divisione Compagnia Inglese delle Indie Orientali dell’esercito inglese di stanza in India

Veniamo all’ultimo brano di questo lato A, “S.C.O.T.C.H.”, title track di S.C.O.T.C.H vol.2 (e del suo vinile). Un acronimo di lettere disseminate nel bookletter con caratteri di dimensioni minuscole, tra cui ce n’è anche uno in inglese. Rimane anche il significato della parola scotch intesa come nastro adesivo, che nel brano omonimo si ricollega al trasloco e ai tanti pacchi che bisogna sigillare. Lo stesso Silvestri, nella copertina, è ritratto addosso a un muro a cui aderisce, in posizione da crocifisso, tramite numerosi pezzi di scotch bianco, e nel contempo viene osservato dalla sua band di musicisti. Quello del trasloco è una questione che mi riguarda molto da vicino, avendone fatto uno a luglio, (ve lo raccontavo qui:  https://www.insidemusic.it/as-you-were-liam-gallagher-recensione/) e anche l’impacchettamento degli ultimi brandelli di ricordi, di pezzi di vita, di parentesi aperte e chiuse, o lasciate in sospeso. Insomma, i ricordi talvolta aiutano ma troppo spesso sono solo rotture di cazzo. Soprattutto se li lasci in balia della polvere e traslochi a 34 gradi!

Fine del primo lato, prendo fiato, bevo l’ultimo goccio di gin nel bicchiere e passo all’ascolto delle cosiddette b -side di S.C.O.T.C.H vol.2. Un ascolto impegnativo per le ultime due canzoni, meglio riempire di nuovo il tulipano.

In un’ora soltanto”, un brano che racconta quanto velocemente possono cambiare le cose. Un’ora di tempo è quella che servirebbe a me, ed anche a te, adesso. Un’ora per parlare, per raccontarci, per comprenderci. In un’ora soltanto si può aprire il cuore, e chiudere il cassetto delle paure. La vita è il frutto di incastri del destino strani, di incontri inaspettati ma necessari. Persone che diventano indispensabili, che a guardarti indietro non te la riesci nemmeno a immaginare la vita prima di loro. Giusy, Giulia, Beatrice, ad esempio, cinquecento km ci dividono, eppure pezzi di vita ci accomunano, tanto da farci sembrare la versione Maxi e Mini di una stessa entità. Ed è quest’ultima a fornirmi la soluzione di tanti patemi: “Ai tempi del Barocco si preferiva manifestare i propri sentimenti, mentre nell’Ottocento – e ancor di più nel Novecento – siamo diventati sempre più riluttanti a dimostrare le nostre attenzioni”.

Mentre l’ultimo brano scorre di S.C.O.T.C.H vol.2 , “In questo paese”, continuo con le mie riflessioni, in tema confort zone e paura di affrontare di petto alcune situazioni che diventano “Acqua stagnante”. Il vero problema non sono queste situazioni, che un senso lo troveranno, col tempo; il vero problema è gestire i momenti di nulla, perché la vita è fatta di un buon numero di momenti di nulla, dove non accade niente e non perché non lo fai accadere, ma perché è così che funziona l’alternanza.
Per protesta voglio essere l’artigiana della qualità della mia zona di conforto, anzi non voglio una zona, voglio un quartiere, voglio un conforto che fa provincia. Voglio stare sul mio divano tre posti e non scenderci più perché il pavimento è di lava e poi per terra ci sono anche gli squali

Fabiana CriscuoloFabiana Criuscuolo

Social Addicted. Sceneggiatrice su Whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.

2018-11-01T16:18:33+00:00 1 novembre 2018|I Discopatici: malati di vinile, Rubriche|0 Commenti