Lunedì 20 maggio Roberto Vecchioni si è esibito all’Auditorium Parco della Musica di Roma, presentando il nuovo progetto discografico L’Infinito

Ph. di Agnese Ruggeri

Durante la data romana, Roberto Vecchioni è stato accompagnato da Lucio Fabbri al pianoforte e violino, Massimo Germini alla chitarra acustica, Antonio Petruzzelli al basso, Roberto Gualdi alla batteria.

Ci sono autori, o meglio, cantautori, che non hanno più niente da dimostrare, uno di questi è Roberto Vecchioni, tornato sulle scene musicali con un nuovo album, dopo ben cinque anni da “Io non appartengo più”. Il 9 novembre è uscito “L’infinito”, il nuovo disco del cantautore milanese, prodotto da Danilo Mancuso. Il disco è disponibile in formato CD, in edizione Deluxe arricchita dal saggio “Le parole del canto. Riflessioni senza troppe pretese” e in Vinile Limited Edition.

L’album contiene anche l’attesissimo ritorno di Francesco Guccini che, per la prima volta, duetta con Roberto Vecchioni nel brano Ti Insegnerò a volare, primo singolo estratto dall’album ispirato allo sportivo Alex Zanardi. I due cantautori celebrano la vita e la determinazione ad affrontarla anche di fronte alle avversità.

Ad accompagnare il disco, una scheda album firmata dallo stesso Roberto Vecchioni. Una scelta interessante quella del Professore che consente agli ascoltatori di entrare nel testo di ogni canzone:

L’idea dell’infinito viene da lontano, c’era già in due romanzi e una canzone. La canzone è “Le rose blu”, i romanzi sono “Il mercante di Luce” e “La vita che si ama”.

Come in una scrittura automatica, da anni mi ripetevo la stessa cosa: bisogna amare ciò che si vive, non solo la vita in sé, che è un’astrazione, ma gli atti, i gesti, le scelte, gli entusiasmi, i tonfi, i progetti che ci costruisci dentro e amarli incondizionatamente, che siano gioia o dolore, vittoria o sconfitta, pietre sparse o monumenti.

Ogni cosa che viviamo è unica. Rivissuta non è la stessa di prima.

La metafora: arriviamo ad una stazione e l’abbiamo già incontrata dieci, cento, mille volte, ma è sempre una stazione diversa al pari del paesaggio fuori che continuamente cambia, anche se abbiamo una vaga memoria di aver già visto, già provato.