Roberto Angelini: “Un album che rispecchia chi sono ora”- Intervista-

di Paola Pagni

Con una carriera televisiva ormai quasi decennale – dapprima su Rai3 con “Gazebo” poi su La7 con “Propaganda Live” – che ha consacrato la sua popolarità, Roberto Angelini ha attraversato la musica italiana in moltissimi modi e realizzato infinite collaborazioni con numerosi artisti: tra le più recenti la firma come co-produttore dell’ultimo pluripremiato album di Niccolò Fabi “Tradizione e Tradimento” e quella di produttore del primo disco di Margherita Vicario. E ancora, diversi e importanti progetti paralleli: tra i più fortunati quelli legati a Nick Drake con Rodrigo D’Erasmo – un album, un tour, un documentario – e, non da ultima, la fondazione di una etichetta indipendente, FioriRari.

IL CANCELLO NEL BOSCO – IL DISCO

Ne “Il cancello nel bosco” Roberto Angelini raccoglie, tra gli altri, alcuni brani scritti e prodotti insieme a Gigi Canu e Marco Baroni dei Planet Funk, inserendo anche la propria interpretazione della canzone “L’Isola” scritta da Roberto Angelini per Emma Marrone e da quest’ultima portata al successo nel 2018.

12 brani in cui figura la presenza di musicisti d’eccezione, da Rodrigo D’Erasmo a Fabio Rondanini, da Darrin Mooney dei Primal Scream (presente nel brano “L’Era Glaciale”) a Gabriele Lazzarotti, passando per i già citati Canu e Baroni,(di cui Roberto Angelini era fan), Ramon Josè Caraballos, Daniele “Coffee” Rossi, fino alle musiciste Kyungmi Lee e Valentina del Re.

Intervistare Roberto Angelini è stato una bella occasione non solo per conoscere l’album attraverso le sue parole, ma per conoscere meglio anche lui, anche in una veste diverse da quella del musicista…

Intervista a Roberto Angelini

Partirei dal video de “L’Era glaciale”: un mondo che cade a pezzi ma il protagonista pensa solo alla sua donna. Pensare all’amore mentre tutto il resto muore è ironico o è l’unica soluzione?

Ovviamente tutto parte da un impulso ironico, però se poi vogliamo ragionarci sopra c’è anche un senso più profondo. Lo spunto sono le sonorità anni’60, e mi faceva sorridere l’idea di un pezzo dell’epoca in cui un amore sarebbe stato, per forza di cose, circondato dal delirio odierno. Da lì quindi è stato divertente poter pensare ad un video, ed è stato anche molto bello poter collaborare con Greenpeace che ci ha fornito le loro immagini di repertorio. A quel punto allora abbiamo anche cercato di veicolare il loro messaggio.

Purtroppo, anche se alcune cose sono state ricreate all’interno di un teatro, le immagini prese dalla realtà sono quelle più preoccupanti.

All’interno di questo album, che è il risultato di cose fatte nel corso degli ultimi anni, Il brano strumentale “Il cancello nel bosco” è diviso in tre parti e posto in tre momenti diversi del disco, quasi a fungere da legante

L’album è come dicevi tu, l’insieme di tante cose nate negli ultimi anni. In alcuni casi questa unione è avvenuta anche un po’ casualmente, perché spesso si progetta tanto, ma poi è il caso a dire l’ultima parola.

“Il cancello nel Bosco” è un pezzo che nasceva come colonna sonora, e per questo aveva delle declinazioni diverse: ad un certo punto mi ha stimolato l’idea che un disco potesse avere una struttura tipo uno spettacolo teatrale. Anche per questo motivo i titoli degli altri brani strumentali hanno seguito una logica un po’ vintage anni ’70, perché mi piaceva l’idea di giocare un po’ con lo stesso tema. “La chiave del cancello” oppure “il complotto delle foglie parlanti “, che sembra un titolo di Dario Argento, danno un po’ un senso anche filmico all’insieme del disco.

Questo mi ha permesso di sentire questo lavoro più calzante rispetto a quello che sono ora. Se avessi fatto un album solo cantato, mi sarei sentito a disagio: la musica che mi rappresenta oggi è l’insieme un po’ del cantato ed un po’ anche dello strumentale.

Infatti troviamo 6 Brani cantati e 6 strumentali: c’è la ricerca di una sorta di equilibrio in questa composizione dell’album?

È stato come fare un composit. Di solito si creano dei brani in un certo periodo di tempo e poi si va in studio, si mettono insieme e nasce l’album.

Questi invece sono tutti pezzi che ho creato mentre ero impegnato a fare altro rispetto al mio progetto personale. Anche perché non ho più quella certa urgenza di scrittura che secondo me è necessaria per fare dei dischi da cantautore. Prima era quasi una cosa che mi ossessionava tutti i giorni. Adesso non è più così, e quindi questo album è nato prendendo canzoni fatte con i miei compagni d’avventura, aggiungendo magari un brano scritto anni fa che originariamente aveva un’altra destinazione.

Piano piano si è composto un disco, così come i pezzi strumentali magari facevano parte di altri progetti. In generale è così comune, un musicista registra le proprie idee quando gli vengono.

Infatti mi aveva colpito questa tua dichiarazione quando dici: “Le canzoni non mi escono più con la facilità di un tempo e non sento più quella necessità o urgenza che ho sempre ritenuto necessarie per giustificare la fatica di comporre un disco e la follia di pretendere che qualcuno lo ascoltasse”. Significa che è più difficile trovare ispirazione?

Credo che sia molto soggettiva come cosa, perché presumo anche che ci siano artisti che l’urgenza la continuano a sentire, anche dopo anni ed anni di lavoro. Magari è più difficile, perché se ti guardi intorno ti accorgi che, più sei grande, più hai bisogno di stimoli per trovare ispirazione.

Onestamente, adesso che sono passati circa 25 anni da quando ho iniziato, capisco di avere un po’ surfato sulla musica a 360 gradi. Non ho mai avuto il sogno di fare il cantante o di scrivere delle canzoni.

Quando ho avuto l’occasione di suonare la chitarra con altri mi sono goduto quel momento, quando mi è stato proposto di lavorare per un programma televisivo l’ho fatto, anche se non avrei mai detto di farlo per 7 anni. Io prendo quello che arriva e, nel momento in cui è sempre musica, funziona in maniera tale che io non mi annoi. Se fare musica diventasse un obbligo, mi metterebbe un po’ paura.

Invece queste variabili mi rendono equilibrato e felice, e soprattutto centrato nel sogno che avevo quando ho iniziato a fare questo mestiere. Cioè quello di non essere costretto a farlo: avere una popolarità a misura d’uomo ed un personaggio che non opprime la mia persona. Tutte queste cose mi permettono di fare musica divertendomi ancora, e senza essere ridicolo.

Quando facevo Gatto Matto, in canottiera a ballare, ho sempre temuto che quell’immagine lì, quando avrei avuto 50 anni, sarebbe stata ridicola da mantenere…

Beh però a Propaganda ti sei anche spogliato suonando a torso nudo….

(ridiamo) ma mi sono spogliato per ridere, mica per fare il figo! Sai quella è una trasmissione di matti per cui a volte escono queste cose… e mi è venuta l’idea di fare il colpo di teatro (ride).

In questo disco figura la presenza di musicisti d’eccezione, da Rodrigo D’Erasmo a Fabio Rondanini, Canu e Baroni, Ramon Josè Caraballos etc. etc. Tutte collaborazioni che nascono da amicizie immagino, non certo create a tavolino…

(ride) Create a tavolino mi fa proprio ridere, perché mi fa un piacere infinito poter condividere il viaggio con amici veri. Con queste persone che hai nominato, soprattutto Rondanini e Rodrigo d’Erasmo, suoniamo proprio da quando eravamo piccoli.

Abbiamo iniziato insieme ed abbiamo anche formato insieme un’etichetta discografica. E’ bellissimo che adesso siano considerate “collaborazioni di prestigio”, anche perché il successo di ognuno di loro è anche il successo mio, di conseguenza.

Eravamo una squadra tutti insieme, con grandi sogni, ed il bello è vedere che dopo 15-20 anni, ognuno di noi si è realizzato nella materia che gli compete. Parlo soprattutto di Rondanini, Lazzarotti, D’Erasmo. Mentre di Gigi Canu e Marco Baroni (Planet Funk) io ero un fan, poi loro sentirono la mia musica e decidemmo di collaborare; così siamo anche diventati amici.

“La chiave del cancello” è un pezzo scritto e suonato da tuo figlio Gabriele quando aveva 12 anni. Rodrigo D’Erasmo lo ha impreziosito in un secondo momento con il suo violino: ti senti un po’ come il padre di Mozart?

(ride) Devo dire la verità: ho pensato che fosse giusto fare una sorta di passaggio di testimone, inserendo in questo disco una composizione, che Gabriele ha fatto incredibilmente a 12 anni, mandando fuori di testa me e diverse altre persone che lo ascoltarono al tempo. Oggi sono passato quasi 3 anni e devo dire che il ragazzo…mi ha lasciato al casello! (ridiamo) Una cosa divertente è stata anche dare questo titolo, come a dire che se c’è un cancello nel bosco, è lui ad avere la chiave: quindi può fare quello che vuole.

Magari un giorno scriveranno nella sua biografia che un suo pezzo è stato pubblicato quando era ancora adolescente. O magari resterà un bel ricordo mentre farà altro.

Lo hai in qualche modo indirizzato tu verso questa strada?

Sia io che la mamma ci siamo entrambi realizzati con quello che ci piaceva fare nella vita, e conosciamo qual è il segreto perché questo accada: non rompere i c*****ni! (ridiamo) Il che vale sempre in generale, ma in particolar modo con un figlio. Se tu a 6 anni metti tuo figlio a fare solfeggio, è molto più facile allontanarlo dalla musica che non il contrario.

Chiaramente lui è cresciuto con gli strumenti in giro per casa, sempre con la musica; però io sono dell’idea che il talento non è una cosa che si trasmetta, ma qualcosa che una persona ha dentro.

Se comunque lo analizzo come individuo a sé, non come mio figlio, non posso negare che abbia dentro una scintilla.

A volte mi dà pure fastidio per quanto sia bravo a fare delle cose, tanto che gli grido: “basta fare casino a quest’ora, disturbi i vicini! Vieni a giocare alla Playstation con papà, basta cò sta musica!” (ridiamo perché ovviamente Roberto scherza, si capisce dalla sua voce che è estremamente orgoglioso di suo figlio, come è giusto che sia)

Tu sei in giro per live giusto?

Sì, chiaramente nel limite del possibile vista la situazione, ho una serie di appuntamenti e spero di riuscire a portarli a termine.

Le prossime date del tour di Roberto Angelini:

  • 11 Dicembre 2021 – ROMA, Largo Venue
  • 18 Dicembre 2021 – RENDE (CS), Mood Social Club
  • 20 Gennaio 2022 – TORINO, Teatro Concordia
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