Per un giorno, a Milano, la Polonia è stata un po’ al centro dell’attenzione. Il 17 marzo, sul lato ovest della città, allo stadio di San Siro, si è giocato il derby della Madonnina tra Milan e Inter, dove i tifosi rossoneri si aspettavano molto dal bomber polacco Krzysztof Piatek. In contemporanea, dall’altro lato del capoluogo lombardo, al Magnolia, è andato in scena il concerto dei Riverside, considerata la migliore prog metal band della nazione centro-europea. Purtroppo, per i milanisti, Piatek ha fatto cilecca. Viceversa il quartetto musicale non ha per nulla deluso le aspettative, offrendo un ottimo spettacolo.

I Riverside hanno presentato una scaletta pressoché identica a quella degli ultimi concerti del tour, se si esclude la scelta di fare un bis in meno, dando molto spazio all’ultimo album “Wasteland“. A tre anni dalla scomparsa del chitarrista Piotr Grudzinki, la band è arrivata sul palco con una formazione a quattro composta dal cantante bassista e chitarrista acustico Mariusz Duda, da Michal Lapaj alle tastiere, da Piotr Kozieradzki alla batteria e dal chitarrista Maciej Meller.

A questo punto urge una precisazione: chi scrive non è certo un fan del prog metal, genere musicale che trova spesso freddo e senz’anima. Per fortuna, almeno dal vivo, non è proprio questo il caso dei Riverside, che anzi ci hanno messo grinta e calore, evitando inutili virtuosismi, ma dimostrando ugualmente di avere capacità tecniche notevoli. Duda, ha cantato bene, senza strafare, e come bassista si è confermato dotato di uno stile personale, soprattutto nella scrittura degli arrangiamenti.

Le canzoni dell’ultimo lavoro hanno spiccato nella prima parte del live con delle belle esecuzioni di “Acid rain“, “Vale of tears” e “Lament“. Ha convinto in pieno anche la title track eseguita come ultimo pezzo prima dei due bis. Eccellenti sono state anche la versione di “Guardian angel” eseguita con Duda all’acustica e “Loose heart“, traccia del primo album del 2003.

Il pubblico ha gradito e alla fine i Riverside hanno ringraziato salutando Milano e sfoggiando pure una bandiera italiana.

In apertura c’è stato spazio anche per gli olandesi Lesoir, che, però, hanno convinto solo nella seconda parte del loro show, forse a causa di qualche problema nei suoni di palco durante la fase iniziale.

 

Ph. Simona Luchini

Stefano Vietta