Ritmo Sbilenco: la nuova rubrica che ci racconterà il fascino del Progressive

Ritmo sbilenco lo ballo e non mi stanco, mi sembra tutto storto ma mi piace assai” *, forse è per questo motivo che ci troviamo oggi a scrivere di un genere musicale che ha avuto il suo inizio, e apogeo, a cavallo fra il 1967 ed il 1977, con evidenti prodromi nella cosiddetta Scena di Canterbury, agli albori degli anni ‘60. Nonostante questa distanza il prog non ci stanca e nutre ancora le orecchie e gli animi di numerosissimi estimatori.

*(dalla canzone Ritmo Sbilenco, album Figgatta De Blanc, 2016 di Elio e le Storie Tese)

Appena Dieci Anni. Nel ‘65 il genere rock si avvia a sondare abissi inesplorati. E proprio di abissi si parla. Grazie all’uso di sostanze allucinogene, in quegli anni band come Jefferson Airplane, Grateful Dead, The Doors e Velvet Underground di LouReed,  sperimentano nuove sonorità, mescolano nuovi colori, odorano nuovi profumi, assaggiano nuova musica. Scaturisce così quel filone musicale che darà il tocco al primo tassello deldomino che ci porterà alla nascita del progressive: la musica psichedelica. Non è casuale che buona parte dei gruppi prog emergessero nella stessa psichedelica, a cominciare dai Pink Floyd, con The Piper At The Gates Of Dawn, uscito nel 1967, od ancora i Genesis di From Genesis To Revelation o i Traffic con Mr. Fantasy. Negli anni che vanno tra il 1967 ed il 1969 gruppi quali The Nice, ProcolHarum, Aphrodite’s Child e Moody Blues combinarono il rock cosiddetto tradizionale con  elementi tipici della musica classica, talvolta  avvalendosi del supporto di intere orchestre. Sono questi gli anni in cui possiamo ascoltare album propriamente prog: nella difficolta (e inutilità) della ricerca dell’esatta nascita del movimento, taluni fanno coincidere la nascita del genere con l’uscita del disco Days Of Future Passed del 1967 dei Moody Blues, per la ricca partecipazione di un’orchestra. Altri citano come genesi invece la presentazione di In The Court Of The Crimson King dei King Crimson nel gennaio del 1969, e peculiarmente la traccia d’overture: 21st Century SchizoidMan. Questa traccia è divenuta il vero simbolo del progressive. Ambedue sono gruppi inglesi. Il teatro di questa innovazione musicale è infatti il Vecchio Continente, e specificamente l’Inghilterra. Un’ampia e rigogliosa parentesi la vivremo proprio nel nostro Paese, ma di questo scriveremo nelle prossime rubriche, se avrete la pazienza di leggerci.

A cavallo degli anni ‘70 il progressive vive il suo momento di più fulgido splendore. Gruppi quali Pink Floyd, Genesis, Yes, King Crimson, Emerson, Lake & Palmer, GentleGiant, Van derGraaf Generator, Jethro Tull, Camel, Renaissance scrivono il nome del movimento a caratteri cubitali nel firmamento della musica mondiale. Molti artisti raccolgono sia il consenso della critica, che – soprattutto – quello dei lettori delle riviste musicali riempiendo arene e teatri, a dispetto della complessità della loro musica rispetto agli standard commerciali.

La Musica Immaginifica. “Se ascolterai la musica difficile forse comprenderai che è solo una questione di abitudine, provaci e vedrai”, dicono ancora gli EELST. Musica complessa e distante dagli standard commerciali dell’epoca e più che mai da quelli attuali.

Allora perché parlarne? Perché parlare di un modo di fare musica oggettivamente non di semplice ascolto, a tratti poco fruibile e poco spendibile in contesti di socialità (se non tra appassionati); con tracce a volte lunghissime e spesso tecnicamente, armonicamente, acusticamente e ritmicamente complesse; con cambi di ritmo, strumenti ricercati e fuori dall’ordinario della musica leggera occidentale, virtuosismi vocali e strumentali; fatte di testi articolati con richiami al sogno e all’onirico, o all’impegno sociale e politico? Paradossalmente è proprio per questi motivi!

La musica prog non era composta per piacere. Era scritta per comunicare e per espandere confini. Per far provare il sogno, l’angoscia, la rabbia, l’amore. La musica progressive voleva nella sua complessità avere la sua funzione più basilare e semplice, direi sostanziale: essere ascoltata. Non essere da sottofondo nelle attività giornaliere o nel tempo libero, ma oggetto di ascolto attento. Complessa per essere ascoltata e ascoltata perché complessa.

La costante e ossessiva ricerca della qualità, di musiche e testi per l’appunto immaginifici, ci permette di entrare in mondi tanto alle volte distanti quanto tremendamente reali.

Entreremo, in queste nostre pagine e nelle vostre ore di ascolto, nella fiabesca “Court Of The Crimson King”, magari a bordo della “Carrozza di Hans” in compagnia della PremiataForneria Marconi, ci commuoveremo ascoltando come era “750.000 anni fa l’amore?” insieme a Francesco Di Giacomo e al suo Banco Del Mutuo Soccorso, terremo i “Pugni Chiusi” (sono i Ribelli, lo sappiamo, ma passateci la licenza!) dalla rabbia nell’ascoltare la preghiera  in arabo rivolta dall’amata all’amato in “Luglio Agosto Settembre (Nero)” insieme a Stratos e agli Area. Ci prefissiamo in questa rubrica, con l’aiuto di questi capolavori fuori dal tempo, di riuscire a raccontarvi tanto del progressive, di questa “musica difficile”, con le sue storie, i suoi protagonisti.

Ma ci piacerebbe ancora di più guidarvi in questo mondo immaginifico fatto di una sola sostanza: l’amore per la musica.

Il nostro percorso si snoderà tra diverse tematiche: il concetto di “progressive” non è solo relativo alla contaminazione tra rock psichedelico, jazz e musica classica in termini di armonia musicale e di strumentazione. Il prog si connota per l’intenzione in tutto ciò che lo riguarda: le copertine sono il primo assaggio del concept sottostante l’album, le cui tracce costruiscono il viaggio (o il trip, fate voi) attraverso cui la musica immaginifica vuole guidarci.

(Album cover: 1 Moody Blues – Days Of Future Passed; 2 In the Court of Crimson King – King Crimson; 3 The Division Bell – Pink Floyd)

La richiesta di attenzione e di tempo di ascolto – con necessarie ripetizioni che via via arricchiscono l’esperienza di nuovi, fondamentali dettagli – elevata, fa da contraltare al tempo dominante: attenzione, pazienza ed esercizio di comprensione contro la facilità strutturale e contenustica dominante, la superficialità che non arricchisce e tutto livella al ribasso.

Insomma: il ritmo sbilenco contro la scimmia nuda che balla, a voi la scelta.

Luca Angelini e Marco Coco

Luca Ferri

Si appassiona alla musica sin da bambino, scoprendo la vena rock n roll alla tenera età di 8 anni folgorato dall’album EL DIABLO dei Litfiba e PARANOID dei BLACK SABBATH. Nel 2010, insieme a due amici, Alessio Mereu e Alessandro Cherubini fonda il LITFIBA CHANNEL che di li a poco diventerà la radio ufficiale della storica rock band di Piero Pelù e Ghigo Renzulli, all’interno della quale conduce il programma SOGNO RIBELLE scoprendo e intervistando insieme a GRAZIA PISTRITTO band come IL PAN DEL DIAVOLO, BLASTEMA, KUTSO, ILENIA VOLPE, METHARIA, FRANCESCO GUASTI, PAVIC, UROCK. Format portato anche in formato live organizzando serate di vera e propria musica live in alcuni locali di Roma. Nel 2017 dopo tre anni alla direzione di una webzine, decide di fondare e dar vita a INSIDE MUSIC insieme alla socia MARTA CROCE.

2018-11-28T16:41:01+00:00 1 Marzo 2017|News, Ritmo Sbilenco, Rubriche|0 Commenti