Quello degli Hollywood Vampires era un nome che già da tempo conoscevo ma a cui, nonostante le molte parole spese su di loro dall’audience generale, non ero mai riuscito a dedicare la giusta attenzione utile per un buon ascolto.

Non per disprezzo o preconcetti, sia chiaro. A mio umile parere la musica tutta merita una possibilità, l’importante è che sia fatta bene. Semplicemente, per ascoltare ogni artista al mondo, dal momento in cui (per fortuna) il mio gusto non si sofferma su due o tre generi, mi servirebbero giornate di 72 ore.

Un poco per sfida, un poco per curiosità, ho allora accettato di recensire Rise, nuovo album del supergruppo americano in uscita il prossimo 21 giugno sotto l’egida della earMUSIC.

Risultato finale? Difficile da definire. Di fatto, il supergruppo formato da Alice Cooper, Joe Perry e Johnny Depp, presenta all’attenzione dell’ascoltatore un lavoro che nel suo complesso si presenta totalmente senza infamia e senza lode.

Le influenze e gli stilemi del rock e metal più classico (spaziando dai Deep Purple ai Black Sabbath) vanno a mescolarsi con mood blueseggianti, country e talvolta tendenti allo sperimentale, senza però dar vita ad un risultato in se coerente, coeso e particolarmente originale.

Ci ritroviamo così ad affrontare i sette minuti della opener I Want My Now (pezzo dal chiaro taglio roccheggiante, definito tra organi hammond e riff estremamente carismatici quanto “classici”), come il country di Welcome To The Bushwackers. Passiamo per le venature simil sperimentali e cupe delle “metallose” The Boogieman Surprise e Who’s Laughing Now, come per la schiettamente Pink Floydiana Mr.Spider o, nota di interesse, Heroes, cover dello storico pezzo di David Bowie per l’occasione sostituito alla voce da un Johnny Depp in grado di difendersi senza sfigurare.

Quello offerto dagli Hollywood Vampires è un roller coaster di diversi stili, un’altalena di sonorità ove, la produzione finale, tende tra l’altro a peccare di un taglio eccessivamente “vintage” e forse non ottimale alla materia trattata.

Nelle sue sedici canzoni, la tracklist, definita da un costante alternarsi di alti e bassi qualitativi, ci fornisce un’esperienza musicale in se variegata ma priva di una personalità particolarmente spiccata. Di fatto, le differenti ispirazioni e derivazioni dei pezzi, sembrano prese e coltivate a se stanti, senza l’intento di dar vita ad un prodotto globale eclettico ed eterogeneo, realizzando tracce in grado di soddisfare unicamente “l’idea di base del pezzo” senza però voler costruire un vero e proprio contesto sonoro unico e unitario.

In conclusione con Rise, gli Hollywood Vampires, presentano un album nel complesso godibile, con scelte talvolta interessanti, talvolta assolutamente dimenticabili. Un lavoro alternato tra tracce che non superano la sufficienza e tracce buone, dotate di un discreto carisma seppur non spiccando per originalità. Il risultato finale conduce ad un lavoro nel complesso sfilacciato e disomogeneo, non in grado di stupire o lasciare il segno.

Che dire, i vampiri di Hollywood questa volta non sono riusciti ad affondare le zanne nella preda, uscendone decisamente a bocca asciutta.

 

Lorenzo Natali