Renato Zero – ”Atto di fede”, la recensione

di Leslie Fadlon

Ve ne abbiamo parlato raccontandovi della conferenza stampa di presentazione di ”Abbi fede” e del tour ”Zerosettanta’‘(leggi qui). Oggi vi parliamo del nuovo disco di Renato Zero con la recensione di un capolavoro di musica mista al concetto di speranza.

Il disco

In “Atto di fede” incontriamo Renato Zero attraverso 37 tracce. Ma non sono tutte canzoni. La prima, “Benvenuti”, è uno splendido pezzo in crescendo che dai tamburi sfocia in un’orchestra piena di bellezza. Si parla di spiritualità, di esistenza, di gioia di vivere, di forza e di speranza, nella difficoltà del vivere. “Mai più rassegnati/mai più” canta Zero. A seguire la Lettera di Giovanni Soldini, recitata dal bravissimo Pino Insegno. Una lettera, come quelle che ascolteremo altrove, dedicata alla bellezza di un mondo in rovina. La ” Bella diversità” fa cantare a Zero una sorta di preghiera alla bellezza della natura mentre ”La lettera di un missionario convinto” racconta il peso della parola nella vita di tutti i giorni. ”La parola è carità”, canta appunto l’autore di questo ”Atto di fede”. Incontriamo successivamente il tema della Giustizia: la “Lettera di Mario Tronti” cita il vangelo di Matteo, prima di lasciare spazio a “Il mondo dei giusti”. ”Che possa essere un mondo guidato dai giusti’, cantiamo. Passiamo alla bellezza della gioventù, raccontata con la Lettera di Don Antonio Mazzi e i suoi aquiloni; e nel brano successivo ”Picchia forte/ urla/ impreca/ mostra al mondo chi sei” la Gioventù liberata. La ”Lettera Antonio Gnoli” punta al fare anima, ”accostarsi a quell’invisibile che è la flebile forza che resta del sacro”: una forza espressa con maestosa bellezza dall’orchestra e dai cori de ”L’anima che ti sostiene”. Ci vien voglia di stropicciarci gli occhi di fronte alla bellezza della natura ascoltando la ”Lettera di Clemente Mimun”, prima di assaporare la ”Luce” che annuncia il miracolo. Archi e fiati continuano a giocare unruolo imponente in questo nuovo lavoro di Renato Zero: nella Lettera Domenico De Masi e in Migrazioni trattiamo il tema dell’esodo e del doversi allontanare dalle proprie radici. Un tema attualissimo, purtroppo, ai giorni d’oggi. Nella coppia di brani successivi si incontrano le ”Assenze” con la Lettera Luca Bottura”. Quanto soffriamo per chi ci manca? Le donne lo sanno. E di loro si parla nella ”Lettera Lella Costa’ e sulle note de ”Il Miracolo è donna”. SI torna subito a cantare con una teatralissima ”La regola eterna” cui segue una nuova lettera, questa volta firmata Walter Veltroni. Il tema? La morte, cantata con lo spirito meraviglioso di chi ha il dono della fede in ”Oltre la vita”. Marco Travaglio legge la sua lettera parlando di quel che si canta subito dopo: ”L’abbandono”, con metafore di una grande spiritualità. Una voce femminile ci legge la lettera di Sergio Castellitto sul cinismo che ha fatto sì che sia vero che ”Sono lontani gli abbracci”. Renato Zero continua a proporci canzoni di grande ampiezza sentimentale. Canzoni che ti fan venir voglia di credere seriamente al fatto che la vita possa esser meravigliosa. Come la ricordiamo da bambini, tra le braccia dei nostri genitori. E in ”Lettera Aldo Cazzullo’ e ”Padre mio” di questo si parla. Di padri forti, di sorrisi immensi. Angeli dal cielo scendono sulle note e sulle parole della “Lettera Pietrangelo Buttafuoco” ei ”Angeli qui”. Saliamo un po’ più su con ”Lettera il vento della conciliazione” e ”Parla con Dio”. A seguire c’è Oscar Farinetti che legge la sua lettera parlando di quel che poi è ”L’alba del perdono’ che per Zero è ”l’alba migliore che l’uomo vedrà”, prima di lasciar spazio alla lettera di Alessandro Baricco, sulla possibile fine del genere umano. Con ”Grazie Signore” e ”Ave Maria” si conclude questo enorme ”Atto di fede” di Renato Zero.

zerosettanta

Enorme nel suo essersi posto come un capolavoro di intensità, nell’aver provato a parlare di fede attrverso un artista e uno strumento da cui non ce lo si aspetterebbe, nell’aver tentato di accendere una uce nuova. Renato Zero è sicuramente cambiato, ma la sua capacità di trasmettere emozioni è rimasta la stessa. La sua voce vetrosa e ampia, il suo timbro profondo e intenso, il suo carattere unico sono cose che ci risultano ormai familiari. Questa sua religiosità probabilmente meno. Ma non è forse di una svolta che abbiamo bisogno per ritrovare l’entusiasmo di vivere?

Renato Zero si conferma ancora una volta un’anima ribelle, impertinente, mai prevedibile. E ci regala la speranza – e tante riflessioni – sul fatto che le cose possano cambiare. E non necessariamente in peggio.

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