Recanati Art Festival: un caleidoscopio di emozioni

di Elena Fioretti

Recanati è una ridente cittadina marchigiana su un colle che domina la campagna sottostante. La sua fama è data dal fatto di aver dato i natali a personaggi illustri uno su tutti: Giacomo Leopardi. È il paesino con la piazza del Sabato del Villaggio e con la casa di Silvia, luogo dove si può visitare la vasta collezione di libri di Monaldo Leopardi o il museo dedicato al tenore Beniamino Gigli

Da qualche anno a questa parte, però, è anche la casa di un festival innovativo per il panorama marchigiano: il “Recanati Art Festival”. Arrivato alla quarta edizione, il festival presenta una vasta selezione di spettacoli di ogni tipo e per tutte le età: spettacoli circensi, musicali e, addirittura, spettacoli di teatro e da stanza contemporanea.È così che venerdì  5 e sabato 6 luglio sono partita alla volta di Recanati per immergermi in un mondo fatto d’arte e di intrattenimento. Appena arrivata mi dirigo al punto informazioni per ritirare il pass stampa e faccio immediatamente la conoscenza dello “zoccolo duro” dello staff: il direttore artistico Gian Luigi Mandolini e la responsabile dell’ufficio stampa Federica Menghini. Scopro che il festival è gestito dall’associazione “Whats Art” un gruppo di persone che, oltre a svolgere altri mestieri, prestano volontariamente il loro tempo all’arte. L’associazione di promozione sociale, nata nel 2016, ha lo scopo di promuovere nel territorio la conoscenza e la diffusione di ogni forma di espressione artistica, impegnandosi nella sua tutela, valorizzazione, diffusione, incentivazione, sviluppo e sostegno. Il fine è quello di attirare l’attenzione collettiva verso il teatro, la danza, la musica, il cinema e ogni altra forma artistica.

Inizio il mio viaggio, vengo immediatamente attirata da una formazione musicale sorridente e coinvolgente: il “Not Trio” (New Orleans Trio) composto da Jon Uribeetxeberria alla batteria, Asier Egues alla chitarra elettrica e Francesco Casali alle tastiere . Il gruppo propone un misto della musica di New Orleans influenzata dai suoni del Caribe. Un tipo di musica che viene proposta dalle sue radici fino alle componenti più moderne e funky per condividere con il pubblico lo spirito festivo di questa musica e la sua capacità di invitare a muoversi e ballare.

Francesco ci racconta di essere nato a Recanati ma di vivere a Pamplona con gli altri componenti del gruppo. “L’idea del nostro gruppo nasce da Jon, è la prima volta, per noi, in strada, siamo più abituati ai locali o ai teatri di Pamplona. È la nostra prima esperienza in Italia, non ci arricchiremo ma questa esibizione arricchisce il nostro spirito, il pubblico è molto partecipativo e questo ci rende felici”. La gioia di suonare di questo gruppo colpisce il pubblico in maniera positiva.

Il viaggio prosegue  e vengo catturata dalla bellezza e dalla poesia di un clown, è Nicolas Benincasa per il “Teatro nelle Foglie” con lo spettacolo “El niño de retrete”. Uno spettacolo dal linguaggio universale che colpisce grandi e piccini proprio per la semplicità della gestualità che regala emozioni. Un clown moderno e cinico che strizza l’occhio alla tradizione.

Il cammino prosegue e decido di tentare la carta del teatro. Nella magnifica cornice di Palazzo Venieri (una “chicca” recanatese, un chiostro con vista sulle colline marchigiane) mi siedo attorno ad un tappeto e mi appresto a guardare lo spettacolo: “Ritual 2.0” della compagnia milanese “Mala Teater Mundi”. Un misto di emozioni differenti mi colpiscono letteralmente. In Ritual vengono presentate varie scene apparentemente non collegate tra loro ma cariche di emozioni: pietre che battono e creano rumori atavici, strumenti musicali curiosi, suoni e parole poetiche. Gli attori si donano completamente al pubblico che può cogliere anche solo una piccola parte da portare a casa come un regalo. In un’epoca dove la sacralità e il rito hanno perso il loro significato originario, Ritual 2.0 si pone l’obiettivo di risvegliarci a tematiche extra-ordinarie come possibilità di consapevolezza trasformativa.

La compagnia è formata da: Eliana Crestani, Rudy De Amicis, Deva Nado, Giusy Carnimeo, Vittorio Gatta. Alla regia Andrea Failla che si sottopone volentieri alle nostre domande: “siamo un ensemble di attori e performer di Milano e siamo qua perché è una bellissima occasione per presentare il debutto del nostro primo lavoro. Il nostro scopo è quello di esplorare le connessioni tra rito, metafora poetica e visiva e il teatro. Abbiamo tentato di presentarlo ad un festival di strada nonostante lo spettacolo si regga su atmosfere fragili, rischiando. Pubblico è stato molto attento e anche un po’ spaesato, non c’è un filo narrativo. Il nostro è uno spettacolo che va visto come si ascolta una musica, sentendo cosa arriva alla pancia e lasciandosi portare da quest’onda.”

Un po’ più in là, davanti al circolo Arci “La Serra”, vengo attratta da delle note suonate da un musicista, è il One man band “Frei”. Un’energia pazzesca per una performance con chitarra voce e loop station. L’effetto groove è garantito e le sonorità spaziano dal Blues all’Electro Pop.

Ma chi è Frei? “Non sono solo un one man band ma faccio parte di un gruppo i ‘Sonny Yea’ che si occupano del genere Desert Saudi ed Electro Power. Siamo in fase di decollo e il nostro primo singolo uscirà la prossima settimana, stiamo lavorando con Emanuele Fusaroli. Nel frattempo io me la spasso in giro per i festival ormai da dieci anni. Prima facevo parte di un gruppo street punk i ‘Go Go Megafon’ con cui ho girato dei festival anche internazionali. Recanati è il top, partecipai a Musicultura come solista nel 2011. Mi piace molto questo festival. Sono un tuttofare, lavoro anche con il gruppo ‘Gli slavi bravissime persone’ in veste di bassista.  Suono un basso del 1978, seguite la nostra tournée perché facciamo un live pazzesco”.

Ultima tappa del mio viaggio, dopo aver attraversato i suoni brasiliani dell’ “Orchestra Sanfonica de Pato Branco” e la giocosa ma anche intima proposta di Andrea Farnetani con “Trick-Nic” mi imbatto nello spettacolo: “Una montagna di stronzate”. Si tratta di un monologo ben recitato da Stefano Tosoni e scritto da un autore marchigiano emergente, Leonardo Acattoli, che si occupa anche di cinema. Il personaggio protagonista vomita un fiume di parole in faccia allo spettatore e lo investe di tutta la sua pochezza ma dietro un vuoto c’è sempre qualcosa di più profondo che tocca le corde umane. Stefano, attore professionista marchigiano che lavora da quasi vent’anni, ci racconta: “È la seconda volta che partecipo al Recanati Art Festival e penso che il nostro testo sia molto fresco, moderno e attuale e si presti anche ad un contesto di spettacolo in strada”.

Piena di colori ed emozioni mi allontano dalla giostra del Recanati Art Festival. Una realtà unica nel panorama del centro delle Marche a cui auguro una crescita sempre più esponenziale in numero di pubblico e di artisti. Al prossimo anno!

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