E’ impossibile non rendersi conto che Purple Rain è stato un punto di riferimento per le arti, è stato capace di fondere l’intensità cinematografica con una delle colonne sonore più originali di Hollywood. Rilasciato nel 1984, il film ha trasformato Prince in una star del cinema, incassando oltre cento milioni di dollari al botteghino e diventando il decimo film di maggior incasso di quell’anno

Purple Rain rappresenta una delle rarissime eccezioni nella storia della settima arte in cui il film, seppur di alto livello, è subordinato alla magnetica ed impeccabile colonna sonora premio Oscar, nella quale spiccano le splendide When doves cry, caratterizzata da un sound rivoluzionario, e la title track Purple Rain. Sensibile e altamente visiva, questa pellicola diretta da Albert Magnoli è un esempio compiuto e sofisticato di narrazione a 360 gradi. In molti, come me, che non sono fan storici di Prince sono stati catturati dalla sua energia, dal suo carisma accattivante e dall’egocentrismo del suo personaggio, e si sono innamorati della trama semplice e diretta, in parte autobiografica e a tratti commovente, ma che senza la presenza della rock star non avrebbe avuto il successo ottenuto e non sarebbe stata ricordata a distanza di oltre trent’anni.

The Kid (Prince) è un giovane musicista testardo e vulnerabile di Minneapolis, ha una personalità complessa, autodistruttiva, sommergendo la sua rabbia e le sue insicurezze nella musica che è strettamente personale. Ben presto si esibisce in un night club con il suo gruppo The Revolution ma, nonostante la band ha i suoi fan, è costantemente messa in ombra dalla band più elegante, The Time, il cui leader è il rivale di Prince, il cosiddetto antagonista è l’agente Morris Day, che lo schernisce ogni volta che ne ha l’occasione. Come ogni trama semplice e senza scomposizioni che si rispetti, il protagonista trova l’amore quando incontra Apollonia Kotero, una giovane cantante misteriosa e seducente che decide di partecipare al progetto di una band tutta al femminile. Dopo una serie di drammatiche vicissitudini, la sopravvivenza artistica e umana di Prince passa attraverso l’amore per la ragazza.

E’ vero che la storia di Purple Rain è banale e scontata: un musicista problematico che si innamora di una ragazza che ha la sua stessa passione; una trama strutturata in modo che il protagonista sfugge alle sorti del suo destino attraverso l’amore che lo aiuta a trovare il trionfo artistico e personale. Tuttavia, le variazioni ritmiche attraverso un montaggio perfetto delle sequenze, quel punto di ironia e una colonna sonora impeccabile, rendono le immagini altamente articolate, toccando corde emozionali difficile da ripetere in un film musicale. I meriti vanno anche alla direzione fluida ed evocativa di Magnoli, così come la superba orchestrazione di scatti del suo e coeditore Ken Robinson. A questo proposito, un meritato elogio deve essere fatto necessariamente al direttore della fotografia Donald L. Thorin, lo scenografo Ward Preston e la decoratrice Anne McCulley, i cui sforzi professionali hanno aggiunto consistenza e profondità alla pellicola, portando in scena un ottimo prodotto.

L’unico appunto che bisogna fare necessariamente a Purple Rain sono quelle sequenze in cui è marcato l’atteggiamento misoginio dei protagonisti. Un comportamento a tratti veramente fastidioso e irritante per gli standard cinematografici degli anni ’80 – un decennio dalle tinte forti in cui la figura della donna era attiva nel mondo del lavoro, capace, determinata, influente, autoritaria; un decennio che ha visto l’elezione in Gran Bretagna di Margaret Thatcher, prima donna Primo Ministro, in pieno stile power dressing; un decennio in cui la musica era stata sconvolta dal pop trasgressivo di Madonna – visto che le donne sono trattate come dei meri oggetti lussuriosi. Inoltre si vede anche che i membri di The Time in una scena lanciano violentemente una donna in un cassonetto e The Kid non ascolterà i consigli che gli vengono dati da Wendy e Lisa perché sono donne. Senza pensare che il padre di Prince, Francis L – che poi tenta il suicidio nel film – mena costantemente sua moglie lasciandola per strada contusa e malconcio.

E’ vero anche che Purple Rain prova a farci capire la metamorfosi di The Kid anche nei confronti con le donne, in particolare nel modo in cui gestisce l’epica canzone che dà il titolo al film. La performance di Prince con Purple Rain, la canzone che Wendy e Lisa continuavano a provare, funziona ed è emotivamente impattante. Insomma, come ogni film, anche Purple Rain ha i suoi momenti di gioie e dolori.