Non solo musica sul palco del Primo Maggio, ma “diritti, lavoro, la nostra Europa, la sicurezza sul lavoro” afferma subito Ambra Angiolini, che conduce, anche quest’anno il concerto, insieme a Lodo Guenzi, invitando ad ascoltare i testi delle canzoni citando “Le parole sono importanti” di Moretti. Il rinomato concerto si apre sulle note di Franco Battiato alla ricerca di un centro di gravità permanente, tutti gli artisti insieme sul palco per un’unica, grande festa. Inaugurano il concerto la band La Rua, che con il brano Alta Velocità, a ritmo di tamburi hanno scaldato il palco di piazza San Giovanni. Seguiti da Ilenia Lucisano, Giulio Wilson, I tristi (ecco la nostra intervista!), Margherita Zanin e il suo eccentrico caschetto fucsia. Con un cielo già grigio inizia a cantare il giovanissimo Fulminacci, che porta sul palco il suo Borghese in borghese. È sotto la pioggia che inizia a cantare Eman, che a quanto pare ha paura del buio, ma non della pioggia. Dopo quasi un’ora di concerto è il turno de Le mandorle, che fanno divertire i loro fans sotto le note de Ti amo il venerdì sera. È il turno di Izi, il rapper che dopo aver portato in scena un suo brano, si cimenta in una originalissima cover di De André. Per le 16.16, sempre sotto la pioggia, che è da questa parte a qualche anno è sicuramente l’ospite di casa sempre presente, salgono La Rappresentante di Lista (qui l’intervista) e la loro meravigliosa, maledetta tenerezza.

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Seguiti subito dopo dagli Eugenio In Via Di Gioia, come sempre particolarissimi, Eugenio Cesaro ha risolto il cubo di Rubik, cantando e suonando, con gli insetti che si mangeranno nel 2050 e il loro brano di successo Altrove. Un concertone del Primo Maggio fatto di occhiali neri anche con la pioggia, capelli tinti, pancette alla moda, e anche di riflessioni, è il momento in cui viene citato Simone di Torre Maura con il suo “non me sta bene che no” che la Angiolini ha fatto ripetere alla piazza. Subito dopo sul palco, il meraviglioso, inaspettato, duo di Bianco e Colapesce, ciascuno ha eseguito un proprio brano accompagnato dall’altro, per poi incantare la piazza con La canzone dell’amore perduto di Faber, un duo sensazionale e una piazza, a mio parere, molto deludente, mi sono ritrovata circondata da persone che non conoscevano i testi, né di Battiato, né di De Andrè, ma che cantavano a squarciagola le rose viola di Ghemon. È sul pubblico del primo maggio che insisterei. Che pubblico attira? E soprattutto, è per la musica? Probabilmente sappiamo già tutti la risposta, probabilmente è per questo che mi sono sentita fuori luogo e vecchia di cento anni nonostante la mia età.

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Probabilmente c’erano più ragazzi per Carl Brave (che io canto a squarciagola quando guido o quando sono sotto la doccia, niente in contrario a Carl) che per Noel Gallagher, e forse, qualcuno dirà, che è giusto così, forse, ma forse proprio no. Sale sul palco qualcuno che all’Europa, pare voglia davvero bene, è Dutch Nazari con la sua felpa europea, che con “poi cala il sole e calma le onde” calma pure la pioggia. È il turno dei Fast Animals & slow kids che hanno immediatamente fomentato la piazza con la canzone Radio Radio, suonata in anteprima assoluta (sarebbe uscita a mezzanotte), fanno salire sul palco anche il conduttore Lodo, per una “tamarrata seria”. È il turno de La Municipàl, cantando che “tanto prima o poi finirà tutto quanto”, ma per il pubblico sono ancora le 17.00 e il concerto del Primo Maggio non è ancora a metà.

Abbiamo anche capito che, a quanto pare, sono tutti amici di Lodo, quasi tutti presentati così, salgono sul palco pure i Pinguini Tattici Nucleari, presentati da Bebe Vio con il brano Verdura, che per molti è davvero la fine del mondo. Salgono i tanto attesi Coma Cose, dagli occhi rossi fuoco come quelli dei conigli bianchi che cantano, iniziano con Jugoslavia, portano i loro neologismi sul palco romano, e se volevano fulmini e tempesta, allora se la cavano proprio bene. Intanto in piazza con Post-Concerto, rimaniamo fino a quando non accendono le luci e la festa continua con i Canova che colgono l’occasione per ripeterci che la stronza alla fine è sempre una lei. Con Threesome la piazza entra nello spirito giusto da concertone del Primo Maggio, anche perché, finalmente, senza pioggia, senza ombrelli, si possono pure sbattere le mani. Torna il buon rap sul palco con Rancore, fautore dell’ermetic hip hop e poeta tormentato.

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Proseguiamo nell’indie prestato al mainstream con gli Ex-Otago, una delle band più gradevoli del panorama italiano, che inanellano La Notte Chiama e Tutto bene da Corochinato mentre manca il singolo di Sanremo; segue poi Anastasio, rapper napoletano rivelazione di X-Factor per dieci minuti scarsi. Ecco poi che arrivano alcuni fra i big della serata, mentre il sole inizia a calare su Roma (sole che, in realtà, per ben poco c’è stato): gli Zen Circus, presentati da Lodo come “la migliore rock band della mia generazione”. Immacanbile Andate tutti a fanculo, inno anche della nostra generazione, caro Lodo, e altri due classici come Ilenia e L’Anima non conta. Di nuovo, il singolo sanremese non è proposto.

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La pausa si avvicina e si avvicenda sul palco Ghemon, il sensibile rapper di Rose Viola e attorno a me nel pubblico femminile si scatena il delirio. Curiosamente abbigliato come suo solito, rimane fra gli artisti più interessati che sono stati presenti a questo concerto del primo maggio. Finalmente, poi, si vede un decano (oltre agli Zen Circus): l’ex Timoria Omar Pedrini. E, per la gioia di noialtri che siamo sul vecchio andante, propone proprio Sole Spento, brano storico della rock band di cui era leader, e la cover di Redemption Song di Bob Marley.

Ecco che inizia (sotto la solita pioggia battente, il terreno ridotto ad un pantano ed ombrelli multicolore sotto al palco) la seconda parte del Concertone più bagnato della storia. E ad aprire le danze c’è l’arpista Micol, con la sua arpa rock, che avevamo già conosciuto in apertura del tour promozionale della Premiata Forneria Marconi. A lei segue la vera star: Noel Gallagher, alla seconda ospitata al concertone del Primo Maggio dopo il 2002. E tira fuori un repertorio che mette tutti d’accordo: brani dalla sua nuova band Noel Gallagher and High Flying Birds, ma anche classici degli Oasis, come Wonderwall e Stop Crying your Heart Out. Finalmente un po’ di gioia anche per noi, nati fra il ’90 e gli anni ’80, mentre attacca il suo classico live, All you need is love dei Beatles.

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Tutto finisce troppo in fretta, e torniamo coi piedi per terra, a Carl Brave, che ha di recente rilasciato un singolo assieme ad Elisa Toffoli. Il nostro signor Coraggio inanella una serie di hit che lo contraddistinguono: Camel Blu, Merci, Noccioline, per un set di brani che è più lungo di quello dedicato agli Zen Circus e ad Omar Pedrini. Carl se ne va fra gli applausi, ed appare sul palco un altro grande del rock italiano: Manuel Agnelli, accompagnato dal talentuoso violinista Rodrigo D’Erasmo. Il mio cuore galoppa di gioia mentre parte Ballata per la mia piccola iena, seguitapoi, dopo un breve ricordi per i venticinque anni dalla scomparsa di Kurt Cobain,  You Know you’are Right, Quello che non c’è, Non è per sempre, e Perfect Day del mitico Lou Reed. Dato il tempo, forse Padania sarebbe stata una scelta più azzeccata, ma ci accontentiamo.

Scelta di scaletta perfetta a seguire, data la comparsa di Daniele Silvestri ed il ritorno di Rancore sul palco, assieme a Manuel Agnelli, per riproporre il vincitore morale di Sanremo 2019: Argentovivo, per il momento, forse, per me, più toccante della serata. Brano preceduto da Scusate se non piango, dal futuro album del cantautore romano, La Terra sotto ai Piedi. Il tempo dei Big è arrivato, ed ecco che salgono i Subsonica sul palco del Concertone del Primo Maggio: freschi di 8, ottavo album della band, Boosta, Samuel e soci propongono Il Veleno, assieme a Willie Peyote, e Liberi tutti (con Daniele Silvestri!), noncuranti della pioggia e del fango, in piazza si comincia a fare sul serio. Di nuovo, un set che finisce troppo presto, per lasciare spazio a Gazzelle (in foto di copertina). L’artista romano, che ha da poco rilasciato Punk, è lanciatissimo nel mondo indie pop con contaminazioni synth, chiude la sua esibizione con Non sei tu, hit da Superbattito, suo primo album. Roba che personalmente non è che mi piaccia granchè, al contrario di chi lo segue: Achille Lauro, l’ultimo dei Dadaisti. Ora cantautore, propone brani da 1969 come Cadillac, Rolls Royce, e c’est la vie. Alla chitarra, nientepopodimenochè Federico Poggipollini, leggendario chitarrista rock italiano

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Nonostante l’adrenalina, la stanchezza inizia a farsi sentire, mentre sale sul palco Ghali, il buonsenso della trap in Italia, che non può non cantare Cara Italia. Torniamo al cantautorato con un altro sanremese, Motta, che fonde profondità emotiva e fruibilità. La Nostra Ultima Canzone ci guida poi all’ultima esibizione del concertone del Primo Maggio- mentre l’aria su Roma si fa gelida, e domani un raffreddore da elefante ci accompagnerà durante la giornata lavorativa – quella dei Negrita, mentre la chiusura è affidata all’Orchestraccia. La band di Pau si affida ai classici: Rotolando verso Sud e Gioia Infinita, mentre Pau ci ricorda che il futuro è nostro. Ma Nostro di chi?, penso con una punta di disillusione che è solo la cima di un iceberg. La romanità dell’Orchestraccia, però, scalda il cuore, e sulle note di Semo Gente de Borgata la piazza inizia a svuotarsi.

Anche questo Primo Maggio è finito. Cosa si può dire della musica proposta? Che essa segue ciò che il pubblico dice. E che il vecchio – seppur proveniente dai gusti dei trentenni, che, alla fine, così vecchi poi non sono – deve lasciare spazio al nuovo. Perchè il mondo continuerà a girare anche se Manuel Agnelli smetterà di fare musica, e se gli Oasis non torneranno mai più assieme. E, forse, ciò che ci spaventa così tanto è soltanto il tempo che non passa – e con esso la diffidenza verso generi musicali come la trap, verso artisti self made, verso chi suona diverso da chi amavamo da piccoli. Buonanotte e buon lavoro.

 

Di Giusy Esposito e Giulia Della Pelle

PH: Giusy Chiumenti

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