[Photo + Live report]Colapesce e Dimartino live a Roma – Musica leggerissima, bellissima, raffinatissima

di Leslie Fadlon

È andata in scena sul palco della Cavea dell’Auditorium Ennio Morricone di Roma la seconda serata romana del tour estivo di Colapesce e DiMartino. Un tour che li sta vedendo esibirsi in tutta Italia durante un momento particolarmente fortunato delle loro carriere – unite per il disco “I mortali “- che li ha portati sul palco del Festival di Sanremo con il tormentone “Musica leggerissima” per poi spadroneggiare in estate con un altro tormentone, “Toy boy” con Ornella Vanoni, in grado di competere a testa alta con il trio Berti – Lauro – Fedez.

Vi raccontiamo il live di Colapesce e Dimartino all’Auditorium Ennio Morricone di Roma con le parole di Leslie Fadlon e le foto di Domenico Cippitelli.

Martedì 27 luglio 2021. Sono quasi le 21.30 quando salgono sul palco, in un completo rosa e uno azzurro, Colapesce e DiMartino. La prima canzone da loro scelta per aprire le danze è “Adolescenza nera”, che illumina tutti i presenti con luci psichedeliche e grande energia. Arrivano poi prepotenti le loro “Cicale”, annunciate dal loro suono estivo, riflesso qui in un brano dedicato alla riflessione sull’artista contemporaneo, che canta anche quando sta male; Colapesce ci presenta poi giocosamente una canzone d’amore: “Rosa e Olindo” ispirata ad una delle tragedie più famose degli ultimi anni, vista da un punto di vista tutto nuovo. Subito dopo voci di bambini su una spiaggia ci portano verso l’energia della stupenda  “Luna araba”, che ha visto i due artisti collaborare con la catanese Carmen Consoli. Le note si fanno più scure quando è il momento di “Noia mortale”, e i due musicisti lasciano – per l’occasione – le chitarre. Si lascia invece poi spazio alla malinconia con la bellissima “L’ultimo giorno”, uno dei pezzi in cui ci si poteva ritrovare un po’ durante  questo ultimo anno di pandemia. “Che fine del mondo sarebbe senza di te?” resta una domanda purtroppo attuale. Sentimenti contrastanti si posano sulle note di “Raramente”, dove torna il tema della perdita della persona amata, mentre cantiamo “se facessi a meno di te/sarebbe un’altra odissea”; le voci dei due cantautori continuano ad unirsi ai cori del pubblico quando in scaletta arriva un brano firmato Dimartino, ovvero la passionale “Cuoreintero” cui segue un brano firmato Colapesce, ovvero “Ti attraverso”, accompagnato da un battere di mani sontuoso. “Totale” viene annunciato come uno dei primi brani scritti a quattro mani da Colapesce e DiMartino. E in essa, totalmente, ci immergiamo. Un suono che ci ricorda i temporali estivi – protagonisti della prima strofa del brano – ci porta sulla prossima canzone,  fimata Dimartino: “Giorni buoni”, che ci riempie di gioia. In questa scaletta multiforme ed equilibrata torna il romanticismo di “Satellite”, che ai suoi tempi Colapesce realizzò anche in duetto con Meg. Si parla di mare, di sole, di leggerezza e, per l’appunto, di satelliti che compongono un cielo fatto di dolci sentimenti. Il satellite bianco di cui il brano ci canta, la luna, è anche sopra la cavea in questa sera di luglio. E ci fa venire voglia di innamorarci sempre di più. Tocca di nuovo a un brano di Dimartino, con i saluti tra amanti che disegnano i contorni  di “Non siamo gli alberi”.

A detta di Colapesce  per il prossimo brano il pubblico deve immaginare,  in mezzo a loro, una donna alta 6/7 metri, dai capelli rossi: è il momento di “Toy boy”, virtualmente eseguita con la mitica Ornella Vanoni. A seguire il divertente sipario sulla solitudine del cantautore, descritta splendidamente sulle note de “Il prossimo semestre”; le chitarre tornano sul palco ed è il momento de “I calendari” di Dimartino, che ebbe anche una versione con Cristina Donà e che questa sera viene cantata assieme al fantastico Colapesce il quale, subito dopo, porta per mano la sua “Decadenza e panna”, che Dimartino definisce scherzosamente “l’unica canzone bella di Colapesce”. Il brano viene suonato solo dai due cantautori,  senza la band che si prende un breve break. Scende poi dal palco Dimartino e, tratta da “I mortali”, la successiva canzone in scaletta è “Parole d’acqua”, cantata inizialmente – e con grande passione – dal solo Colapesce. Archi splendidi prendono il posto del fischiettio del brano precedente perché è il momento de “I mortali”, prima che, sempre con il pubblico in visibilio, arrivi nell’aria della Cavea l’ormai celebre “Musica leggerissima”.
I toni si fanno quelli della musica dance e c’è sempre più voglia di ballare intorno al palco estivo dell’Auditorium di Roma con un prolungamento strumentale davvero psichedelico, che fa soffrire particolarmente il dover stare seduti imposto dai live i tempi del covid. È il momento del bis e della bellissima cover del compianto Franco Battiato: “Povera patria”, che fa commuovere per la sua grande bellezza e per l’intensità  con cui viene performata dai due cantautori siciliani. L’ultima strofa riporta sotto il cielo di Roma la voce del Maestro.
Colapesce e Dimartino imbracciano due chitarre acustiche e intonano “Welcome/Saluti da Agrigento anche a te”. Saluti che corrispondono alla prima strofa dell’ultima canzone di questo splendido  concerto: “Majorana”, che ci immerge fra sensazioni nostalgiche e ricordi  di adolescenze leggere ricche di immagini da cantare attorno ad un falò. Le due lettere nell’universo, indelebili, di cui cantiamo in coro, rappresentano figurativamente le iniziali di cantautori unici come Colapesce e Dimartino. Due siciliani cantori della vita, poeti della contemporaneità, eterni filosofi con lo sguardo sempre rivolto al mare, all’orizzonte ma mai dimentichi delle loro radici e del legame tra umanità e sentimenti.

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