Una colonna sonora di indubbio pregio è quella di Phenomena, film horror di Dario Argento del 1985, composta in gran parte dai Goblin ma con alcuni ospiti d’eccezione.

Phenomena è probabilmente uno dei film più conosciuti di Dario Argento, ed è protagonista del quarto appuntamento con Fra Note & Popcorn. Se lo si vede da bambini, si resterà probabilmente impressionati, tanto da iniziare a temere anche le mosche. Fu la pellicola che lanciò Jennifer Connely, già all’epoca una splendida adolescente, capelli corvini e occhi verdi, che Argento rese icona di vulnerabilità mista a forza interiore, un connubio che funziona dai tempi del romanzo gotico ottocentesco. La trama rispetta il canon della filmografia di Argento: una ragazza va a studiare in un’accademia femminile estremamente elitaria, in cui si susseguono fatti inquietanti, ma con una particolarità. Jennifer ama ed è amata dagli insetti. Lei, con i capelli svolazzanti, la camicia da notte candida, una mosca dei cadaveri tenuta delicatamente tra le dita ed accarezzata come un cagnolino.

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Jennifery Connely in Phenomena

Da adulti, invece, ci si accorge di come quello che nell’immaginario collettivo è uno dei capolavori di Dario Argento, sia in realtà un B movie ben confezionato. La trama è deboluccia, i personaggi improbabili e stereotipati. Ci sono alcune scene cult, come quella della vasca piena di invertebrati nerastri e dotati di esoscheletro (per non dire insetti), ma per il resto il tutto sa di già visto, di raffazzonato, di costruito. Se si desidera apprezzare horror italiani a basso budget ma con trame di tutto rispetto, si dovrà volgere la propria attenzione a grandi prove di Pupi Avati come La casa dalle finestre che ridono, Quella villa accanto al cimitero di Lucio Fulci, o lo stesso Suspiria di Dario Argento.

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La copertina dell’edizione originale della colonna sonora di Phenomena.

Probabilmente Phenomena deve la sua fama in gran parte alla bellissima ed originale colonna sonora (Cinevox, MFD 33.167), composta in parte dai Goblin, gruppo prog rock italiano noto in particolar modo per le musiche di accompagnamento (se non spesso vera e propria parte della trama) dei film di Argento: dalle campanelle di Suspiria, agli effetti elettronici ed al basso di Profondo Rosso, passando per composizioni originali e fantasiose come l’album Il Fantastico Viaggio del Bagarozzo Mark ed infine la colonna sonora per Wampyr di George A. Romero, altro maestro del brivido. Nucleo centrale e stella dei Goblin è Claudio Simonetti, grande esperto di tutti gli strumenti che la rivoluzione musicale elettronica immetteva sul mercato: sua fu la scelta di includere mellotron e minimoog nelle colonne sonore, al fine di rendere il suono internazionale ed al passo della musica dettata dagli Yes e, nel campo cinematografico, dai Vangelis.  Simonetti è anche autore di gran parte dei brani dei Goblin inclusi nella colonna sonora stessa.

Eppure, nonostante la scarsa qualità del materiale di partenza, Dario Argento ebbe un lampo di genio: unire la fragilità di Jennifer Connely, il naturale disgusto causato dagli insetti nell’osservatore, assieme a tracce tipicamente metal che rischiavano di venir mal accettate dal pubblico degli anni ’70. Cosa che, sorprendentemente, non avvenne.

Ma lasciamo che sia la musica a parlare, nell’edizione originale in vinile della colonna sonora del film:

Claudio Simonetti – Phenomena 4:24

Iron Maiden – Flash of the Blade 4:08

Goblin – Jennifer 3:50

Andi Sex Gang – The Quick and the Dead 3:32

Goblin – The Wind1:16

Bill Wyman and Terry Taylor – Valley4:30

Goblin – Sleepwalking 3:50

Motorhead – Locomotive  3:21

Andi Sex Gang – You Don’t Know Me2:35

Goblin – Jennifer’s Friend 3:27

Simon Boswell – The Maggots 1:36

Andi Sex Gang – The Naked and the Dead 2:46

Phenomena, tema portante del film, composto da Simonetti, che si nasconde dietro al minimoog mentre una voce femminile aleggia su inquietanti vocalizzi. L’incessante ripetizione dello stesso arpeggio, accompagnata da effetti di tastiera di archi distorti aumenta il senso di mistero, di cimitero: l’atmosfera della scuola svizzera, isolata dal mondo esterno, circondata da gelidi boschi, è tangibile. Si ha poi una bella accelerazione prog, che viene utilizzata nel film come accompagnamento per le scene in cui la deliziosa protagonista maneggia insetti, quasi a mimare il batticuore dello spettatore. L’ending metallico in chitarra elettrica sorprende, perché c’è così tanto hair metal che è stupefacente pensare di trovarsi di fronte, in realtà, ai Goblin.

Si prosegue con un brano degli Iron Maiden, The Flash of the Blade: c’era già Bruce Dickison dietro il microfono. Siamo nel 1984, lo storico Powerslave scala le classifiche di mezzo mondo, heavy metal purissimo tradotto in musica. Le solite chitarre ben calibrate sono sorprendentemente in accordo col brano di Simonetti, il che denota una grande scelta stilistica. Il brano accompagna una delle fughe di sonnambulismo di Jennifer, camicia da notte candida nel buio del bosco e, soprattutto, quando la ragazza fugge dall’assassino: lo scintillio della lama.

Si prosegue con Jennifer, altro brano dei Goblin. È diverso da Phenomena: rock melodico sdolcinato, così anni ’80 e così iconico, col mellotron che distilla note che sembrano gocce di miele. È l’intrinseca dolcezza e purezza della protagonista, in contrasto con quel mondo violento ed oscuro descritto nel film e in cui lei si trova involontariamente invischiata. Struggente e malinconico nel finale, aggiunge qualche riff di chitarra per rinfocolare il senso d’angoscia che permea l’intero album.

Sono inclusi nell’album anche tre brani di Andi Sex Gang, curioso personaggio della scena gothic rock inglese degli anni ’80. Fondatore dei Sex Gang Children, fece il suo ingresso nella scena goth londinese al Batcave, una specie di Piper in versione goth rock, cui sono passate anche band come i The Cure e Siouxie and the Banshees. Band ad ora poco conosciuta e ricordata solo da qualche darkettone d’annata, ai suoi tempi ebbe un grandioso successo nel sottobosco indie londinese, tanto da essere notata da Dario Argento. Il regista infatti decise di includere ben due brani di Andi Sexgang nella colonna sonora finale, per quanto udibili in brevissimi spezzoni e nei titoli di coda finali: The Quick and the Dead/ The Naked and the Dead, You don’t know me. Si tratta di brani rockeggianti, divertenti, e scritti appositamente per il film di Dario Argento: Andi canta con voce acuta, teatrale. La produzione si deve nienteopopodimenochè a Simon Boswell, un mostro sacro del genere durante gli anni ’80 in Inghilterra: fu produttore dei Sex Pistols, del Blur, di Renato Zero, e collaborò con Elton John.  Curiosamente, i brani di Andi Sex Gang sono stati raccolti in un EP solamente nel 2017: ciò la dice lunga sulla scarsa organizzazione e scarsa considerazione con la quale veniva gestito il business delle colonne sonore. You don’t know me è un brano notevole, atmosferico, molto post punk, in cui la voce di Andi ripete ossessivamente “you don’t me now” su una base di archi distorti, suoni di batteria come martelli dell’eden, cori infernali e voci gracchianti, per due minuti altamente adrenalici.

Wind è un altro brano dei Goblin, un minuto di pura angoscia, di archi, di campanelle: torna la voce femminile (la cui identità è ad ora sconosciuta) che si cimenta in un pregevole acuto, quasi un grido, cui poi si avvicenda un’esplosione synth.

Abbiamo poi un ospite d’eccezione: Bill Wyman, pseudonimo di William George Perks, ex bassista dei Rolling Stones, che abbandonò il gruppo nel 1992. Al suo fianco volle Terry Taylor, un suo adepto, per la cui band, i Tucky Buzzard, produsse svariati album. Valley è un brano atmosferico, quasi etnico, che si rifà a sonorità panamericane: la musica è permeata dal suono di un flauto andino, con qualche riff qua e là a riportarci agli anni ’80. È un brano estremamente inquietante, da brividi sulla pelle. Si aggiungono poi effetti elettronici, grida di donne, in un crescendo emotivo di pregio.

Torniamo ai Goblin con Sleepwalking, brano più classico ma che descrive la delicata follia che sottende tutto il film, il senso di scollamento dalla realtà e di profondamente sbagliato. Si riprende il tema di Phenomena, ma lo si amplia ed estende: viene usato durante le sequenze di sonnambulismo di Jennifer, andando a mimare il potere degli incubi. Fortemente ritmato, come il battito di un cuore in una notte senza stelle.

Ed infine ci si rituffa nell’heavy metal con i Motorhead: ed ecco Locomotive. Brano scatenato, chitarre senza freni da parte di Lemmy e compagnia. Siamo nel 1984, dall’album No Remorse. Trascinante, energetico, è una botta di vita in una colonna sonora che ha la morte come compagna.

Si prosegue con Jennifer’s Friend, brano dei Goblin. La versione nel vinile non è quella usata nel film, cui fu preferita una versione alternativa ascoltabile nell’album omonimo della band prog. Il brano viene utilizzato per la scena in cui la scimmia dell’entomologo trova il rasoio, arma dei delitti, in un cestino; l’accostamento dell’elettronica quasi dance del brano con la scena ritratta risulta quantomeno curioso, soprattutto se lo si ascolta fino alla fine, in cui la bella voce del soprano senza nome torna a deliziarci con i suoi acuti.

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L’entomologo, unico aiutante di Jennifer nel corso di tutto il film

Altro brano di pregio scritto appositamente per il film è The Maggots di Simon Boswell, il compositore che aveva già prodotto i brani di Andi Sex Gang. Boswell riprende le sonorità dei film di Mario Bava, in un brano di un minuto contenente un corno e alcune fugaci apparizioni di violini e pianoforte, contribuendo a creare, seppur con un suono minimal, un’atmosfera di pura angoscia. Il corno si ripete in un loop infinito, di suoni rallentati e rarefatti, da un’altra dimensione.

Il vinile si chiude con The Naked and the Dead, versione alternativa di The Quick and the Dead, da parte di Andi Sex Gang: contiene più riff di chitarra ed il cantato è quasi assente.

La colonna sonora di Phenomena è rimasta iconica, così come il film, che deve a lei gran parte della sua fama. Un mix di rock, metal, prog, ed effetti elettronici ben scelti hanno fatto sì che l’album, in sé, se ascoltato nella sua interezza, sia pressochè perfetto e terribile nella sua capacità di suscitare emozioni. Che, però, purtroppo, divergono profondamente da quelle suscitate dal solo comparto visivo: Phenomena crea disagio, più che tensione, contrariamente a Profondo Rosso o a Suspiria. Ciò che disturba un po’ è la mancanza di informazioni sulla cantante, che svolge un ruolo indubbiamente importantissimo e di certo non si tratta di una voce campionata; rimane inoltre un certo pressappochismo tipico dell’epoca nella gestione dell’album in sé, in quanto del vinile originale furono stampate pochissime copie e prodotte numerose ristampe con le sole tracce dei Goblin. Solamente nel 2007 uscì una compilation completa contenente anche le demo e le traccia inedite della band prog; si dovrà attendere altri dieci anni per un EP di Andi Sex Gang.

L’esperimento, però, tutto sommato, è riuscito sia a Goblin che a Dario Argento: la loro colonna sonora è rimasta nella storia.