Perchè non possiamo fare a meno della cultura (e della dimensione live)

di Dalila Giglio

Ci sono ancora concerti da ascoltare, musiche da ballare, piecè teatrali a cui assistere: eppure, è quasi tutto fermo e quel poco che ancora non lo è, si appresta ad arrestarsi a breve.

“La salute prima di tutto”, naturalmente, ma il prezzo che da mesi stiamo pagando per la tutela del nostro bene primario è altissimo, non solo in termini di vite ed economici, ma anche in termini culturali.

Ormai alcuni giorni fa, in piazza del Duomo a Milano, è andata in scena una singolare e condivisibile protesta dei lavoratori del mondo dello spettacolo, che si sono radunati davanti a 500 bauli neri per dare visibilità sociale alla loro categoria, la quale, da quando il Covid ha prepotentemente fatto irruzione nelle nostre esistenze, è precipitata nella stasi professionale nella quasi totale indifferenza.

Una disperazione, analoga a quella di altri lavoratori che si sono visti improvvisamente venire a mancare il lavoro e che hanno presto iniziato a fare i conti con la difficoltà a sbarcare il lunario, che si somma a quel senso di smarrimento, di vuoto e d’incompiutezza che tutti noi stiamo avvertendo da quando abbiamo forzosamente dovuto limitare il nostro legittimo diritto di essere fruitori di attività culturali.

Perché non esistono solo la paura del contagio e della malattia, ma anche la sofferenza per le rinunce che ci sono state e che ci vengono tutt’ora imposte, anche quando queste appaiono connotate dalla necessarietà: assistere a un concerto o alla presentazione di un disco o a un musical o a un’esibizione di danza non è certo fondamentale per la sopravvivenza fisica dell’essere umano, ma è assai importante per la sua psiche, che non si nutre solo di cibo e che non si appaga solo attraverso l’espletamento di un’attività lavorativa. Per star bene, l’uomo ha bisogno anche di poter fruire, in comunità con i suoi simili -e pazienza se a un metro o due di distanza- delle emozioni e delle sensazioni che solo certe esperienze, afferenti all’area dello spettacolo e della cultura, possono regalargli.

La dimensione live degli eventi è e resterà sempre insostituibile, nessuna iniziativa on line potrà mai compensarla e andare a colmare quel senso di deprivazione venutosi a creare in questo strano periodo dell’esistenza umana.

Chi lavora nel mondo dello spettacolo e degli eventi ha bisogno di riprendere in mano il suo lavoro e la sua vita quanto prima e noi tutti abbiamo bisogno di tornare, al più presto, a vivere appieno tutte quelle che esperienze che contribuiscono a costruire la nostra identità sociale e culturale.

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