Paolo Benvegnù ha presentato qualche giorno fa, al Monk Club di Roma, il suo nuovo album H3+.

“H3+ è lo ione triatomico d’idrogeno ossia la particella alla base dell’universo, una metafora?

Ci sono varie chiavi di lettura, la prima è il superamento del dilemma amletico “essere o non essere”, in realtà se si prova l’onniscienza questa molecola triatomica di idrogeno è ovunque nell’universo conosciuto però è invisibile perché è nel vuoto, quindi essere in ogni cosa paradossalmente è non essere materialmente. Poi questa suggestione è stata trovata nel piccolo vuoto che sono io, di piccolo uomo, nel fattore di insignificanza rispetto al creato.

Cesellatore instancabile della realtà, alchimista attento dell’animo umano, Benvegnù si supera nell’ultimo disco, H3+, uscito lo scorso 3 marzo per Woodworm Label. Dopo Herman e Heart Hotel, va anche oltre l’uomo e la materia per approdare nel vuoto infinitesimale dove si trova lo ione triatomico di idrogeno, appunto, ossia nel nulla che è nell’universo e, quindi, ovunque. La vita è vista come una ricerca affannosa e oggettivamente fallimentare nel senso di meraviglioso inseguimento, fatto di lampi di luce e di conforto. E quale migliore obiettivo da perseguire se non quel minuscolo, insignificante vuoto rispetto all’immensità che è lo sconosciuto che è in ognuno di noi?

Paolo Benvegnù ci racconta la positiva fallimentarietà della natura umana.

Fotogallery di Pasquale Colosimo