Paolo Benvegnù e Roberto Angelini all’Auditorium PdM di Roma: il live report

di Leslie Fadlon

Roma, 28 giugno 2021: è una sera fresca e frizzante quella del giorno designato per il concerto che vede dividere il palco due cantautori unici, Roberto Angelini e Paolo Benvegnù.
Il live inizia puntuale nella fantastica cornice della Cavea dell’Auditorium Parco della Musica: sul palco il primo a salire è il polistrumentista Roberto Angelini, accompagnato da un solo altro musicista – Daniele Mr Coffe Rossi – e da tanti poetici strumenti. Il cantautore la cui acconciatura ricorda un samurai si fa guerriero della musica e regala al pubblico una serie di splendidi brani. E comincia col ricordarci che il “sogno è l’unico rimedio al tempo”.
Il palco si colora di rosso per “Roma mia d’estate”, mentre si torna introspettivi sulle note di “Fino a qui tutto bene”.
Un breve saluto apre la strada a “Cenere” che lo stesso autore definisce ”il brano che lo ha salvato”. Il palco della Cavea fa paura, secondo Angelini, ma non se accompagnati dagli amici. E facendo una pausa da un flusso di elettronica Bob decide di passare alla chitarra acustica e portare sul palco qualcosa che sul palco di Propaganda Live – della cui orchestra è il simbolo – divenne virale: “shock because”.
E poi tocca al tormentone, che a detta del suo autore ha sette vite, niente di meno che “Il Gattomatto”.. sono sorrisi e mani che battono che poi ci riportano al presente con brani più recenti, come “Incognita”.
E come canta Angelini nel brano, nella testa scorre una melodia incognita, mentre tra il pubblico una brezza carezzevole rende questa serata ancora più piacevole. Le dita del musicista romano scorrono si di una chitarra suonando una serie di note sexy e accattivanti e a partire è un battere di mani da parte del pubblico: è il momento di “Condor”, uno dei suoi ultimi singoli. Le luci calano, il ritmo si fa più incalzante ed elettronico. Nella scaletta arriva “Vulcano”, ultima canzone inserita nella setlist. Per chiudere in bellezza e lasciare la scena all’altro protagonista della serata.

Il set di Paolo Benvegnù

Sono infatti le 22.17 quando sul palco sale Paolo Benvegnù, che regala subito grandi emozioni con “Nello spazio profondo”. Sono esplosioni di rock, di sensazioni, di energia che arriva sottopelle, mentre si “precipita in ambiente artificiale”. Tocca poi alla focosa e bellissima “Altra ipotesi sul vuoto”, prima di “Infinito 3” che incanta, strega, fa sognare. Non per niente è uno dei brani più profondi degli ultimi dischi di Paolo Benvegnù, che per profondità è quasi imbattibile, nel nostro panorama musicale. E che ci lancia addosso poi “Pietre'” fatte di musica sublime, con cui ci ricorda che “i fiori si riprenderanno grattacieli ed autostrade/i fiori si riprenderanno tutto”. Ci si commuove su “Hanna”, mentre ci si chiede “dove siamo stati/e dove andremo?”.
“In dissolvenza” ricordiamo la precarietà dell’esistere, che è effimero, come il gesto di toccarsi piano; ma la musica di Paolo Benvegnù continua a toccarci in profondità, anche dopo una simpatica presentazione della band che lo accompagna. Così arriva l’apocalisse rock di “Love Is talking”. “Anime avanzate” continua a mostrarci la forza di un autore senza pari nel nostro Paese. Paolo Benvegnù racconta sempre storie di forte spessore e lo fa con una maestria alla quale non ci resta che soccombere. Siamo appunto “navi senza vento/nell’oceano senza fine” e persi giungiamo poi incontro al suono caldo de “Il mare verticale” mentre la voce di Benvegnù riempie la Cavea come un tuono di energia pura. “Suggestionabili” ci rende difficile restare seduti, con il suo rock fragoroso e dannato; torniamo alla poesia romantica con “Andromeda Maria”, mentre “La schiena” viene scavata lentamente da altre note straordinarie, dal ritmo costante.

L’imprevedibile genialità dei Paolo Benvegnù torna sul palco per un bis con “Il mare è bellissimo”, accompagnata da una presentazione surreale, tipica del cantautore della provincia di Perugia.
“E vide un’alba bellissima” il protagonista di questo brano, dalla luce probabilmente simile a quella disegnata nelle nostre menti dalla successiva canzone performata da Paolo Benvegnù e la sua band: “Cerchi nell’acqua”. Un brano pieno, ricco di significati, che mette la ciliegina sulla torta ad un concerto di eccezionale bellezza, in tempi difficili come questi. Perché a volte ce ne dimentichiamo, ma senza l’arte più pura, come quella portata sul palco questa sera di 28 giugno 2021 da Roberto Angelini e Paolo Benvegnù, ci mancherebbe persino la voglia di sognare.

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