Ci sono pochi artisti che possono vantare 30 anni di carriera alle spalle e riuscire a reinventarsi da zero, vivendo una nuova primavera, artistica e personale. Una di queste è Paola Turci, romana, classe ’64.

Arrivata alle orecchie dei più nell’89 con la vincita di Sanremo Giovani (all’epoca era la Categoria Emergenti) grazie alla sua Bambini, anche se di Festival ne aveva già fatti tre prima di questo, dopo anni di gavetta nei locali della capitale.

I successi continuano ad arrivare, fino a che quel fatidico incidente la obbliga a fermarsi, ma Paola si rialza lottando come uno dei migliori guerrieri spartani, si rimette in carreggiata ancora più forte di prima e con tante altre cose da dire, segnando, così, la sua prima rinascita.

La seconda rinascita è datata qualche mese fa, quando Paola si reinventa, lasciando pubblico e critica a bocca aperta durante la sua decima apparizione sul palco dell’Ariston con il suo inno, il suo grido liberatorio, il suo appello a piacersi prima di piacere, Fatti bella per te, che le ha finalmente regalato quel successo e quella notorietà che le spettavano da tempo.

È per questo che, dopo mesi di assenza dagli spalti dei live romani, ho deciso di farmi un regalo di Natale anticipato e ricominciare a calcare i sottopalchi partendo da un’artista che per me ha avuto e ha tuttora una certa importanza. Perdonatemi, dunque, se questo mio racconto non sarà totalmente oggettivo, ma ogni tanto bisogna lasciar parlare le emozioni.

Emozioni che già vengono amplificate solo dalla cornice che ospiterà il concerto, la Sala Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma, concedetemi pure il termine che mischia sacro e profano, un sacrario delle sette note che i brividi te li mette solo a guardarlo, basti pensare alla sfilza di grandi nomi nazionali e internazionali che su quel palco si sono avvicendati.

Quindi entro, prendo posto e, per la prima volta al mondo, non la vedo dalle prime file, ma si sa, c’è una prima volta per tutto, così mi siedo e attendo che si spengano le luci dando il via allo spettacolo.

Ed ecco che, puntuali come orologi svizzeri, alle 21.15 le suddette luci si spengono e nell’aria risuonano le prime note di Offline, primo dei tre nuovi brani inediti contenuti nella nuova edizione del suo ultimo disco, Il secondo cuore.

Accompagnata da un suggestivo e più che riuscito gioco di luci, Paola fa il suo ingresso trionfale in scena, dove il pubblico le dà un caldo benvenuto avvolgendola in un lungo applauso.

Complice un’acustica praticamente perfetta e il suo giocare in casa, la partenza è a dir poco esplosiva e così via, senza neanche prendere fiato, all’interno di una cornice di fasci di luce blu e verdi, intona le dolci note di La vita che ho deciso, a cui segue un attimo dopo La prima volta al mondo.

Dopo essersi scaldata, dà il benvenuto alla sua Roma, ringrazia il posto magico dove sta suonando per la prima volta, definendolo un “luogo sacro” (visto che non ero l’unica a pensarlo?), pieno di emozioni. E non si può parlare di emozioni senza cantare un’ineccepibile versione di Volo così, a pieni polmoni, con la voce che va oltre, che ti entra dentro e ti rimbomba forte, facendoti scendere per tutto il pezzo quelle maledette lacrime che ti tenevi dentro da fin troppo tempo.

Già che siamo sulla via dei ricordi, c’è spazio anche per uno dei suoi tanti capolavori del passato, Solo come me, regalando a chi come me, più per età anagrafica che per altro, aveva ormai perso le speranze di sentirla dal vivo con quella potenza che ci ha mostrato stasera.

Andiamo un po’ avanti negli anni nella sua linea temporale musicale dove sfoggia tutta la sua romanità nella presentazione e nell’esibizione di Ma dimme te, stornello romano impreziosito dalla voce di Marco Giallini nell’album, e dedicato a tutte quelle donne forti che però “ancora se squajano davanti all’amore”. Cala il sipario e, dopo la sua uscita di scena con conseguente cambio d’abito, Paola rientra sulle sensuali note di Eclissi.

Ed ecco che finalmente arriva lei, la sua fedele compagna di viaggio, la sua Telecaster color sabbia dalle cui corde escono le inconfondibili e malinconiche note di quella poesia messa in musica quale è Attraversami il cuore.

Dopo il momento intimista chitarra e voce e poi piano e voce sulle note di Piccola canzone d’amore, è arrivato il momento di sfoderare l’anima rock che è in lei, imbracciando il basso e dando vita a un trascinante medley Missing You/Mi manchi tu.

Ma questo momento dura giusto il tempo della canzone perché poi ritorna al suo elemento naturale ed è subito festa con uno dei suoi più famosi successi sanremesi, Saluto l’inverno, che riesce finalmente a far trovare il coraggio a quei fan che non ce la facevano più a stare seduti, di alzarsi e correre sotto il palco dove tutto è diventato ancora più magico e convincente, strappando più volte un sorriso a Paola che, ne sono sicura, ha sentito tutto il calore che i presenti in sala erano accorsi a darle, e perché diciamocela tutta, un concerto visto in piedi e da vicino saltando e cantando a squarciagola, ha tutto un altro significato. Se vi stavate domandando se anche io ero tra questi, la risposta, ovviamente, è sì.

Lo spettacolo è continuato con un susseguirsi di canzoni vecchie e nuove cantate a mille voci e, dopo un paio di bis, si è concluso su una versione da brividi di Because the Night della sacerdotessa del rock, la grandissima Patti Smith.

Sono state due ore potenti e intense e non mi resta che dirti: altri 30 (e più) di questi anni, Paola.

A cura di Camilla Sabatini

Photogallery di Giusy Chiumenti

Di seguito la scaletta:

  • Offline
  • La vita che ho deciso
  • La prima volta al mondo
  • Combinazioni
  • Volo così
  • Solo come me
  • Sublime
  • Il posto giusto
  • Stato di calma apparente
  • Ma dimme te
  • Eclissi
  • Attraversami il cuore
  • Dio come ti amo
  • Piccola canzone d’amore
  • Missing you/Mi manchi tu
  • Saluto l’inverno
  • Questione di sguardi
  • Mani giunte
  • Io sono
  • Bambini

Bis:

  • Fatti bella per te
  • Sai che è un attimo
  • Un’emozione da poco

Encore:

  • Ti amerò lo stesso