Pace , amore, gioia e Negrita: live report “emozionale”

di Paola Pagni

I Negrita sono una di quelle band Italiane che quasi non hanno bisogno di presentazioni:

in 25 gloriosi anni di carriera, le loro canzoni le abbiamo cantate un po’ tutti.

Indubbiamente protagonisti della scena musicale italiana, i Negrita portano nei loro brani una caratteristica unica :

quella di farci sentire sempre coinvolti nei loro viaggi , sia reali che interiori, partecipi dei loro processi di elaborazione di sensazioni e sentimenti ,raccolti in vari percorsi di vita.

Non solo : i Negrita condiscono il tutto con ritmi incalzanti e sonorità ricercate, mai banali ma allo stesso tempo mai troppo lontane dall’orecchio comune.

Un esempio su tutti : al concerto a cui ho assistito ieri ,avevo davanti a me una bambina che non sfiorava nemmeno i 10 anni .

Questa piccolina non era stata trascinata lì dai genitori, niente affatto : era lì con la sua fascetta “Negrita” a cantare , giuro, tutte le canzoni.

Se n’è stata quasi tutto il concerto in piedi , a battere le mani ed a tenere il tempo di ogni brano con un’ emozione che alla sua età al massimo la vedi per le LOL (se non sapete chi sono , buon per voi ndr)

Tutto questo per dire quanto quello dei Negrita sia un live che non ha scuse per non essere visto:

perchè davvero non si può che esserne rapiti.

Ma veniamo a noi, e partiamo dall’inizio : dove , quando e come i Negrita ci hanno stregato.

Montecatini Terme, Teatro Verdi, 29 Febbraio di un anno bisestile che sta facendo di tutto per confermare tutti i detti popolari sul suo conto .

Prendendo posto in sala si nota subito come il pubblico sia eterogeneo , dallo “zoccolo duro” dei fan che non rinunciano a striscioni e magliette, a chi si è voluto concedere solo un Sabato all’insegna della buona musica.

Età e generi estremamente assortiti , cosa che sinceramente non davamo per scontato.

Le luci si spengono puntuali e ,dopo pochi secondi di buio pesto , si apre il sipario mostrandoci la band già tutta sul palco.

Così si ha l’immediata sensazione che fossero loro , in realtà, ad aspettare noi : quello che si dice creare subito una sincera empatia col pubblico.

La scenografia è quella tipica di un unplugged, anche se poi proprio unplugged non è : fasci di luce sapientemente posizionati sui protagonisti, disposizione di enormi piantane dalla luce calda sul palco,

sedute vintage per i musicisti , atmosfera rilassata , suadente e confidenziale.

Lo ammetto, la mia preferita.

La voce calda di Pau intona subito Il Gioco ed a seguire Brucerò per te , due hits che ci immergono nel cuore di questi 25 anni di musica che, come dice il frontman, saranno ripercorsi nella serata accostando anche brani meno conosciuti a quelli invece più famosi.

Greta, Dannato vivere, Che rumore fa la felicità (durante la quale Pau si alza per la prima volta a scaldare la platea) ,

Il libro in una mano e una bomba nell’altra e poi Malavida in Buenos aires, che merita una menzione speciale:

grazie alla bravura di questi musicisti strepitosi ,in un attimo sei catapultato in un bar argentino con un rum in mano, appoggiato al bancone,

travolto e avvolto da un atmosfera tanto viva da poterla toccare con mano.

Nota speciale : il momento tra Cesare Petricich e Guglielmo Ridolfo Gagliano che suona il violoncello come una chitarra, da segnalare come patrimonio dell’ Unesco musicale.

Si introduce così la parentesi “Reset” , in cui Pau spiega come questo album, edito ormai 20 anni fa, abbia segnato il passaggio dei Negrita dall’underground al mainstream.

Una dopo l’altra arrivano così Fragile, Hollywood, Transalcolico, In ogni atomo e Mama mae.

Apprezzatissimo il momento in cui Cesare e Drigo restano soli sul palco per intonare Il giorno delle verità : delicata ma trascinante , in sintonia perfetta con le aspettative del pubblico.

Col ritorno di Pau e dei musicisti sul palco , parte quella che si può definire la seconda parte dello spettacolo :

Magnolia, Hemingway, Non torneranno più e Cambio ci accompagnano così verso i bis , che trovano il pubblico già in piedi , ad aspettare il finale.

Ed il gran finale arriva con Ho imparato a sognare, Radio Conga ,

(dove l’assolo di Drigo con quella stupenda chitarra d’oro ha lasciato tutti a bocca aperta ndr)

Rotolando verso sud ed una liberatoria Gioia Infinita che ha regalato a tutti un sorriso profondo dell’anima , in un momento dove i sorrisi si fa fatica trovarli.

Infatti il concerto dei Negrita, oltre ad essere un esplosione di musica allo stato puro , è un antidoto perfetto alla tristezza ed allo stress,

una pennellata di colore d’artista , non data a caso, ma mirata a ravvivare l’anima di chi si trova lì.

Insomma è un rimedio senza controindicazioni , dove non serve nemmeno leggere le avvertenze ed il foglietto illustrativo, tutto gentilmente offerto da Dott.Pau, Dott.Mac , Dott.Drigo ed esimi colleghi.

La scaletta completa di Sabato 29 Febbraio :

  • Il Gioco
  • Brucerò per te
  • Greta
  • Dannato vivere
  • Che rumore fa la felicità
  • Il libro in una mano e la bomba nell’altra
  • Malavida en Buenos Aires
  • Provo a difendermi
  • Fragile
  • Hollywood
  • Transalcolico
  • In ogni atomo
  • Mama Mae
  • Il giorno delle verità
  • Magnolia
  • Hemingway
  • La tua canzone
  • Non torneranno più
  • Cambio
  • Ho imparato a sognare
  • Radio Conga
  • Rotolando verso Sud
  • Gioia infinita

I Negrita ed i loro musicisti sono :

  • Paolo “Pau” Bruni – voce, chitarra, armonica a bocca 
  • Enrico “Drigo” Salvi – chitarra solista, cori 
  • Cesare “Mac” Petricich – chitarra ritmica, cori
  • Giacomo Rossetti – basso, cori
  • Guglielmo Ridolfo Gagliano – pianoforte, tastiera, violoncello 
  • Cristiano Dalla Pellegrina – batteria 
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