Oro e Cristallo dei Tazenda: intervista a Gigi Camedda

di Marianna Grechi

Oro e Cristallo è il nuovo singolo dei Tazenda in collaborazione con il tenore Matteo Desole, il cui videoclip è online dal 17 Dicembre. Il brano è estratto dall’ultimo album della band sarda, Antìstasis. Oro e Cristallo spicca molto all’interno del disco, abbiamo intervistato Gigi Camedda, voce e tastierista dei Tazenda.

Parliamo dell’album Antistasis, significa resistenza in greco antico, perché questo titolo?

Inizialmente volevamo chiamarlo resistenza, in italiano, ma poi abbiamo temuto potesse avere una connotazione politica che non volevamo implicare. Noi cerchiamo di stare alla larga da queste connotazioni non perché non abbiamo un’idea ma perché vogliamo appartenere a tutti. Se vogliamo fare politica la facciamo attraverso i testi o al massimo nella cabina elettorale come tutti.
Quindi stavamo anche per abbandonare questa idea finchè non è emerso antìstasis, che mantiene il significato che volevamo ma lo palesa di meno. L’album è un lavoro molto pensato e soppesato, considera che non pubblichiamo una raccolta di inediti dal 2012; ha moltissime canzoni in italiano, anzi è in assoluto il disco più italiano che abbiamo prodotto, ma non è stato fatto di proposito, è stato molto spontaneo. Ci siamo molto divertiti che è la cosa più importante per noi.

Il 17 Dicembre è uscito il videoclip di Oro e Cristallo, un singolo che si distacca molto dallo stile dell’album e dei Tazenda, com’è nata questa collaborazione con Matteo Desole?

Sì di fatto questo brano strizza l’occhio alla musica colta. L’evoluzione d questa collaborazione è stata molto spontanea. La canzone inizialmente era una intro per uno spettacolo nel 2018, una melodia strumentale alla Ennio Morricone; ci piaceva molto e pensavamo che meritasse di diventare una canzone. Poi il nostro chitarrista ha scritto un testo apposito ed è nata Oro e Cristallo. Eravamo già innamorati della sua versione orchestrale, così abbiamo pensato al Matteo Desole, tenore sassarese in ascesa. Per fare un duetto alla Zucchero e Pavarotti.

Siete orgogliosi rappresentanti del rock etnico sardo, quanto è importante la musica per mantenere viva la cultura? Voi vi sentite un po’ responsabili di questo?

Diciamo che con il passare degli anni sì, devo dire che non l’abbiamo mai cercata questa responsabilità. Abbiamo iniziato a fare musica come tutti i ragazzi  negli anni 70 sotto l’influenza dei Beatles e del cantautorato italiano. Eravamo alla ricerca dell’originalità, finchè ci siamo accorti che l’avevamo proprio in tasca; la lingua sarda. Così abbiamo iniziato a usare tutte le sonorità della nostra terra, arrivando a coniare il termine “sound Tazenda”

Pensi che qualcuno delle nuove generazioni continuerà questo sound?

Qualcuno lo fa, ma con scarsi risultati, non perché non sia talentuoso ma perché i tempi stanno cambiando. Dobbiamo accettare che il podio discografico ormai appartiene a rap e trap, e la canzone pop è quasi completamente inascoltata. È normale, la supremazia del rock e del pop persiste dal dopo guerra, è giusto che ceda il posto a qualcos’altro.

Vantate diversi traguardi dischi d’oro due partecipazioni a Sanremo e collaborazioni molto speciali come quella con De Andre , Pierangelo Bertoli cosa vi manca?

Tentiamo da anni di tornare a Sanremo, ci piacerebbe moltissimo: per 3 giorni tutti ascoltano la tua canzone, un’occasione incredibile. Però il nostro obiettivo è sempre quello di creare musica divertendoci, solo in questo modo lo puoi trasmettere al pubblico.

Altre collaborazioni a cui puntate?

Beh, noi siamo specialisti dei duetti. Ti dirò che c’è una sorpresa che bolle in pentola per questa primavera, ancora in fase embrionale….

Allora dobbiamo tenerci aggiornati! Avete appena finito il tour nei teatri, quest’estate tornerete con altre date?

Faremo ancora un’apparizione l’8 gennaio presso l’Università di Sassari.  Ma assolutamente torneremo quest’estate il live e il palcoscenico sono la nostra vita.
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