I can’t reach your hand
I can’t liberate you
I know you’re alive, but in my heart I’ve said goodbye
So tonight, I’m sleepless

 

E’ dalle battute iniziali di Sleepless, pezzo di chiusura del nuovo album dei Northlane, Alien, che scelgo di aprire la disamina di questo nuovo lavoro. Una review che inizia dalla fine, che si apre alla chiusura, un poco come la vita che, spesso, quando ci mette di fronte a nuovi inizi, ci chiede prima di trattare con cura le conclusioni.

Proprio questo Marcus Bridge (voce) e compagni si sono ritrovati a fare con Alien, album dove con pennellate violente viene ritratto un mondo rabbiosamente gelido. Gli anni seguenti a Mesmer, penultimo lavoro della band australiana, nonostante il grande successo riscosso sono stati estremamente difficili. Tra cambi di formazione, tour difficoltosi e rapporti con le label non propriamente pacifici, il progetto Northlane ha rischiato più volte di giungere a una conclusione. Pericolo scansato con risultati, in fin dei conti, più che ottimali.

Le difficoltà sono all’ordine del giorno e questo Bridge lo sa bene e lo dimostra portando in musica temi delicati, estremamente personali e legati alla sua vita personale. Figlio di genitori eroinomani, condannato ad un’infanzia e adolescenza sofferta e in bilico, il vocalist ha deciso di portare la sua esperienza in musica, ritraendo un mondo glaciale, iracondo e dalle tinte fosche.

 

Northlane AlienCon Alien i Northlane hanno deciso di rompere con il passato ripartendo, comunque, da esso.

Così la base metalcore che pregna il loro Dna va a fondersi con una pesantissima dose di elettronica primi anni duemila. Passando dai Linkin Park ai Limp Bizkit, dai Korn ai Ramnstein, dall’elettronica da rave all’industrial nord europeo, il quintetto australiano andando ad impattare con un panorama apparentemente passato è stato in grado di produrre un lavoro fresco, estremamente nuovo, futuristico.

Ripuliti dalla componente più melodica e pop (se non in rari casi) del precedente lavoro, ci ritroviamo ad affrontare sonorità rabbiose, frenetiche e schizzofreniche. Details Matter, opener dell’album, è un ottimo biglietto da visita in grado di mettere in mostra una rabbia viscerale esposta in maniera a dir poco magistrale grazie alla fusione coerente tra sound elettronici e bordate chitarristiche estremamente pesanti.

Il down tune la fa da padrona, suggerendo luoghi dell’anima dove il rancore nasce e, nutrito dal dolore, cresce per poi esplodere in psicosi. Così ci ritroviamo di fronte a tracce come Bloodline (singolo di lancio), Freefall e Talking Heads. Le prime più orecchiabili ed emotive (per quanto estremamente graffianti), l’altra estremamente dura e nevrotica. Due facce della stessa medaglia utili a suggerire due differenti retrospettive di una medesima sensazione.

Eclipse, uno dei pezzi più stupefacenti dell’album, rappresenta alla perfezione ciò che potrebbe nascere dalla mescolanza tra un pit metalcore e il pubblico di un rave party tedesco. La traccia viene sospinta da una ritmica costante, densa di bassi e di elementi elettronici, psicotica nel suo genere, ipnotica e inquietante.

L’inquietudine è di fatto un elemento che, assieme alla rabbia, percorre l’intero lavoro. Non si mostra, però, solo sotto le vesti della durezza. Va anzi a varcare anche le porte dell’atmosferica tranquillità con pezzi come la sopra citata Sleepless, ballata elettronica dove Drum and bass e musica atmosferica si fondono dando vita ad una toccante quanto tormentata conclusione, uno dei momenti più alti dell’album.

Tirando delle somme generali, con Alien ci viene offerto un lavoro coraggioso, estremamente sperimentale ma non privo di difetti. A un’elettronica ottimamente calata nell’ambito musicale metalcore va a fare da contrappeso una durezza forse talvolta eccessiva, rendendo l’esperienza musicale complessiva a tratti faticosa se non dopo un sano “allenamento”. La produzione, affidata al solito Adam “Nolly” Getgood, non delude portando scelte interessanti su suoni e orchestrazione cadendo, però, talvolta in un’eccessiva saturazione generale del sound (in particolare delle chitarre). Nonostante ciò ci ritroviamo di fronte ad un buon lavoro, ricco di originalità e, probabilmente, rampa di lancio verso nuove evoluzioni musicali. Northlane Alien

Concludendo…

…nelle undici tracce proposte in Alien i Northlane, sperimentando come mai prima d’ora, cambiano tutto. Sfondano nel nuovo ripartendo dal passato. Il passato della musica occidentale ma, soprattutto, il passato delle storie di vita che tormentano tutti noi ogni giorno.

E’ una nuova nascita ben lontana dalle arcadie che spesso ci vengono suggerite dalle retoriche televisive. E’ una rinascita sofferta, un punto di rottura. L’alienazione da ciò che era un tempo e che, in qualche modo, continua a tormentarci e inseguirci rendendosi persino matrice fondamentale del nostro nuovo corso.

I nuovi inizi sono sempre dolorosi, anche quando la tempesta sembra passata. I ricordi permangono, tormentano. Le perdite vanno contate e necessariamente accettate.

Staccandoci violentemente da ciò che è stato sfondiamo nel nuovo. Dalla fine al nuovo inizio con un incipit che significa conclusione. Chiusura di quello che era e, forse, di quello che sarà. Il passato continua ad inseguirci mentre il distaccamento da esso ci rende insonni, impedendoci di dormire mentre proseguiamo le nostre vite, proiettati verso il futuro, sotto cieli grigi e coltri di cemento, pervasi da quel senso di rabbia e impotenza che, alla perfezione, i Northlane sono stati in grado di mettere a nudo in modo crudo e gelido allo stesso tempo.          Lorenzo Natali