Il Noisy Naples Fest 2026 ha aperto la sua nuova edizione alla Mostra d’Oltremare di Napoli con una prima giornata intensa e dallo spirito cosmopolita. Rispetto agli anni precedenti, la sensazione è stata subito quella di trovarsi davanti a un festival più ampio, più strutturato, pensato non solo come una successione di concerti, ma come un vero appuntamento estivo capace di restituire alla città l’atmosfera dei grandi eventi live.
Nel Viale delle 28 Fontane, trasformato per l’occasione in una vera area festival e suddiviso in zone dedicate, il pubblico ha vissuto una serata fluida tra concerti, dj set e intrattenimento, ritmata in modo da azzerare i tempi morti tra un’esibizione e l’altra.
Franz Ferdinand, il debutto a Napoli che conquista il Noisy Naples Fest
Questa mattina, prima di aprire la pagina bianca, ho dovuto fare i conti con una verità poco epica: l’headbanging a trent’anni ha un prezzo elevatissimo.
I Franz Ferdinand, però, non lasciano margine di scelta. La loro sezione ritmica ti prende per il bavero e ti trascina dentro: nervosa, precisa, spietata, con quel cinismo elegante che trasforma ogni resistenza in una posa inutile. Dopo pochi secondi, ogni proposito di contegno va in frantumi, mentre la lucidità resta da qualche parte sotto il palco, insieme alle buone intenzioni.
Oggi, tra un triplo caffè e un antidolorifico, ho una sola certezza: ne è valsa maledettamente la pena.
Ed era difficile immaginare un esito diverso. Per la loro prima volta in assoluto a Napoli, la band scozzese ha calato un repertorio che non ha certo bisogno di presentazioni.
E infatti niente cerimoniali, scene madri o pose da rockstar consumate. Non quando puoi attingere a un repertorio del genere.
Alex, Dino, Julian, Bob e Audrey entrano e attaccano. Nessun ingresso studiato, nessun bisogno di enfatizzare eccessivamente il momento, il primo riff è sufficiente ad armonizzare palco e platea, rendendoli un ingranaggio perfettamente oliato. Da lì in avanti, i Franz Ferdinand fanno quello che sanno fare meglio: il piano che martella, le tastiere che aprono fenditure, il magnifico basso che tiene tutto ancorato e la batteria che continua a spostare il baricentro verso il ballo.
Brani come The Dark of the Matinée, Walk Away, No You Girls e 40’ entusiasmano la platea, mentre dall’ultimo album The Human Fear arrivano Hooked, Build It Up e Bar Lonely, inseriti in scaletta senza spezzare il passo del live.
È uno spettacolo serrato e fisico, costruito per non concedere tregua e per mettere alla prova qualsiasi tentativo di restare composti.
I brani si susseguono quasi senza soluzione di continuità, come se fermarsi significasse rompere qualcosa. Nelle rare pause, Kapranos si muove leggero, teatrale, sempre in bilico tra controllo e divertimento, con quell’aria da damerino elettrico che da anni è parte integrante dell’identità live del gruppo. Di tanto in tanto lascia cadere qualche parola in italiano: “grazie mille”, “Napoli”, “passione”, “amo la tua energia”. Le ripete spesso, con un entusiasmo che sembra andare oltre il mestiere del frontman. Insomma, Napoli pare piacergli davvero.
Per il resto parla poco. Gli bastano un gesto, uno sguardo lanciato al momento giusto, un passo verso il bordo del palco. Non arringa il pubblico e non gli impartisce istruzioni: gli lascia appena il tempo di capire che qualcosa sta per succedere, poi affida tutto alla canzone.
Quando arriva Take Me Out, ormai quasi a mezzanotte, la serata trova il suo punto più inevitabile. Il pubblico esplode, la band spinge, e per qualche minuto non serve aggiungere altro.
Se non li avete ancora visti dal vivo, fatelo.
Skunk Anansie, potenza e carisma sul palco
Prima dell’esplosione dei Franz Ferdinand, il Noisy Naples Fest aveva già mostrato il suo lato più incendiario con gli Skunk Anansie. Il loro concerto ha portato sul palco una tensione diversa: meno festa, più urgenza; meno intrattenimento puro, più necessità di dire qualcosa.
Skin è il punto da cui passa tutto. La voce, certo, ma anche il modo di occupare lo spazio, di cercare il contatto, di trasformare la rabbia in presenza scenica e la fragilità in forza. Attorno a lei la band costruisce un suono compatto, ruvido, ancora pienamente credibile, lontano dall’idea di un ritorno celebrativo.
Gli Skunk Anansie non sembrano interessati a vivere di rendita. Il loro repertorio porta con sé una memoria importante, ma continua a funzionare perché parla ancora al presente: identità, conflitto, intolleranza, resistenza emotiva. È un rock che non consola, non leviga, non addolcisce. Semmai apre crepe.
Dentro la prima giornata del Noisy Naples Fest, il loro live ha rappresentato la parte più fisica e necessaria del cartellone: quella che ricorda quanto una band possa restare potente quando non ha smesso di credere nel proprio linguaggio
Bluvertigo, il ritorno di un’anomalia del pop italiano
L’apertura della serata è stata affidata ai Bluvertigo, presenza particolare in un cartellone costruito tra rock internazionale, memoria generazionale e nuove forme di festival. La band è tornata sul palco con quell’identità laterale che l’ha sempre resa difficilmente classificabile: elettronica, glam, pop irregolare, teatralità e una certa inclinazione a non stare mai completamente dentro le regole del formato canzone.
Il set ha riportato al centro alcuni passaggi chiave del loro immaginario, senza ridursi a un semplice esercizio nostalgico. Più che rievocare il passato, i Bluvertigo hanno rimesso in circolo un modo di intendere il pop come spazio instabile, mentale, estetico, a tratti provocatorio.
Nel contesto del Noisy Naples Fest, il loro live ha funzionato come una parentesi anomala e coerente allo stesso tempo: un’apertura capace di spostare subito la serata su un terreno meno prevedibile, prima della forza frontale degli Skunk Anansie e dell’esplosione finale dei Franz Ferdinand.
Di sera vado ai concerti. Di notte scrivo i live report.