Un altro ospite della scena trap nazionale che ci è venuto a trovare e a scambiare quattro chiacchiere ed una birra con noi di Inside Music è Nitro. Nicola Albera, alle anagrafe, si mostra come un nostalgico ma con i piedi per terra. Non ha problemi a distaccarsi dalla sua attuale scena di appartenenza, per ammettere di non sentirsi parte di un mondo in cui i soldi valgono più del messaggio da comunicare, in cui le battle e il freestyle in gruppo sono stati sostituiti da divismi e apparizioni egorifere.
Una sincerità che ci ha davvero colpiti e speriamo faccia riflettere anche voi, appassionati e non del genere.

Parliamo di musica come lavoro. Cosa diresti a coloro che considerano la musica solo un hobby e non un lavoro?
Niente. che è giusto che pensino così. Quando diventa un lavoro lo diventa, ma se ti può divertire fintanto che è un hobby, fallo.

Per te è diventato un lavoro?
Per me non è mai un lavoro. Io faccio quello che mi piace e non ho mai lavorato un giorno della mia vita.

Tu sei uno dei rapper più innovativi della scena italiana. Ti senti un fenomeno unico o parte di una scena rap in evoluzione in senso stilistico?
Potremmo riparlare di scena quando gli artisti ricominceranno ad incontrarsi come una volta. Ultimamente si fanno tutti i ca*** propri e la cosa non piace affatto. Mi mancano i tempi in cui ci trovavamo tutti a fare freestyle e a fumare a casa, mi mancano un casino queste cose e io non mi sento né un fenomeno unico né tantomeno parte di una scena. Quando ci sarà voglia di stare insieme, di dire “facciamo una barca di soldi insieme” invece delle solite puttanate da rapper egomaniaci, lì, sarò contento di essere parte di una scena. Al momento, però, sono fuori dai giochi.

Mi è piaciuta molto la tua risposta.
Trovo veramente inspiegabile ed ingiusto come in America Kendrick Lamar lavori con Quavo, con Travis Scott, con i Migos, e qui in Italia i Migos stanno coi Migos e basta e Kendrick Lamar sta solo con Kendrick Lamar. Non va bene.

Diciamo che il modo in cui si comporta la scena rap qui in Italia è un po’ la trasposizione del comportamento dell’italiano.
Assolutamente sì. Tutti conoscono tutti, è un paese piccolissimo, e tutti parlano di tutti. È tutto molto provinciale. La musica è la trasposizione della condizione sociale italiana.

E questo è anche il motivo per cui, probabilmente, la musica è rimasta ristagnante sempre negli stessi generi e non ha dato nemmeno spazio di apertura a giovani musicisti in molti campi.
Guarda, siamo sempre stati il parco giochi degli americani, che hanno da noi imparato a fare il cinema, la musica, ed ora ci fottono tutto, da anni. Triste verità, e fa male.

Ultima domanda, ed interrompimi pure. Questa potrebbe farti incazzare, eh. C’è questo nuovo genere, che si sta facendo strada nel mondo dell’hip-hop, che è la trap. Che ne pensi del genere e degli esponenti? Proprio oggi, tra l’altro, ne abbiamo uno qui, ed è SferaEbbasta.
Io non penso niente. Credo che ci siano solo due tipi di musica, bella e di merda. Stop. Se le persone riscontrano un certo successo, vuol dire che qualcosa da dare hanno, che magari sono cose diverse dalle mie, ma non possiamo essere tutti uguali. Io sono molto contento che ci sia questa nuova scena, perché ha stimolato molto anche noi a pedalare molto, perché i ragazzi stanno lavorando davvero bene. C’è anche qualcosa che non mi piace della trap, cioè le melodie, che gira e gira sono le stesse, così come le parole, che sono sempre le stesse: più che canzoni sono spot pubblicitari. Per stare bene con me stesso mi sono però imposto una cosa: non devi mai pretendere che le persone abbiano la stessa dedizione che hai te per la musica. Per me la musica è sacra. Per me è arte. Per qualcun altro non lo è, ma non te la devi prendere con lui, perché se non ci fosse lui che la prende così, non ci saresti tu che la prendi a livello emozionale ed artistico: sono i mediocri a creare gli speciali. Con ciò non dico che gli artisti trap sono mediocri, ma che ognuno fa la musica per lo scopo che si predispone. Per me, lo scopo nella vita è fare tanta bella musica, perché è il mio lascito per il mondo nel momento in cui me ne vado. È il messaggio sulla roccia: “io sono stato qui, ho detto questo”. Per uno che viene dalla strada, ed è anche un po’ ignorante, la musica è quella cosa che fa sorridere tua madre, la fa stare tranquilla, e con cui le puoi dire “Mamma, io domani non lavoro più.” E’ ugualmente nobile e non c’entra col fatto che la musica possa essere bella o brutta secondo i miei canoni.

A cura di Lorenzo Natali