New York: il nuovo singolo (purtroppo) dei Thegiornalisti

Poche ore fa ha visto la luce New York, il nuovo acclamato e atteso singolo dei Thegiornalisti. Già sulle bocche e nelle playlist probabilmente di una buona percentuale di italiani, New York si presenta già precocemente come un successo discografico, affermandosi già tra le maggiori tendenze di Youtube.

Un successo, ovviamente, unicamente incentrato sullo share. Di fatto, anche questa volta, la musica non risulta vittoriosa (già tanto, comunque, che la nostra musa preferita non ne esca sconfitta o profondamente offesa).

Ricordo quando, nel 2014, da non amanti del genere Indie (che non sono tutt’ora) ascoltavo Fuori Campo affermandone una certa gradevolezza nelle sonorità retrò e malinconicamente synthwave, fresche nel loro tendere verso una non eccessiva ricercatezza impiegata verso sonorità vintage al gusto di fotogramma in bianco e nero.

Lo scopo di Tommaso Paradiso, frontman e mente della band romana, da Fuori Campo in poi è sempre stato quello di sdoganare l’immagine data (giustamente) ai Thegiornalisti di band indipendente. Da li, di fatto, parte la “provocazione” musicale del carismatico frontman capace di impostare un intero album su una via del tutto fallimentare al solo scopo di ritrovare la sua band nel mondo del pop quanto mai più scontato e banale (come se non lo fosse anche l’indie di tendenza).

Una lotta contro i mulini a vento? Forse. Una scommessa in perdita? Assolutamente no. Difficile vedere questa lotta ideologica come sola motivazione di una piega musicale dai risultati economicamente e discograficamente estremamente convenienti. Di fatto i Thegiornalisti sono da qualche anno a questa parte in cima alle vette della musica Italiana.

New York, un pezzo che risponde perfettamente alle aspettative deludendo e lasciando indifferenti


Con New York si conferma, ovviamente, il pensiero “Paradisiano”. Ci ritroviamo di fatto di fronte a un pezzo prevedibile, dalle armonie scontate e dagli arrangiamenti cathcy e decisamente poco elaborati, rinforzati da un testo ricco di clichè. Nei suoi 3:31 minuti di esecuzione New York si scopre in un pezzo pop godibile, di facile ascolto, estremamente scorrevole ma quanto mai poco originale negli arrangiamenti e nella cura delle sonorità.

Di fatto anche questa volta, considerata la grande accoglienza in uscita, Tommaso Paradiso ha vinto tutto proponendo al panorama musicale italiano un pezzo senza infamia e senza lode riuscendo ad ottenere un successo discografico imponente. Una vittoria ideologica e di intenti ma, ancor di più, economica. Una vittoria quasi dal retrogusto di denuncia nel suo intento di voler fare musica mediocre e riuscire a far comunque successo confermando un pericoloso trend della musica italiana.

Insomma, Tommaso Paradiso ha vinto ancora perseguendo, con coerenza, i suoi intenti e portandoli avanti senza esitazione. La musica, però, ancora una volta ne esce in qualche modo lesa se non del tutto perdente. Le idelogie sono importanti, sarà però anche il caso di dedicare qualche minuto del nostro tempo alla musa Euterpe sfoderando un poco di sana maturità artistica?

 

Lorenzo Natali

Lorenzo Natali

Amante della musica e dell’arte in tutte le sue forme. Studente di lettere, musicista e compositore (forse un giorno anche in modo professionale) ma, soprattutto, eterno eccessivo pensatore. Tendenzialmente bonario ed aperto ad ogni sound, raramente critico in modo cinico e accanito tanto da doversi sottoporre a censura. Forse, però, è meglio così….

2018-09-07T10:37:51+00:00 7 settembre 2018|Recensioni|0 Commenti