La NATO – L’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico – è stata concepita il 4 aprile 1949, poco dopo la seconda guerra mondiale, in “difesa dalla minaccia sovietica”, e in un periodo in cui proprio l’Unione Sovietica controllava interamente la parte orientale dell’Europa – compresa la Germania dell’Est – e gli americani stavano ancora valutando se lasciare o meno l’Europa al suo destino, il che probabilmente avrebbe significato anche maggiore influenza sovietica.

La Guerra Fredda e il suo reciproco deterioramento durarono poco più di 40 anni. La situazione cambiò radicalmente nel 1989, con la caduta del Muro di Berlino: l’Unione Sovietica si disgregò e le potenze alleate della Seconda guerra mondiale accettarono la riunificazione della Germania – membro stesso della NATO. Lo sconvolgimento in Europa ha anche significato che, nell’arco di un decennio e mezzo, gli ex paesi del Patto di Varsavia – tra cui la Polonia, la Romania e gli stati baltici – si unirono alla NATO. Svanito definitivamente il rischio di un conflitto internazionale su vasta scala tra il Blocco Occidentale e quello Orientale, emerse gradualmente una moltitudine di nuove minacce e rischi per gli Alleati e i loro interessi di sicurezza. Queste nuove minacce tuttavia furono sensibilmente diverse per natura, origine, modalità di risposta, nonché per il grado di urgenza con cui sono state avvertite dai vari Stati membri.

Nel 1991, la volontà di affermare la propria rilevanza – anche dopo il quarantennale contrasto con l’URSS – portò la NATO a riconoscere come i conflitti nella periferia dell’area euro-atlantica, nonché altre minacce come la proliferazione di armi di distruzione di massa, riguardino direttamente la sicurezza degli Alleati. Altrettanto forte era l’esigenza di codificare l’ampliamento dello spettro di “missioni” dell’Alleanza atlantica ad operazioni di risposta alle crisi al di fuori del territorio alleato. Nell’estate del 1995, l’intervento della NATO in Bosnia Erzegovina costituì una vera svolta per l’Alleanza. Il dispiegamento di IFOR fu il primo importante impegno militare operativo terrestre dell’Alleanza e contribuì notevolmente a rimodellarne l’identità dopo la Guerra Fredda, fornendo importanti lezioni in termini strategici e militari.

Tuttavia, l’intervento dell’Organizzazione si verificò del tutto inadeguato ed incapace di fermare le ostilità o fornire aiuto alle vittime. Una critica a questo atteggiamento venne mossa anche da Bono Vox e Luciano Pavorotti che in Miss Sarajevo protestarono contro l’azione della comunità internazionale. Successivamente, nel 1999, la NATO lanciò l’operazione discutibile “Allied Force”. Gli aerei della Nato martellarono le posizioni dell’esercito di Belgrado e la stessa capitale, 78 giorni di incursioni senza mandato Onu con il pretesto formale di arrestare la catastrofe umanitaria che dilagava in Kosovo.

La difficile “Primavera a Sarajevo” cantata da Enrico Ruggeri

Nel 2002 ero ancora una bambina quando, seduta sulla poltrona di casa a vedere il Festival di Sanremo, mi colpì il testo di una canzone diversa dalle altre. Forse avrei dovuto sapere fin da allora che la politica sarebbe diventata una delle mie passioni più grandi – anche se oggi esprimere le proprie idee diventa sempre più difficile, soprattutto se queste sono contrarie all’attuale classe dirigente. Tuttavia, quel brano dalle sonorità bizzarre e folkloristiche catturò la mia attenzione. Raccontava una storia d’amore non consueta che compresi solamente successivamente, dopo anni di studi e approfondimenti. Narrava una storia difficile da capire per una bambina di soli 9 anni che viveva in una famiglia normale, in un Paese lontano dalla guerra e dalla sofferenza che questa poteva portare.

Il brano era ambientato nella devastazione di Sarajevo, in seguito alle guerre jugoslave, e a portare quel racconto a casa degli italiani ci pensò Enrico Ruggeri che presentò sul palco dell’Ariston Primavera a Sarajevo. Una canzone pop con elementi che richiamavano i suoni folk balcanici, un brano di speranza, di rinascita: “Qui c’è ancora la città, qui c’è la gente dentro ai bar . Il cielo è sopra la città e ci difende e sempre ci accompagna. Qui c’è tutta la città: la mia”. La canzone non vinse, ma quella “balalajka” e quel ritmo incalzante sono ancorati nella mia mente come uno dei ricordi più significativi della mia infanzia.

La NATO nel XX° secolo

Il 2001 fu un anno cruciale per il destino dell’Alleanza Atlantica. In seguito agli attacchi terroristici dell’11 Settembre 2001, per la prima volta nella storia della NATO venne invocato l’Articolo 5 del Patto Atlantico, che sancì l’impegno a considerare un attacco a un paese alleato come un atto ostile contro tutti i paesi membri. Così la NATO diede vita alla missione ISAF in Afghanistan per contrastare i Talebani guidati da Osama Bin Laden e la rete terroristica presente sul territorio. Questa guerra – ancora in corso – è una delle più lunghe della nostra storia contemporanea, che ha avuto il merito di indebolire le basi terroristiche presenti sul territorio però senza mai riportare una vittoria consistente.

A circa dieci anni dall’entrata in scena in Afghanistan si aprì poi un nuovo scenario di crisi, rappresentato dalla Libia nel 2011. Nell’ampia cornice della Primavera Araba, il Paese cadde infatti sotto lo scacco della guerra civile tra le forze fedeli al Colonnello Gheddafi e gli insorti. Venne avviata così l’operazione aerea e navale NATO “Unified Protector”, che favorì l’azione militare degli insorti, conducendoli alla cattura del Colonnello Gheddafi. L’intervento fu definito un “modello” da replicare in futuro e una delle operazioni di maggior successo nella storia della NATO.

Ecco, su questo punto mi soffermo un attimo. Se la NATO ha avuto senza dubbio il merito di far cadere la dittatura Gheddafi, è anche vero che non è stato in grado di gestire la fase post-conflitto nella regione. Oggi la Libia è tornata ad essere un caos come nei momenti più tumultuosi della guerra civile. Nel vuoto lasciato dal crollo del regime si sono insediate milizie, bande armate e gruppi terroristici, rafforzando il giudizio di chi come me sosteneva il carattere destabilizzante dell’operazione NATO.

La NATO: oggi come ieri

Oggi, 70 anni dopo la fondazione della NATO, la situazione assomiglia di nuovo all’era della Guerra Fredda. I funzionari russi si sentono minacciati dall’espansione verso Est della NATO e stanno rafforzando l’esercito del Paese. Ciò ha rallentato l’ulteriore espansione dell’alleanza. La Georgia e l’Ucraina, ad esempio, hanno poche speranze di entrare in questo momento perché i leader della NATO vogliono evitare ulteriori conflitti. Senza considerare alla posizione degli Stati Uniti che, con l’entrata alla Casa Bianca di Donald Trump, dal 2017 hanno messo in discussione le posizioni dell’Organizzaizone, nonché l’obbligo collettivo di fornire assistenza. Nel 2018, Trump ha chiesto perché gli Stati Uniti dovrebbero difendere un paese membro più piccolo come il Montenegro e rischiare una “terza guerra mondiale”.

Dunque, il disprezzo di Trump per la NATO non è mascherato e denunciare l’alleanza è diventato ormai un passatempo bipartisan. Ma uno sguardo alla storia offre una certa prospettiva sul valore unico della NATO che, nonostante qualche scivolone o scelta sbagliata, rimane un’alleanza che funge da scudo per la libertà e la pace dei Paesi membri.