Finale con il botto, domenica sera, al Musicultura Festival di Macerata. Ad aggiudicarsi il premio Ubi Banca di ventimila euro è Francesco Lettieri con la sua “La mia nuova età” e poi ospiti, nostalgia e ritmo nella serata che segna l’inizio della vera estate marchigiana

In un’arena gremita di pubblico, per la maggior parte non pagante, si apre la finalissima della XXX edizione del Musicultura Festival, il concorso di musica popolare e d’autore marchigiana.  La corsa agli omaggi in biglietteria fa notare che la cultura a Macerata “non si paga” ma basta essere “amico di” o far parte di qualche associazione per poter entrare gratis con buona pace dell’economia culturale italiana che dovrebbe sostenere il teatro e la musica. Ma, si sa, Macerata è una città abituata a ben altri riflettori e allora largo alla “Macerata bene” e alla corsa all’omaggio pur di risparmiare “l’altissimo” costo del biglietto (i posti migliori si potevano acquistare a 18 euro).

In apertura Enrico Ruggeri, molto più a suo agio nei panni del cantante che in quelli del presentatore, ci incanta con “Quello che le donne non dicono”. Seguono le esibizioni dei quattro finalisti: Francesco Lettieri, Lavinia Mancusi, Francesco Sbracci e Gerardo Pozzi tutti centrati sul loro brano e meritevoli della vittoria. Anche se la presenza scenica e la vocalità della Mancusi avrebbero meritato almeno un premio.

Una piacevole incursione teatrale di Carlotta Natoli con un brano di Achille Campanile intitolato: “ Guerra” regala alla serata quel gusto pop/culturale di cui Musicultura è, da sempre, portatrice.

A sorpresa, una Natascia Stefanenko super professionale e dal ritmo impeccabile, chiama sul palco l’ospite atteso della serata: Daniele Silvestri. Silvestri stupisce ed emoziona, decide di non eseguire i suoi brani più famosi ma ci regala, in sequenza: “Le navi”, “La mia casa” e “Prima che”. Subito dopo l’esibizione, al microfono di Ruggeri dichiara che, quando deve esibirsi in una location che lo ispira cerca sempre di stupire e di stupirsi. Di non farsi prendere dalle abitudini ma di lasciarsi andare a quello che viene. “Ogni tanto mi nascondo dietro quello che canto, dietro quello che scrivo. Non mi sono mai sentito né un cantante né un interprete, non sono impeccabile, eppure cerco sempre di dare un senso a ciò che faccio. Quello che un artista fa deve avere una ragione di essere.”

La serata procede con un ritmo incalzante e,  dopo il premio della critica, consegnato da Carlotta Tedeschi, a Enzo Savastano è la volta di un momento intimo con i quattro finalisti. Ognuno di loro racconta un cantautore italiano che lo ha ispirato e intona pezzi di canzoni famose. Si va dal Dalla di Lettieri al De Gregori e alla sua “Generale” per la Mancusi, fino ad arrivare ad Ivan Graziani per Sbracci e a Rino Gaetano per Pozzi. Un momento piacevole e di gusto, una delle tante chicche della serata che in programmi televisivi o radiofonici degli ultimi anni non si vedono più. Ruggeri, seppur con ritmi lenti, riesce a creare un’atmosfera piacevole che aiuta il pubblico ad entrare nelle pieghe più intime di questi giovani artisti. A sdrammatizzare il tutto, il simpatico video in cui viene insegnato il dialetto marchigiano ai finalisti.

Ed ecco apparire Rancore sul palco. Il rapper ci regala una forza ed un carisma inusuali e il suo messaggio ci arriva forte e chiaro. Immancabile il duetto con Silvestri in “Argento Vivo” peccato non ci fosse anche Manuel Agnelli.

Ma le sorprese non sono finite e dopo che la Stefanenko gira tra il pubblico chiedendo le preferenze (ricordiamo che a decretare il vincitore è il pubblico in arena che può votare grazie a delle cartoline) e preannunciando la vittoria finale con le tante voci che si alzano a favore di Lettieri, un mix di colori e gioia sale sul palco. Angelique Kidjo fa letteralmente impazzire lo Sferisterio che si alza in piedi sulle note di: “La vida es un carnaval”, “Once in a lifetime” e “Pata Pata”. La voglia di scatenarsi del pubblico è incontenibile e il premio per alti meriti artistici alla carriera della Kidjo è strameritato.

Con l’annuncio del vincitore assoluto cala il sipario sulla sobria XXX edizione della kermesse canora con l’annuncio che le audizioni live, nel 2020, verranno ospitate non più nel piccolo Teatro della Filarmonica ma al Teatro Lauro Rossi, il teatro principale della città. Questa novità è il sintomo che Musicultura fa ormai parte della città di Macerata, la valorizza e la innalza grazie ad una manifestazione sempre più di classe e sorprendente.