Musica & Lavoro || Tamara Casula, fotografa ufficiale del libro fotografico di Caparezza: “sono un treno che viaggia sulla quarantina, ma non ha ancora smaltito l’adrenalina”

Riprende oggi il nostro viaggio nelle professionalità musicali. La musica vista con gli occhi degli addetti ai lavori, che non sono solo gli artisti, che – anzi – sono solo la punta dell’iceberg di un congegno molto più macchinoso ed ampio, nasconde sempre numerose sorprese. E noi siamo qui per svelarle.
La tappa di oggi è a Discoteca Laziale, in occasione del firmacopie di “Prisoner 709, CD-DVD live e libro fotografico” del grande Caparezza. Riportando vecchie parole del Capa su questo progetto: “Sicuramente era una cosa che volevo fare perché non l’avevo mai fatto…”, nato per celebrare chi collabora con lui e orbita intorno ai suoi spettacoli: “Allo stesso tempo avevo voglia di dare visibilità a chi lavora nell’oscurità dei concerti, non sotto i riflettori, ma che permettono a noi di esibirci”. Insomma Salvemini ha sposato lo scopo di questa rubrica, Musica (è) Lavoro.
Pescando nel grande entourage del rapper di Molfetta, ospite d’eccezione di oggi è Tamara Casula, da tempo sua fedelissima fotografa, ad oggi anche prestigiosa firma del libro fotografico annesso a questo tour.
Un nome non affatto sconosciuto quello della Casula nel mondo musicale, occhio fotografico di molti e grande appassionata del settore. La scelta della copertina di questo libro nasce con una foto scattata – più o meno consapevolmente – dalla stessa durante un live: la mano di Caparezza che accoglie le mani di molti suoi fan, quasi in un abbraccio metaforico dalla sua prigione 709. Questa stessa immagine è poi divenuta anche la copertina del CD/DVD. Un abbraccio di mani che il Capa sta riproponendo ad ogni suo arrivo in occasione dei firmacopie, puntualmente postate sui suoi canali social.

Chi è Tamara in una frase o battuta?
Non l’ho ancora capito, potrei rispondere con una frase di Caparezza (tanto per citarne uno a caso): “sono un treno che viaggia sulla quarantina, ma non ha ancora smaltito l’adrenalina”

Come nasce la tua passione per la fotografia e da chi ti senti maggiormente ispirata?
È nata per caso. Volevo fare un corso da cameraman, ma prima partiva un corso di fotografia; lì ho scoperto che amavo fermare il tempo con i miei scatti, dare una mia versione della realtà, e di avere talento per i ritratti che ancora oggi sono la mia espressione fotografica preferita. Amo i volti e fotograferei ogni passante, tutti sono interessanti e tutti hanno qualcosa da raccontare. Mi piace l’idea di poter restituire con una fotografia le emozioni che ho provato scattandola.
Non ho un fotografo di riferimento. Me ne piacciono tanti e tutti mi hanno dato materiale per riflettere e per capire cosa mi piace. Quando guardo le foto di altri fotografi cerco di immaginare che emozioni hanno provato nell’effettuare lo scatto e, se già a livello empatico riesco a provarle, mi ingegno per ricrearle con le mie tecniche, i miei soggetti, i miei volti e i miei luoghi.

Negli anni Settanta e Ottanta, un’espressione diffusa era “fotografo donna” per accentuare la presenza delle donne nel mondo della fotografia. Diciamo che la donna è sempre stata rappresentata dall’altra parte della macchinetta, la classica modella, musa ispiratrice e forse ancora oggi è così. Hai avuto difficoltà ad affermarti in questo campo?
Purtroppo sì, le donne in questo campo (e non solo in questo) devono faticare il doppio rispetto ai loro colleghi maschi per ottenere il medesimo risultato o riconoscimento. Non siamo prese sul serio e spesso mi sono sentita fare domande del tipo: “ ma sei una vera fotografa? Lavori con attrezzature professionali?” e non parlo di persone incontrate per caso, ma di clienti al primo colloquio per un lavoro e,  se il colloquio lo chiedono loro previa visione del mio sito e dei miei lavori, capite bene che la domanda è superflua per non dire del tutto inutile.

Ma veniamo adesso alla Musica – campo di pertinenza del nostro magazine – hai scattato per molti artisti del panorama indipendente della cosiddetta “scena romana”. Il muro del canto, GaLoni e tantissimi altri, quanto fermento hai potuto constatare in quei palchi?
Tantissimo, per questi citati ma anche per tantissimi altri. Il pubblico li ama, conosce a memoria le loro canzoni e spesso il mio divertimento più grande è cogliere le emozioni sotto palco. Purtroppo, però, sono spesso relegati in una realtà ristretta, quella appunto della “scena romana”. Questo è un vero peccato, soprattutto per chi non potrà mai apprezzare e godere della loro musica. Sfortunatamente siamo in un paese dove, per avere successo, devi piegarti alle regole di mercato. Direi di chiudere subito questo vaso di pandora, o il rischio è quello di sentirmi lamentare per almeno altre 250 righe.

Qual è il musicista che in assoluto non conoscevi nè umanamente nè artisticamente che più ti ha sorpreso?
Sono troppi per citarne solo uno o qualcuno. Quando un artista affida a me la sua immagine pubblica, studio la sua discografia passata e, spesso, se il lavoro è relativo ad un nuovo progetto, ho la fortuna di poter ascoltare in anteprima dei veri capolavori. Così accade che m’innamoro artisticamente e che queste nuove scoperte diventino compagnia assidua nelle mie ore (tante) di post produzione.

Passiamo adesso al progetto che sicuramente è il predominante nella tua carriera: Caparezza. Collabori con lui da diverso tempo, ad oggi risulti la fotografa ufficiale del libro fotografico del tour di Prisoner 709, ti va di raccontarci la genesi di questo progetto?
Il progetto relativo al book fotografico che ripercorre le date del tour invernale è nato durante il tour stesso e con esso si è evoluto. Quando, nella tappa bolognese, Caparezza mi ha comunicato di avermi scelta come sua fotografa per il libro del tour, credo che i piedi si siano staccati dal pavimento, tanto da arrivare addirittura alla sua altezza. Da li ho intensificato la mia presenza, abbiamo capito quali canzoni andavano privilegiate. Sono stata aiutata, coccolata, supportata e sopportata da tutto lo strepitoso  staff di Michele: le coriste, i ballerini, i musicisti, i tecnici (senza le luci del mitico Bulletti non avrei fatto neppure una foto decente) e tutte le fantastiche persone che hanno preso parte a questo tour. La data finale di Perugia è stata quella che mi ha permesso di eseguire un reportage del backstage per raccontare al meglio chi lo spettacolo lo fa, ma non da sopra il palco. Una volta concluso il tour, ho mandato a Caparezza tutti gli scatti effettuati in tutte le date e lui, paziente come pochi, ha fatto una selezione di circa 160 foto, dalle circa 2500 inviate (e ancora mi rivolge la parola, assurdo). Poi i meravigliosi grafici hanno fatto il resto. Il risultato è un libro che racconta di quanta passione, calore umano, pazienza e bellezza ho (e abbiamo) visto passare sotto i nostri occhi ad ogni singolo concerto di questo tour.

Un progetto che nasce dalla volontà di Michele di mettere in luce anche chi lavora dietro le quinte dei suoi spettacoli e che permette che tutto ciò possa davvero realizzarsi. Dal tuo canto provi sempre – attraverso le tue fotografie – a portare sulla scena anche chi non era presente. Se dovessi riassumere in una sola parola il tuo lavoro sottopalco nei live del Capa, quale sarebbe e perché?
Credo che la parola sia “comunicare”, perché ho cercato di trasmettere la stima che Caparezza nutre per chi lo aiuta ad esprimersi e la stima che loro provano per lui, la passione di chi il palco lo vive per regalarci emozioni e di chi da sotto si adopera affinché lo spettacolo sia perfetto, e l’amore di  Michele per il suo pubblico e quello immenso del suo pubblico per lui. I fan di Caparezza sono veramente bellissimi e credo che questo sia rappresentato al meglio dalla foto che è poi diventata la copertina del dvd e del libro di Prisoner 709 live.

Nella tua lunga esperienza, chi sogni di fotografare ancora? Il tuo sogno lavorativo nel cassetto.
Per me Caparezza era ed è il sogno più ambito, perché è il mio cantante preferito, conosco ogni sua canzone a memoria (e posso garantire di non averne molta). Siamo per così dire cresciuti insieme, lui con la sua musica ed io con le mie aspettative rispetto alla musica. Ad esempio: nel periodo in cui lui era molto politico, avevo fame di canzoni che parlassero di politica. Ora, con questo ultimo lavoro così introspettivo, ha appagato la mia esigenza di guardarmi dentro.

Photogallery in esclusiva dalla data  estiva di Cagliari

per Inside Music di Tamara Casula.

Foto copertina di Giusy Chiumenti.

Social Addicted. Sceneggiatrice su Whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.

2018-09-12T19:25:25+00:00 12 settembre 2018|Musica&Lavoro, Rubriche|0 Commenti