Muriki: un flusso di coscienza e di risveglio, come una rivoluzione

di Paola Pagni

Involution” feat. Valentina Bausi è il titolo del videoclip che anticipa l’omonimo EP dell’artista brindisino Attilio Errico Agnello capofila del progetto MurikiL’EP disponibile su tutte le piattaforme digitali da martedì 22 giugno, è pubblicato da Redgoldgreen in collaborazione con “Programmazione Puglia Sounds Record 2020/21”.

Un progetto che ruota attorno ai ritmi e al calore dell’afro-funk, cinque tracce che seguono il modello standardizzato dell’esposizione tematica e dell’improvvisazione. Temi strumentali si coniugano con la contaminazione di ritmi e suoni dell’Africa e dal Mediterraneo, dove i testi nascono da un approccio ritmico all’uso della parola cantata, dalla ricerca lessico/etimologica oltre che sonora del linguaggio usato.

Abbiamo scambiato qualche battuta con Attilio Errico Agnello sul progetto Muriki, scoprendo una filosofia musicale affascinante, densa di tradizione e consapevolezza.

Intervista a Muriki

“Involution”, che suona come una sorta di constatazione dell’oggi, funge anche da punto di partenza per lo step successivo, quindi per la “Revolution”? È questo il significato del brano?

“Involution” nasce da una riflessione sul sistema che ci circonda: la società, la cultura, la religione, la politica…che in linea col passato oggi, a mio avviso, mostra ed evidenzia gli aspetti più regressivi quali le divisioni, le sottoculture, i fanatismi e la gestione del potere a vantaggio dei gruppi finanziari. In tutto questo percepisco come molti, l’involuzione della civiltà che è incapace di liberarsi dalle manipolazioni mentali che la condizionano. Ritengo che molta informazione sia controllata e gestita in malafede e tende nel suo essere divisiva a generare conflitti. Nelle poche parole del testo di “Involution” dico che serve fuggire da questo sistema e che l’unica via è quella di prenderne coscienza. Sarebbe rivoluzionario se un rinato flusso di coscienza ci ridestasse tutti alla realtà che stiamo vivendo.

La scelta delle sonorità afro/tribali è quindi legata al significato del progetto o è puramente stilistica?

Il suono dell’Africa nelle sue diverse declinazioni mi ha sempre accompagnato nelle produzioni musicali. Tra i miei ascolti c’è molto Manu Dibango perchè mi piace del suo sound afrofunk il modo di parlare mettendo sempre al centro del discorso il suo sassofono, poi c’è la poliritmia dei tamburi africani che per me basterebbe da sola a sostenere tutto il groove e infine sento nella musica africana una appartenenza culturale legata al racconto popolare tipica anche della terra in cui sono nato, il Salento. Alla base di questo progetto ci sono questi ingredienti perché semplicemente fanno parte del mio modo di fare musica.  

Come mai la scelta di alternare tracce cantate ed altre puramente strumentali?

In una formazione del passato ho scritto e cantato alcuni testi in italiano, legati alle tematiche e alle sonorità reggae di quel periodo, poi successivamente non ne ho più avvertito la necessità e mi sono dedicato solo e soltanto alla musica strumentale, funk principalmente…In questo progetto sono tornato a scrivere delle parole con l’urgenza di comunicare unendo insieme, quando è possibile, i due linguaggi. Questi pezzi non sono delle canzoni ma degli strumentali con sezioni cantate il cui testo percorre e ricerca altre strade linguistiche come l’inglese di “Involution” o il mio dialetto d’origine in “Mmasùna”. Mi è rimasto il gusto poi di esprimermi ancora soltanto coi suoni sviluppando temi e improvvisazioni in questo ingranaggio ritmico percussivo.

Muriki non è un nome scelto a caso, ma fa riferimento a dei primati della foresta atlantica il cui senso di comunità è molto forte: cosa volete sottolineare quindi?

Come ho risposto in altre interviste, tralasciando il suono di questo nome che mi ha catturato sin da subito, mi piace anche trovare un significato alle cose che mi identificano e quindi ho scelto questo nome pensando idealmente di appartenere a quella umanità che quanto meno prova a comportarsi come i Muriki, in una realtà purtroppo compromessa in cui gli esseri umani stanno perdendo il senso vero di sentirsi comunità.

Quindi qual è il fil rouge che unisce i vari elementi del progetto?

Se devo pensare al filo che lega i brani di questo disco mi viene in mente il contenuto di un messaggio…Ho già detto dei ritmi percussivi e dei modi musicali che idealmente sento come legami tra la mia sponda del mediterraneo e l’Africa, legami di una cultura che si perde nel tempo passato e che ci ha visto tutti, in questo specchio d’acqua, popoli in movimento, movimento che si è tradotto in scambio oltre che di suoni anche di modi di vita comuni, ecco il messaggio è questo: l’appartenenza a una tradizione che mi si è rivelata pensando a questo progetto e che è venuta fuori naturalmente con questo sound. 

State già pensando a dei concerti? Come pensate di portare live questo progetto?

Questo è un disco di per sé già live, è stato registrato in presa diretta per sezioni con pochissima post-produzione. I concerti che ne scaturiscono hanno lo stesso suono, magari ancora un po’ più crudo…ma il disco è uscito da poco e anche se la promozione sta andando bene, concretamente si spera di organizzare un qualche tour per dopo l’estate. Certamente non mancheranno alcuni appuntamenti ad agosto qui giù in Salento, alcune cose sono confermate ed altre sono in via di definizione e quando verrà il momento ne daremo comunicazione attraverso i nostri canali social.

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