Il primo Men in Black è decisamente un cult. Uno di quei film che hanno segnato l’immaginario di una generazione, riuscendo a combinare fantascienza, azione e commedia, grazie anche ad uno strepitoso Will Smith straordinariamente in crescita. Era la fine degli anni ’90, e il fenomeno Men in Black vedeva la sua prima alba.

Oggi, vent’anni e più dopo, arriva il primo spin-off alla trilogia originale. Men in Black International riprende ambientazioni e situazioni, senza però portare sulla scena i protagonisti classici, proponendo la coppia composta da Chris Hemsworth e Tessa Thompson. Riuscirà questa nuova incarnazione degli uomini in nero a bucare nuovamente lo schermo?

La trama è piuttosto semplice: Molly (Tessa Thompson) assiste, da bambina, ad un intervento degli uomini in nero. Passerà il resto della vita cercandoli, fino a diventare una di loro, ed essere coinvolta in un’avventura insieme all’Agente H (Chris Hemsworth). Il prezzo? Il destino del pianeta Terra. Tra inseguimenti mozzafiato, intrighi e colpi di scena, l’azione si protrae fino al finale.

Il primo problema è forse qui: una trama fin troppo lineare, a tratti prevedibile, che non restituisce nulla della trilogia originale. Potrebbe trattarsi di un qualsiasi film di fantascienza e non noteremmo alcuna differenza, se non nel franchise più celebre. Un peccato, perché agli interpreti in gioco sono capaci, soprattutto Tessa Thompson, ma si ritrovano ad interpretare personaggi piatti e stereotipati, senza particolare carisma o la capacità di farsi ricordare. Un peccato, come detto poco sopra, perché i due hanno dato mostra di grande sintonia in Thor Ragnarok, e avrebbero meritato una scrittura in grado di valorizzarne i ruoli.

men in black international

La regia riesce a sopperire ai difetti della sceneggiatura, riuscendo a proporre un ritmo incalzante e delle inquadrature accattivanti, rendendo il film gradevole in un minutaggio che non raggiunge le due ore. Sicuramente Men in Black International non annoia, ma coinvolgere è tutta un’altra cosa, e il lavoro della regia e del montaggio non può ribaltare le sbavature della sceneggiatura alla base del racconto.

Menzione d’onore per il comparto tecnico, a partire dalla cura per i design e i costumi: si cerca di mantenere uno stile vicino ai classici, innovando, anche grazie alle varie ambientazioni sparse per il globo (International è davvero un titolo più che azzeccato!). Ottimi gli effetti speciali, senza alcuna sensazione di finzione o simile. L’occhio vuole la sua parte, e Men in Black International fa il suo lavoro!

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Dunque la domanda è: Men in Black International è un film da vedere in questa calda estate?

Mentirei se a questo punto vi dicessi che è un capolavoro, così come mentirei se vi dicessi di correre al cinema. Bisogna prendere questa pellicola per ciò che è: un simpatico spin-off ideale per riempire una serata o un pomeriggio, cercando un film con la capacità di intrattenere e, perché no, anche un po’ far sognare, tra viaggi lampo e misteri provenienti dal cielo. E forse anche un po’ per riscoprire la nostalgia di quando abbiamo visto il primo Men in Black, con un’altra età, un altro sguardo, un altro cuore.