Mattia Caroli e I Fiori del male: intervista e nuovo EP “Come non fossi qui”

di Giulia Marcuzzi

Da venerdì 2 ottobre è in rotazione radiofonica “La mia generazione”, il nuovo singolo della band reatina MATTIA CAROLI & I FIORI DEL MALE.

Il brano, prodotto da Leo Pari e il primo in italiano, anticipa l’EP “Come non fossi qui”, di prossima uscita.

La mia generazione” racconta di come televisione e social abbiamo appiattito e distorto sentimenti ed emozioni.  

Fatte di televisione”, le nuove generazioni dimenticano amore e poesia e da questa “terra desolata” emerge una Roma vissuta e usurata tra ricordi d’amore e sofferenze.

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Il vostro primo album è interamente in lingua inglese e in questi ultimi anni avete suonato tanto in giro per l’Europa. Cosa vi ha spinto a scrivere per la prima volta in italiano?

Abbiamo deciso, in particolare per quanto riguarda i primi lavori, di usare la lingua inglese per avere un riscontro che superasse i confini nazionali e che ci permettesse così di portare la nostra musica in giro per il mondo.

È stata una scelta naturale in quanto la maggior parte dei nostri artisti di riferimento provengono da oltre confine, inoltre tutti noi amiamo viaggiare; in quest’ultimo EP abbiamo sentito l’esigenza di apportare delle novità stilistiche: per quanto riguarda La mia generazione una volta deciso il genere su cui orientarci ci siamo affidati all’esperienza di Leo Pari che ci ha guidato verso una forma di elettro pop.

Non volevamo fare il classico karaoke all’italiana con la solita voce martellante e abbiamo preferito tenere le voci dentro mantenendo il nostro sound internazionale.

Sicuramente viaggiare per così tanto tempo vi ha influenzato molto a livello di stile e di sound, dando vita quasi ad un cambio di rotta musicale. Quali sono i luoghi e gli artisti che vi hanno ispirato maggiormente per questo nuovo lavoro?

Per quanto riguarda i luoghi, indubbiamente, Roma, Londra e Berlino poiché sono i luoghi dove abbiamo collaborato con vari produttori ed abbiamo dato forma ai nuovi brani.

Per le sonorità ci siamo ispirati ai Depeche Mode, agli Arcade Fire, Baustelle, Alt-J, solo per citarne alcuni.

Passiamo ora al vostro nuovo singolo “La mia generazione”…da dov’è nata l’esigenza di scrivere questa canzone? In un periodo particolare come questo in cui ci si ritrova forzatamente a dialogare in modalità online, è forse un invito a non dimenticarsi di rimane connessi con il mondo reale?

Il pezzo nasce dalla necessità di raccontare gli anni dell’università a Roma e in particolare il quartiere Monti che rappresentava e ancora rappresenta la base della band. È un respiro profondo delle nostre storie e di quelle degli altri.

In questa sorta di caos metropolitano, nell’indifferenza e nella freddezza delle relazioni c’è chi non si arrende: come due amanti che si baciano nel traffico e non ci sono per nessuno.

Conoscere da vicino altri Paesi vi ha permesso di vedere la realtà da più prospettive. Avete trovato un luogo ideale in cui vivere?

In questi anni di tour abbiamo vissuto esperienze che ci hanno formato molto, sia a livello umano che professionale, abbiamo avuto la possibilità di conoscere molte persone con le quali ci siamo confrontati, spettatori, o altri artisti, dai quali successivamente, in più casi, sono nate collaborazioni ed amicizie.

Crediamo che questo senso di condivisione sia il lascito più importante.

Prima del Covid eravamo abituati a viaggiare molto, questo era il nostro luogo ideale: la strada! Al riguardo non possiamo che citare Jack Kerouac:

“Prova a meditare sul sentiero, devi solo camminare fissando la strada sotto i piedi senza guardarti intorno e così cadi in trance mentre la terra scorre sotto di te”.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal vostro nuovo EP?

A quattro anni di distanza dal nostro primo album possiamo dire che il cambiamento nella nostra musica si è costruito col tempo, con i tour all’estero e con la curiosità verso nuovi stili, volevamo un sound forte per descrivere qualcosa di forte, il folk non ci bastava.

Come non fossi qui è il titolo del nostro prossimo lavoro.

L’EP è frutto di una coproduzione internazionale realizzatasi tra le grandi capitali europee Roma, Berlino e Londra.

Sicuramente sarà una novità dal punto di vista stilistico in quanto abbiamo apportato nuove sonorità prettamente elettroniche, pur mantenendo gli elementi che ci hanno da sempre caratterizzato come, ad esempio, l’uso dei fiati.

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