Matteo Casilli “Per me indipendente è tutto ciò che si può fare con passione e senza sottostare a logiche dettate da altri”

Oggi la nostra rubrica sulla musica indipendente vede un altro  punto di vista, quello di un fotografo che la scena indie nostrana ha deciso di immortalarla e raccoglierla in un libro.
Matteo Casilli, romano “’de Roma”, fotografo professionista, è autore di un progetto dal nome “Musician”  che prova a descrivere la musica attraverso i volti dei suoi rappresentanti. Una raccolta di 261 foto che rappresentano i maggiori esponenti della scena indipendente nostrana, fotografati tutti nello stesso set di casa sua. Abbiamo deciso di conoscere Matteo e capire – da fruitore della musica ma da non addetto ai lavori – come il suo punto di vista su questo panorama  sia cambiato. Se questo mondo sia in progressione o in regressione ce lo facciamo dire da lui.

Ciao Matteo, benvenuto nella mia rubrica sulla musica indipendente, domanda d’uopo introduttiva: che cosa significa “Indie” per te e che cosa lo  è davvero?
Secondo me “Indie” adesso è il trampolino di lancio per diventare mainstream. Non è un genere, non è la scelta di essere di nicchia, è solo lo step iniziale per sfondare nel pop, nel rock, insomma nel mainstream a tutto tondo. Cos’è indipendente per me? Tutto ciò che si può fare con passione e senza sottostare a logiche dettate da altri. A Roma c’è una scritta che mi piace molto e raffigura l’essenza dell’indipendenza: “Padroni de ‘gnente, schiavi de nessuno”, ecco l’anima indie secondo me è proprio in questo.

Sei autore di un progetto dal nome “Musician” che deriva da un logo stampato su una maglietta di Liam Callagher degli Oasis. E’ stata la loro musica ad introdurti nel mondo dell’indipendenza?
E te come fai a saperlo questo? Beh diciamo che la scoperta della maglietta di Liam Callagher è venuta dopo, avevo già iniziato a fotografare musicisti, per lo più amici, e avevo creato questa cartella sul pc a cui avevo dato il nome “Musician” giusto per rimarcare chi fossero i soggetti, non perchè pensavo dovesse essere il nome del progetto, poi in realtà il nome è diventato virale e quindi ho deciso di lasciarlo. Sull’episodio della maglietta invece c’è una  storia simpatica dietro: era il mio compleanno, Musician era chiuso già, e un mio amico mi regala questa maglietta di Liam  Callagher con lo stesso nome del progetto. Io non sono particolarmente fan degli Oasis, li ascolto come ascolto tanta altra musica, che da sempre fa parte della mia vita, ma preferisco i Pearl Jam, Eddie Vedder o i Radiohead agli Oasis.

Un fotografo con un background di tutto rispetto, tra le altre mete raggiunte ti si annovera come assistente di Terry Richardson e Oliviero Toscani, ma non sei al tuo primo progetto in musica, gli apripista sono stati i Radiohead, in che modo li hai usati per esprimerti?
Beh il progetto che stai citando si chiama “No Surprises”. Ero a New York, ero partito per questo viaggio per ritrovare me stesso e mi sono imbattuto in un progetto fotografico sulle periferie della metropoli, le giravo in lungo e in largo per catturarne gli aspetti più interessanti ed immortalarli in fotografie, e lo facevo ascoltando h24 i Radiohead in cuffie. La canzone che più di tutto ha assecondato sia i miei stati d’animo che le sensazioni di quelle periferie così malinconiche era – su tutte – “No Surprises”, e quindi ho voluto chiamare così il mio progetto, omaggiando Tom Yorke per l’ispirazione.

Parliamo della scelta del set, prima che di quella dei protagonisti. Non un set “ad hoc” per ogni artista ma tutti di fronte allo stesso obbiettivo e appoggiati alla stessa parete bianca di casa tua. Come nasce questa idea di fissità?
“Musician” nasce così per caso, abbiamo fatto una cena a casa mia al Pigneto, e ho fatto una foto ad un mio amico musicista che l’indomani l’ha usata come foto profilo  sui social ricevendo molti like, quindi da lì è scattata la molla per farne altre e poi trasformarlo in un progetto. Per quanto riguarda lo sfondo bianco invece – o comunque tutto il set – è una scelta stilistica che uso spesso nei miei progetti, mi piace che l’ambiente intorno sia essenziale, così da dare più importanza al soggetto.

L’apripista di questo progetto è stato un tuo amico musicista, Gianluca degli Astenia, seguito da Gabriele dei Joe Victor, come sono venuti fuori gli altri nomi? Li hai scelti secondo il tuo gusto musicale o ti sei affidato al passaparola fra la cosiddetta “scena romana”?
Ho iniziato con la “scena romana” perchè sicuramente più semplice da raggiungere, abitando per altro nel più caldo quartiere della suddetta scena i canali per arrivare ai soggetti erano tutti intorno a me. Tanti non li conoscevo, li ho conosciuti di persona sul set ma li ho ascoltati e mi sono informato su di loro prima, per me la musica è sempre una scoperta, quindi anche questo approccio mi è piaciuto. Poi la scena romana si è allargata, grazie anche al passaparola. Devo fare una piccola precisazione però: nel mio libro non è raffigurata solo la cosiddetta scena indipendente, ci sono anche foto di rappresentanti del pop o della musica classica ad esempio.

Quanto fermento musicale hai potuto constatare nella scena indipendente nostrana?
C’è tanto fermento, davvero tanto. Da fine 2015 ad adesso è uscita tanta gente di cui sentiremo parlare a lungo. Su 260 volti presenti nel libro almeno 10 faranno strada. Sono delle persone che hanno davvero molto da dire, vengono dalla gavetta e meritano tutto il successo del caso.

Non parleremo di tecnicismi fotografici perchè non so scattare neppure figure intere con Iphone senza tagliare i piedi a qualcuno, ma ancora di musica. Quanti sfizi “da fan” ti sei tolto? Hai ricevuto in casa tua tanti beniamini del popolo.
Beh non nego che mi fa piacere che mi riconoscano e mi salutino, essendo poi collezionista mi piace anche il fatto di avere i loro cd autografati, alcuni me li hanno anche regalati spontaneamente. La cosa però più bella è che molti di loro mi facciano ascoltare i brani degli album in uscita, ancora in fase di elaborazione, e vogliano ascoltare il mio giudizio di uditore. E’ davvero bello, sì.

Qual è il musicista che in assoluto non conoscevi nè umanamente nè artisticamente che più ti ha sorpreso?
“Perchè me devi fa litigà co’ a gente ora?
” (ndr: ridiamo). Ce ne sono tanti, davvero, te ne voglio citare uno ad esempio, perchè mi fa piacere, poi è romanista, è un lupacchiotto come te e me,si chiama Galeffi, è uscito il suo nuovo album a fine novembre e ha scritto un brano che si chiama “Totti Gol”, io il mio libro l’ho dedicato a Totti e a Mesolella, e quindi fai te, merita davvero attenzione questo ragazzo, ne sentiremo parlare a lungo.

C’è stata una reunion al Pigneto,  nel locale “Na cosetta”, fra tutti i protagonisti del tuo libro che si sono rivisti e hanno autografato la loro stampa, prevedi di farne altre?
In realtà non c’è stata un reunion ma una scommessa fra me e Luca, il proprietario del locale che ha acquistato “Musician”. Luca ha fatto una scommessa con me: avrebbe impiegato meno tempo lui a ricevere nel suo locale per cena gli ospiti del mio libro e farsi autografare la loro foto, rispetto al tempo che ho investito io per ritrarli tutti. Io ancora non l’ho firmato, la mia sarà l’ultima firma. In realtà adesso è avvantaggiato perchè con questa intervista lo sto aiutando a radunare gli artisti per le firme.

Cosa vogliamo dire agli artisti i cui volti sono rimasti fuori da “Musician”?
Beh in effetti questa è proprio una bella domanda. I volti che ho immortalato sono 261 ma ce ne stanno tanti altri che ho conosciuto soltanto dopo, quando il progetto ormai era già ultimato. Una parolina a loro la  vorrei davvero dire: vi stimo tanto come artisti, purtroppo progetti come questo sono l’incastro di più meccanismi e tempistiche, e molto spesso il fattore che fa la differenza è il cosiddetto “culo”. Ci sarà modo per collaborare insieme.

Facciamo una enciclopedia?
E’ un lavoro dispendioso, un impegno a tempo pieno. Per realizzare “Musician” ho messo in stand by altri progetti lavorativi. Se c’è qualche matto che vuole farlo, che vuole investire nel sequel di “Musician”.. perchè no?

A cura di Fabiana Criscuolo

 

Fabiana CriscuoloFabiana Criuscuolo

Social Addicted. Sceneggiatrice su Whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.

2018-10-04T22:58:51+00:00 15 febbraio 2018|Gioved-INDIE, Rubriche|0 Commenti