MOTORE DI VITA è un album composto di dodici tracce, prodotto artisticamente da Mario Venuti insieme a Seba. Il disco vanta anche la collaborazione artistica di Kaballà e la presenza del batterista jazz e arrangiatore ritmico Luca Scorziello, che ha curato le percussioni del brano “Caduto dalle stelle” attualmente in rotazione radiofonica.

Abbandonati i temi sociologici de “Il tramonto dell’Occidente”, “sentivo il bisogno di riscoprire il mio lato più terreno e sensuale” – così Mario Venuti racconta il nuovo album.

Motore di vita” riguarda il corpo, che si riscopre nella danza e nei sapori, nella percezione della musica e dell’amore, nelle meraviglie del viaggio e del creato, nella consapevolezza che ognuno di noi ha il potere di dare un carattere al mondo.

Tutto il disco emana un umore disteso e positivo, senza dare spazio a forme di autocommiserazione, al contrario, suona come un ripetuto grazie per gli immensi doni che la vita può regalarci.

Comunemente sui prodotti in vendita si legge l’avvertenza “Conservare in luogo fresco”, questa stessa frase è anche il titolo di uno dei brani contenuti nel suo ultimo lavoro in studio. Un monito a dosare gli ingredienti dell’amore, a gustare i diversi sapori del vivere insieme con ironia e forse sullo stile del grande Lucio Battisti. La melodia circolare si snoda su beat anni ’80 senza nostalgia, ma galleggiando su un sound fuori dal tempo ed un groove che è identificativo del cantautore siciliano.

Hai definito il tuo ultimo lavoro “orgogliosamente pop”. Hai avuto modo di collaborare con il cantautore dei Baustelle Bianconi, che invece sostiene di aver prodotto un lavoro “oscenamente pop”. Cosa significa fare pop? Come definiresti il pop moderno e se fosse un colore quale sarebbe?

Francesco Bianconi, ha usato un iperbole per definire un pop che si fa più sfacciato. Io ho sempre usato con una certa disinvoltura la materia pop, perché è l’ambito in cui mi esprimo meglio, più congeniale al mio sentire. Questo disco usa il linguaggio pop con orgoglio, perché non si vergogna di essere più solare, disteso, positivo, direi consolatorio. Le canzoni hanno questa capacità balsamica, ho evitato i lamenti, l’autocommiserazione. Il colore che potrei dare al pop è sicuramente il rosso,  ho sempre amato il colore della sensualità, che mi fa pensare alla passione.

Amore e musica, un connubio tanto inflazionato e contraddittorio, spesso i cantautori sentono l’esigenza di cantare ciò che la società contemporanea avverte come desiderio o speranza, quella di non rimanere soli. Nel brano “Lasciati amare” si chiede di accettare un dono affettivo, la voce della persona amata come una sirena, spegne ogni altra musica. Secondo te quale dei cinque sensi è indispensabile per comunicare al meglio col mondo esterno, per amare chi ci sta accanto?

Da musicista, ovviamente l’udito. Media le vibrazioni del mondo, anche se logicamente servono tutti i cinque sensi per entrare in piena connessione con ciò che viviamo, rimane forte l’esigenza di ascoltarsi.

Una volta la minaccia alla privacy era il pettegolezzo e ciò che si temeva era l’attentato alla nostra reputazione pubblica, e il portare in piazza i panni sporchi che dovevano originariamente essere lavati in famiglia. Nel mondo che osservi quanto diventa importante il “farsi vedere” per acquisire un riconoscimento sociale? Nella tua realtà quale emozione non merita condivisione?

La musica pop si nutre anche dell’immagine dell’artista completa in quanto ci si mette a nudo. Con un messaggio, con la gestualità, anche durante i concerti. Il pubblico vuole identificarsi con l’artista e servono anche le immagini per descrivere un racconto che viene inciso su disco. Sono queste le immagini che meritano condivisione senza scendere nel  pettegolezzo.

Immagina di avere un foglio bianco da riempire, a tuo piacimento, hai la possibilità di usare una sola parola per descrivere la tua carriera e la tua musica, quale useresti?

“Reinventarsi” è la parola più adatta per descrivere anche la mia carriera. La pagina successiva è bianca, tutta da scrivere. Ho tante sfaccettature, sono un pò come Pirandello, pian piano cerco di far uscire le molteplici maschere che ho. Artisticamente cerco di evolvermi e fornire a chi mi segue lati diversi della mia personalità, della mia sensibilità.

Il costume italiano si è evoluto, almeno così sembra, tu ami viaggiare, eppure torni a vivere la tua terra, dove ti sei formato culturalmente. Cosa manca per far sì che il bel paese raggiunga una vera evoluzione sociale?

Il nostro paese fa dei piccoli passi, il tempo poi detta sempre nuove esigenze, richieste provenienti dalla società che spesso la politica non sa interpretare, l’evoluzione dell’uomo è una conquista continua, a scardinare vecchi tabù.

Quale canzone di Battisti  o di altri cantautori del passato vorresti reinterpretare o riscrivere aggiungendo delle cose che loro non hanno avuto il piacere di vivere?

Sicuramente è un disco che ha molti riferimenti allo stile di Battisti, un modello, un faro per me. Mi piace per la sua ricerca, la sua musica era popolare, mi affascinava la sua capacità di elevare il quotidiano ad arte, molto pop. La sua produzione è stata cosi vasta che non saprei estrapolarne una, un pò come scegliere un pezzo dei Beatles rispetto ad altri, è ricca di riflessioni la scrittura di Lucio.

Quale sogno custodisci “artisticamente”, quale idea vorresti costruire e concretizzare in futuro?

Ogni volta non so quale sarà il prossimo passo, mi lascio guidare dal mio istinto. Guardo alle mie esigenze ma anche di quelle del mondo che mi circonda, che sembra avere  delle aspettative, come un vuoto da colmare, quindi a seconda delle circostanze cerco di soddisfare il mio bisogno espressivo che si deve raccordare con quello del momento, cerco di mediare tra queste due esigenze.

Sempre più artisti scelgono l’instore tour per promuovere e presentare album, in una dimensione più intima, tra scaffali di libri, un pianoforte o la chitarra e forse anche un buon modo per interagire con il pubblico che ti segue ed attende di immedesimarsi tra le tue storie in musica e magari sensibilizzarli alla lettura. Quale libro hai letto di recente?

Ho letto dei libri interessanti di uno psicanalista statunitense di origini ebraiche, David Irvin Yalom. E’ uno psicoterapeuta di scuola esistenzialista, pur essendo un medico nei suoi libri gioca molto con la filosofia, mi affascina perché mischia cenni storici con personaggi realmente esistiti come Freud, Nietzsche o Schopenhauer ad esempio.

Se “MOTORE DI VITA” fosse un quadro, cosa vorresti dipingere, o quale opera famosa e non potrebbe essere?

Non ci avevo mai pensato, istintivamente mi viene in mente la Primavera di Botticelli, come simbolo di una nuova fioritura.

Ognuno di noi è un isola buttata dal vento, così canta Mario Venuti, il suo è un viaggio che da oltre vent’anni regala emozioni, ci ricorda come il mondo offre a ciascuno molteplici occasioni, delle strade e l’uomo che sogna diventa come un gigante che divora le stelle, osserva e riceve stimoli, la musica diviene cura, sensazione di una nuova libertà che ci fa ballare spensierati.

Matt Dragà

MARIO VENUTI sarà in concerto prossimamente :

5 GIUGNO in Piazza Flora a COLLE SANNITA (Benevento) – NUOVA DATA

16 GIUGNO alla Corte Platamone– Palazzo della Cultura di CATANIA

2 LUGLIO al Parco Dora di TORINO per la rassegna Estate al Parco Dora

27 AGOSTO in Piazza Tommaso Tittoni a MANZIANA (Roma) – NUOVA DATA