Marco Ziliani: da X Factor a Calcutta fino al Bar Franca e Piazza Vittoria

di Paola Pagni

Mentre tutto sta pian piano ripartendo, ho avuto il piacere di intervistare Marco Ziliani, un artista giovane (classe ’95) ma con un bagaglio di esperienze musicali che, messe in fila ,potrebbero fare già una lunga carriera.

Ma invece che in fila una dopo l’altra, queste esperienze sono quasi tutte affiancate, ed a tratti si sovrappongono.

Marco Ziliani infatti traffica con la musica a 360 gradi, sopra e sotto il palco, davanti ad un microfono o dietro una batteria, e lo fa con la stupefacente naturalezza di chi con la musica ci vive in simbiosi.

Così, grazie al suo talento ed al suo tangibile entusiasmo, mette insieme una serie di centri in bersagli diversi, e riesce a far rientrare tutto nella freschezza e la spontaneità dei suoi 25 anni.

Ed è con questa freschezza che Marco Ziliani canta la storia raccontata in Piazza Vittoria, suo ultimo singolo in uscita Venerdì 29 Maggio, una canzone che, musicalmente, richiama il mondo funky moderno mentre, per quanto riguarda la melodia e il testo, ha il sapore dell’indie pop del momento.

Per chi pensa che stia esagerando, ecco qualche riga veloce sulla sua biografia:

Marco Ziliani Inizia già a 12 anni a calcare i palchi dei locali del Trentino Alto Adige, terra a cui è da sempre molto legato.

Nel 2014, scelto da Morgan insieme alla band trentina “The Wise”partecipa all’ottava edizione di X Factor live qualificandosi per i bootcamp.

Dal 2017 è il batterista e backing vocal del gruppo “Usual”, con cui ha all’attivo un EP, Just Feel Alright (pubblicato da PrimalBox).

La musica è anche il suo lavoro di tutti i giorni: nel 2016 fa la sua prima esperienza di tecnico audio al Circolo Magnolia di Milano, per poi proseguire per due anni da fonico al Bloom di Mezzago (MI). 

Parallelamente inizia la sua esperienza da tecnico backliner, girando l’Italia con i tour di Cosmo, Calibro 35, Carl Brave e Calcutta.

Polistrumentista, autore e compositore, Marco Ziliani nel 2018 inizia il suo progetto da solista “ZILIANI” pubblicando il singolo Bar Franca, brano dedicato all’ omonimo bar di Arco (TN), punto di ritrovo di Marco e del suo gruppo di amici e musicisti. 

In poco tempo il brano ha raggiunto i 100.000 ascolti solo su Spotify raccogliendo il favore e la critica positiva del pubblico di tutta Italia. 

Fino ad arrivare, appunto a Piazza Vittoria.

Ho iniziato l’intervista con queste premesse, perché anche le più accurate parole, messe nero su bianco, non possono farvi sentire l’energia positiva della voce di Marco che parla dei suoi progetti e della sua musica: insomma, vi ho dato un aiutino per entrare nel suo mondo.

P.S. Provate a contare quante volte ho usato il verbo ridere da qui in poi

-L’intervista-

Ciao Marco, benvenuto su Insidemusic.

Partiamo dall’inizio, così da conoscere qualcosa in più su di te; leggo nella tua bio che hai iniziato a calcare i palchi a 12 anni, e mi viene spontanea una domanda: cosa ci facevi sul palco a 12 anni?

In realtà io ho iniziato a suonare la batteria a 3 anni, suonavo le padelle della nonna. Poi crescendo, a 12 anni, ho conosciuto vicino a casa mia due ragazzi molto più grandi di me (25 e 27 anni), che cercavano un batterista. Immagina che io ero un pischellino delle medie che ascoltava solo i Clash e suonava la batteria. Loro mi avevano visto suonare e mi hanno detto: dai vieni a suonare con noi. Io ovviamente felicissimo ho detto di sì.

Ti ricorderai benissimo della prima esibizione “ufficiale “allora

Certo! Ho anche un bell’aneddoto per ricordare quell’occasione: la prima sera andammo a suonare in un Pub della zona che faceva musica live, ed era un punto di riferimento per noi ragazzi.

Ecco io ricordo che chiesi a mio padre di accompagnarmi; quando scendo con il Tom in mano (è una parte della batteria n.d.r.) e faccio per entrare, il proprietario mi ferma dicendo “E tu cosa fai qua? Non puoi entrare, sei troppo piccolo” …in effetti non aveva torto, ma io dovevo suonare!

Insomma alla fine mi ci sono voluti 10 minuti per convincerlo a farmi passare, finché poi non sono arrivati i ragazzi a dire “si si è con noi, lascialo venire”.

Mi ricordo di aver pensato: “ok, se il mondo della musica è questo, mi sa che mi divertirò un casino” (Ridiamo)

Beh, direi che ci avevi azzeccato! E comunque mi immagino l’emozione che hai provato poi sul palco …

Sono felicissimo che mi hai fatto questa domanda, perché questa cosa l’avrò detta al massimo a 10 persone.

Di quella sera ho un’immagine stampata in testa che non mi scorderò mai:

c’era una ragazza bionda, con i tappi nelle orecchie, che per tutto il tempo si è messa lì davanti alla batteria, ad un metro da me a fissarmi mentre suonavo.

Ed io pensavo “Wow bellissimo! c’è una ragazza che mi guarda mentre suono!”

Per me, per tutto il concerto c’è stata solo lei, ho visto solo lei.

Ecco quello per me è stato un momento in cui mi sono sentito al settimo cielo, ed ovviamente è partita quella che credo fosse la mia prima cotta, anche se magari avrà avuto tipo 10 anni più di me.

A pensarci mi piacerebbe anche ritrovarla, magari chissà in futuro, se anche lei si ricorda...

Nota: Prima che Marco si perda in dolci pensieri, decido di riportarlo al presente con una domanda sull’ultimo singolo.

piazza vittoria

Piazza Vittoria è una canzone molto moderna, un sound attuale, a tratti sembra una canzone d’amore a tratti no: ci descrivi di cosa parla?

Piazza Vittoria è una storia di vita, non solo una storia d’amore, perché descrive proprio una cosa che mi è accaduta veramente.

Questa storia nasce a Genova e finisce a Bolognano, a 100mt da casa mia.

Quest’estate ero in giro per lavoro ed ho conosciuto una ragazza, per cui ho preso subito una cotta, un po’ come per quella ragazza del mio primo concerto dei 12 anni. (ancora lei: ti prego se ci leggi fatti sentire n.d.r.)

Abbiamo passato una giornata insieme a Genova, una di quelle giornate che sembrano uscite da un romanzo di Moccia: il giro in moto, la musica nelle orecchie, la colazione a tarda notte etc.

Insomma, morale della favola: io in 6 ore mi ero innamorato, e questo si capisce chiaramente anche dal testo della canzone, ma la cosa peggiore è che l’ho detto anche a lei

Non ci credo!

Si sì, sai quelle cose che non si devono mai fare ai primi appuntamenti? Ecco io le faccio.

(ridiamo)

Fatto sta che torno via , ed arrivato a casa credo di aver ricevuto uno dei rifiuti più belli mai visti: dopo avermi scritto un messaggio classico tipo “grazie per questa giornata, sono stata bene, ci sentiamo per la prossima volta”, mi ha mandato un link alla canzone di Dalla “Telefonami tra ventanni “(ride)

Addirittura! Direi un due di picche con un certo stile! (rido anch’io, perché immaginarsi una scena del genere e non farlo è impossibile!)

Certo, infatti nel brano ho proprio citato Lucio, provando anche un po’ ad imitarlo, perché ha fatto realmente parte della storia. Arrivato a Bolognano, ho capito che tutto sommato era stata una cosa bella iniziata e finita a Genova. Così ho preso il mio pallone e sono andate a tirargli due calci nel campetto vicino casa.

Ma perché Piazza Vittoria?

Perché quando sono andata a trovarla, lei mi aveva suggerito dei posti da vedere mentre aspettavo che finisse di lavorare, e durante questo giro Piazza Vittoria è stato l’unico posto dove mi sono fermato ed ho scattato una foto. Ma Piazza Vittoria è anche il campetto dove sono andato a tirare calci al pallone quando sono arrivato a casa.

Quindi ecco, per me è rimasto un po’ il luogo simbolo di tutta questa esperienza.

Beh, una storia estremamente autobiografica direi

Si guarda, addirittura ti racconto una cosa curiosa: la prima strofa “ho toccato le stelle anche se c’era il sole” me la ero auto inviata col suo telefono il giorno prima,

quindi pensa quando ho accesso il telefono ed ho trovato nell’ordine “Ho toccato le stelle anche se c’era il sole” “Spero che tu stia bene” e “telefonami tra vent’anni”, praticamente la canzone era già scritta! (GENIALE n.d.r.)

A livello musicale invece: quali sono le ispirazioni “dichiarate” in questo brano?

Io da un po’ di tempo sono in fissa con i Parcels, che sono una band uscita da poco, secondo me è una delle migliori in circolazione, che ha questa vena molto funk.

A me piace molto questa sonorità, sono un fan della cassa in quattro: io inizio la giornata con September degli Earth Wind and Fire a colazione, per farti capire.

Mi piaceva l’idea di abbracciare quel mondo li, provare a farlo mettendoci un testo in italiano, e quindi ho provarlo a prendere questa realtà più funkeggiante collegandomi ai Parcels incollandoci un testo più legato al mondo indie molto presente adesso in Italia.

Ho provato a fare questo mix sperando che sia venuto abbastanza bene.

Beh direi proprio di si!

Ottimo, almeno ad una è piaciuto (ridiamo, ancora)

Abbiamo detto che sei stato backliner di Calcutta; ad un certo punto è successo che proprio lui ti ha fatto salire sul suo palco per cantare Bar Franca: com’è stato per te quel momento?

Sai sono quelle situazioni dove all’inizio pensi che sia una presa per i fondelli, tipo “ok non lo farò mai, non lo farò mai “e poi invece succede.

A dire il vero anche ora se ci penso mi chiedo se sia successo davvero o se me lo sono immaginato, e per questo sarò grato ad Edo (Edoardo D’Erme, alias Calcutta) per sempre.

Un bellissimo momento in cui lui mi dà la chitarra e mi metto a fare un pezzo provato per dieci minuti al soundcheck, senza contare che poi era l’ultima data di una grande tour invernale in cui eravamo tutti stanchi ma felici, insomma una festa;  e la cosa bella è che poi sono ritornato al mio posto, a fare quello che dovevo fare, tornando in un attimo alla mia normalità lavorativa.

E poi ti dico la verità, portare il mio bar di paese, Il Bar Franca, a 1200km da casa, è stato fantastico, ho lasciato senza parole anche tutti i miei amici.

Tu hai vissuto molteplici esperienze musicali, sei passato dal Talent (x factor), al dietro le quinte,

fonico nei locali e backliner in tour, fino a tornare on stage come cantante: come ti hanno cambiato queste esperienze e quale bagaglio ti porti sul palco?

La cosa bella di tutto questo percorso è il fatto che realmente ho visto cos’è un concerto da tutti i punti di vista: molte persone che lo guardano da fuori non capiscono cosa sia realmente.

Un concerto è l’unione di più lavoratori che devono collaborare e coordinarsi in tutto.

Questa cosa per me è stata bellissima da vedere sia come tecnico che come artista, perché mi ha fatto realmente capire cosa ci vuole per costruire un evento fatto bene.

Tutti sono importanti, chi porta un solo pezzo, chi pensa alle luci, ai cavi agli strumenti: questa è una cosa che poi ti porti sempre dietro.

Quando vado a cantare soprattutto, che mi trovo i tecnici che per me sono miei colleghi, riesco a gestirmi meglio il rapporto con loro, so di cosa si occupano e come si approcciano al lavoro.

In più mi aiuta anche a ridurre i tempi di reazione se ci sono degli aggiustamenti da fare e così facendo facilito il lavoro anche a loro.

Quindi sicuramente sono cresciuto molto e ringrazio chi mi ha fatto crescere in questo senso.

Il bagaglio che mi porto dietro da queste diverse esperienze è sicuramente una consapevolezza diversa ed anche la visione di questo mondo da diversi punti di vista.

Insomma esperienze che ti hanno cambiano in positivo

Certo, poi ovvio, ci sono state anche esperienze che mi aiuteranno nella vita in generale, tipo ricordarsi di non dire “Ti amo” ad una tipa dopo 6 ore di conoscenza se non vuoi che fugga via lontano… (Ridiamo, tanto)

Parlando invece del futuro, quali sono i tuoi progetti musicali?

Adesso che siamo un po’ fermi abbiamo più tempo per capire come muoversi, però sicuramente ci sono altre canzoni su cui stiamo finendo di lavorare, quindi uscirà altro materiale a breve.

E poi ovviamente i live, perché per quello abbiamo già messo su una squadra di 5 persone, con cui abbiamo già anche realizzato un live il 24 Dicembre al Bar Franca a cui hanno partecipato 700 persone.

WOW

Si tu immaginati il bar del paese, fatto di tre stanze, completamente agghindato da concerto, roba che quando abbiamo montato il palco si è fermata tutta la città praticamente.

E tutto questo senza nemmeno sapere esattamente cosa stavamo facendo (ride)

Per cui la voglia di suonare è tantissima, forse riusciremo a fare qualche evento al castello di Arco , ovviamente prendendo tutte le precauzioni e rispettando le normative, e vedremo se è possibile ripartire facendo questo tipo di live un po’ ridotto, che però potrebbe essere riproposto in futuro anche per altre situazioni più tranquille tipo i teatri:

 forse non si potrà saltare ma si potrà comunque battere il piede.

Che dire, noi saremo sicuramente tra quelli che oltre ai piedi batteranno anche le mani e siamo certi che se ascoltate la sua musica, lo sarete anche voi.

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