I Malamore tornano con “Le vite degli altri”, il loro nuovo album in uscita il 27 marzo 2026, e lo fanno segnando un punto di svolta netto nel proprio percorso.
La band pugliese, da sempre in equilibrio tra alternative pop, cantautorato e una solida attitudine rock, spinge qui il proprio suono verso una dimensione più diretta e viscerale, senza rinunciare alla profondità della scrittura.
Anticipato dai singoli Rivoluzione Punk e Un fratello, il disco si presenta come un lavoro compatto e senza filtri, capace di raccontare relazioni e identità con uno sguardo ravvicinato e privo di compromessi.
Un’evoluzione che passa anche dal palco: il progetto verrà infatti presentato dal vivo alle Officine Cantelmo di Lecce, in un evento speciale che unirà musica e racconto, confermando la natura autentica e condivisa del percorso dei Malamore.
INTERVISTA
“Le vite degli altri” è il vostro secondo album dopo “Il tempo per noi” (2022). Che tipo di passaggio rappresenta per voi questo disco, sia dal punto di vista umano che musicale?
Per noi questo disco rappresenta un cambiamento in tutti i sensi. Venivamo da un disco introspettivo e intimo e abbiamo cercato di lavorare su qualcosa che potesse farci esprimere in maniera più diretta e istintiva.
Il titolo suggerisce uno sguardo molto vicino alle relazioni e alle identità che si sovrappongono. Come è nato e cosa racconta del cuore del progetto?
Il titolo nasce dall’omonimo brano “le vite degli altri” presente nel disco, che è stata l’ultima canzone ad essere scritta, come a voler concludere il percorso produttivo che è nato per questo album. Al fine di tutto, dovendo cercare il cuore di questo nuovo disco, ci piace dire che abbiamo raccontato le vite degli altri, ma solo per raccontare noi stessi.
I singoli “Rivoluzione Punk” e “Un fratello” hanno già mostrato un suono più ruvido e diretto. È stata una scelta consapevole spingere il progetto verso una dimensione più rock?
Sono stati i testi le strutture delle canzoni a portare quella consapevolezza. Come se questi nuovi versi non cercassero vestito migliore.
In questo lavoro le chitarre sembrano avere un ruolo ancora più centrale e il suono appare più compatto. Come avete lavorato sugli arrangiamenti per arrivare a questo equilibrio tra energia rock e cantautorato?
Si è cercato sempre di dare il giusto spazio ai vari strumenti. Se dovessimo descriverlo con un immagine, ci piace pensare che ci siano una voce e una batteria incazzate che si armano di questi muri di chitarra per poter urlare ed avere una corazza più forte contro un mondo che costantemente vuole abbatterci.
Avete lavorato al disco con il produttore Francesco Gaudio. Che tipo di dialogo creativo si è creato in studio e cosa ha portato al suono finale dell’album?
Il nostro “Ciccio” ci piace definirlo un pò lo spirito guida di questo progetto. E’ stata la persone che è riuscita a far luce sulla nostra strada nel momento in cui pensavamo di averla persa. Ciccio se ci stai leggendo, ti vogliamo bene!
I Malamore sono una band molto essenziale nella formazione – voce, chitarra e batteria. Quanto conta l’intesa tra voi tre nel processo di scrittura?
Sta tutto nella nostra intesa. Se questa viene meno, banalmente non riusciamo a portare a termine un brano, un’idea di produzione o ciò che è inerente alla band.
Dal vostro esordio a oggi avete attraversato diverse tappe importanti, dai festival ai nuovi singoli pubblicati con DIGA Records. In cosa sentite di essere cambiati di più come band?
Crediamo che il nostro atteggiamento sia più maturo e consapevole nell’affrontare questo lavoro. Partendo dalle produzioni in studio per arrivare a sapersi comportare su un palco, piccolo o grande che sia.
Il disco verrà presentato il 27 marzo alle Officine Cantelmo all’interno della rassegna del SEI Festival. Che tipo di live state preparando per questa occasione?
Sarà un live diretto che cercherà di riportare tutta quell’energia presente sul disco.

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)