Mal di testi: “Allontanando” di Battisti-Panella

di Adriana Santovito

I testi li avevamo già, è vero. Ma che cosa si nasconde dietro ogni singola parola scritta da mani guidate dalla fantasia e dall’ingegno?

Da sempre mi diverto a sognare/scoprire/analizzare più o meno seriamente gli aspetti reconditi di ogni testo musicale.

Di cosa tratterà dunque la rubrica Mal di testi?

Oltre a tradurre e riportare le parole di quei brani che spesso ascoltiamo senza pensarci troppo su, andremo a scavare, cercando ciò che di più interessante si cela dietro le parole.

Scopriremo inoltre le varie tecniche usate per scrivere al fine di provare a rispondere a una delle domande che spesso gli artisti si sentono porre nelle interviste:

– Componi prima la musica o il testo?-

Allora, cosa ne dite?

Sì, avete capito bene. Il vostro prossimo malore autunnale, sarà il mal di testi.

Etciù a tutti quindi e : stay tuned!

ALLONTANANDO

Battisti-Panella

Ricordate quella voce sottile eppure intensa capace di far salire i brividi oppure di creare un effetto di gelido ipnotismo in grado di portarci in una dimensione altra?

Sì, esatto, avete indovinato: sto parlando del timbro unico e inimitabile di Lucio Battisti.

In concomitanza alla pubblicazione online dei maggiori brani di questo enorme artista scegliamo oggi di analizzare un suo testo.

Siccome amiamo però sondare ciò che è sconosciuto o nascosto non ci soffermeremo su un testo celebre, ma su un brano recondito e misterioso, scritto assieme a Paolo Panella.

Allontanando fa parte della cosiddetta discografia bianca (1988-1994) ben custodita all’interno di una raccolta che qualcuno non ha apprezzato e che molti nemmeno conoscono, ma che contiene invece capolavori di alto livello.

Andiamo quindi a scoprire meglio le metriche di un brano che si rivela interessante anche dal punto di vista musicale.

E poi di che parliamo
di come per favore hai fatto
se non ti dispiace replicarlo
quel gesto quell’insieme
di cose e di non cose
che accadono una volta
e quindi possono
ripetersi a richiesta e non per caso
in cambio ti rifaccio il mostro
mi tolgo le foglie dalle dita
il vento pettinato ritorno ai connotati riprendo i miei colori
a mano libera
e meglio puoi vedermi
allontanando

Le parole di Panella si snodano producendo una musicalità non convenzionale eppure incredibilmente pertinente. Quali sono queste “cose” e “non cose” che accadono solo una volta? Capiamo bene come di fronte a un testo del genere si vada anche a scomodare la filosofia, probabilmente quella di estrazione Hegeliana, come suggerisce lo stesso titolo di uno degli ultimi album partoriti dal duo (Hegel, ndr). Hegel postulava tra i suoi vari pensieri i concetti di non unione come opposizione tra finito ed infinito. Allo stesso modo qui abbiamo l’opposizione tra “cose” e “non cose” in un continuo rimando al misticismo. Cosa accade una volta e poi mai più, se non la vita stessa in fondo? Il gioco a cui si rimanda è invece molto intimi, come di un rapporto non convenzionale in cui si ritorna bambini “facendo il mostro”, togliendo le foglie dalle dita e tutta una serie di azioni molto intime che creano un immaginario a cui ognuno può dare il valore che preferisce.

e poi di che parliamo
trasvola sopra l’ultima papilla la farfalla e la lingua la spilla
e ripeschiamo l’oh dello stupore col quale incorniciamo
il fragile leggero di quel che non diciamo
e poi
di che parliamo
di come sei tracciata appena
su carta o traspari in filigrana
trapassi le pareti
solletichi anche l’aria
ma un gesto un solo gesto
ti torna solida
un gesto che? richiesta e non? caso
in cambio non invento niente

-E poi di che parliamo?- viene chiesto più volte nello srotolamento di un testo che è quasi pergamena. Il non detto è esaltato alla massima potenza. In una società come la nostra, dove l’eloquio è sopravvalutato, Panella sceglieva di dar importanza a “quel che non diciamo” dimostrando una visione estremamente futurista.

Il pensiero di Panella è così “avanti” da soverchiare, talvolta, il talento di Lucio, leggermente prevaricato dall’importanza di testi così profondi e distanti da quelli della storica penna di Mogol.

Il poeta geniale e intoccabile sapeva toccare profondità incredibili, intendiamoci, ma con la leggerezza di una pennellata così ben accennata da lasciare ampio spazio a Battisti esaltandone vocalità e personalità.

Allontanando è un testo che ci prende per mano e ci conduce in luoghi altri, all’interno di una visione metafisica. “Trapassi le pareti, solletichi anche l’aria, ma un gesto un solo gesto ti torna solida”. Chi è che trapassa le pareti? Potrebbe essere una visione, quasi un fantasma che attraverso un gesto trasmuta ciò che è evanescente in qualcosa di solido.

Anche qui, potrebbe essere la vita stessa, quella cosa a volte terrena e a volte no “richiesta e non?”. In ogni caso niente di nuovo. In ogni caso ripetizione.

mi butto di sotto o non mi butto
mi sto distrattamente sfrenando dal mio posto proietto il bell’aspetto
mi tramo intrecciami
e puoi vedermi meglio
allontanando

Dubbio e sospensione sono parti integranti del brano che ci trasporta dentro un universo altro. Abbiamo continuamente la mano tesa verso qualcosa che non riusciamo a raggiungere.

e poi
di che parliamo.
Nel libro d’avventure saltiamo le parole e le figure.

Di che parliamo insomma? Ce lo si chiede di continuo come in un flusso ininterrotto di pensieri che non giungono a un termine. La frase conclusiva ci lascia sgomenti, come fossi in quell’ “oh di stupore” di cui Panella ci parla qualche riga sopra.

Se si saltano le parole e le figure cosa resta in un libro d’avventure?

A voi l’interpretazione.

Ascoltatevi il brano, rimanete sintonizzati, fateci sapere cosa pensate e ricordate: la cura per ogni mal di testi è sempre e soltanto la musica.

Di Dafne D’Angelo

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