Sciccherie di Madame @Mal Di Testi

Oggi la rubrica Mal Di Testi cambia un po’ registro analizzando il testo di una giovanissima cantautrice. Diciassette anni e un mondo interiore assai ricco.  Madame, è il suo nome d’arte. Viene da Vicenza, ma c’è chi le attribuisce altre provenienze. Perché? Basta ascoltare le prime note di Sciccherie per capirlo. Termini strani, tra il gergale e il dialetto. Modi di sbiascicare le parole. Dopo aver trattato testi di Battisti-Panella, Bluvertigo, Baustelle e The Verve oggi ci avviciniamo più che mai alla scena giovanile. Che genere ci regala Madame? Difficile classificare, meglio ascoltare. Non è propriamente trap, forse vagamente rap, ma in maniera unica, originale.

A partire dal testo, di così difficile comprensione ai primi ascolti, ma con quel non so che inspiegabile che attrae facendo venire voglia di riascoltare in loop  creando assoluta dipendenza.

 

Certe sere in cui mi manca a merda, e, sì, che è lì, eh
Uscire con due calici e le sciccherie
Ciao amore bibbi, quanto bello, però succhia lì, eh
Un poco ancora perché ficcatine, fidati che
Certe sere tu mi manchi perché fica chie-
De un poco ancora finché sembriamo le fanterie
Io non mi drogo, sciolgo le pastiglie digestive
Ciao amore bibbi bello, però dammi coccoline

 

Il “sentimiento nuevo” (si, mi permetto di citare Battiato) di cui ci parla Madame può lasciare in un primo momento interdetti. Attraverso l’utilizzo di un linguaggio nuovo, in alcuni punti inventato, invia un messaggio chiaro e trasparente. La promessa dell’anno, ad  appena 17 anni, racconta questi nostri tempi raccontaci qualcosa di inaspettato: il desiderio sessuale femminile che si fonde rigorosamente ai sentimenti.

Fulcro fondamentale del testo è la parola “Sciccherie”. Cosa sono queste sciccherie? Vediamo un po’.

Uscire con l’abito nero, sciccherie 

Mentre metto cose per sembrare come quelle un po’ più fighe
Però mando un bacio a quelli che
Mi davano i bacini, ma senza volere me

In queste poche righe si racchiude tutto il senso di un’adolescenza che -in fondo- riguarda tutti noi, da sempre. Il desiderio di amalgamarsi al gruppo avvalendosi di “sciccherie”, che non sono solo oggetti bensì metafora di un concetto più ampio. La virgola che separa la frase “uscire con l’abito nero”, “sciccherie” ci fa capire come questa parola sia un intercalare che veicola  macro-concetti utilizzando un termine carino e facile da ricordare. Madame si riserva poi di mandare un bacio a chi le dava i bacini, ma senza volerla. Un modo dolce di mandare a dire che con lei non si scherza.

La bellezza di questo testo che in un primo momento può sembrare trasgressivo e per certi aspetti vacuo è che ad un’attenta lettura ne risulta l’esatto opposto.

Allora ciao amici ciao, e trovo quelle sensitive
Mi fanno parti per la bella Roma ti facciamo le valigie
Portati tutti gli ori, i money e le bigiotterie
Perché giù a Roma te ne trovi fidati di me

La protagonista del brano è talmente innamorata e lo è in modo così cristallino e sincero da non volerne sentire dei consigli di quelle “sensitive” (termine ironico usato per definire alcune sue amiche che prevedono il futuro) che le consigliano di trasferirsi a Roma. Cosa le consigliano, poi? Di portarsi tutte le sue “bigiotterie”, quelle sciccherie quindi che la contraddistinguono. E perchè? Perchè a Roma “te ne trovi, fidati di me”. Trovare qualcuno attraverso il sapiente uso di sciccherie, ecco cosa consigliano le “sensitive”.

Mamma mia, bella mia, che mi manca la voce
Ieri sera da ubriaca ho urlato forte il tuo nome
Sei la cosa che ci penso, se ci penso dopo un incubo
E quando mi sveglio il cuore a palla, abbraccio il mio cuscino
E li ci sei te

Quella persona di cui Madame sente la mancanza “a merda” (neologismo coniato come sinonimo di avverbi quali moltissimo, enormemente, immensamente) è una e una soltanto. Non è rimpiazzabile o sostituibile, tranne nel caso in un caso che valuteremo nelle strofe a seguire. Madame , dietro l’apparenza da lei stessa definita mascolina in varie interviste, ci prende quindi per mano aprendo il proprio cuore. Lo fa parlando in primis di sesso, ma frasi come “sei la cosa che ci penso, se ci penso dopo un incubo e quando mi sveglio il cuore a palla abbraccio il mio cuscino e lì ci sei te” vuol dire ben altro.

La ragazza ci porta ben oltre quelle “ficcatine” di cui ripete il suono affinchè si sposi bene alla base elettronica-sperimentale. Ci conduce in questo nuovo rap femminile capace di essere delicato anche quando usa parole che possano dare adito a scandali.

L’esempio sta tutto nella strofa ripetuta così come all’inizio del brano:

Un poco ancora perché ficcatine, fidati che
Certe sere tu mi manchi perché fica chie-
De un poco ancora che mi parli delle fanterie
Io non mi drogo, sciolgo le pastiglie digestive
Ciao amore bibbi bello, però dammi coccoline

Le fanterie citate più volte nel testo indicano nient’altro che la passione, la foga amorosa che si mette nell’atto sessuale quando c’è la giusta chimica e la giusta dose di erotismo. Il fatto che però una donna così forte alla fine chieda le vengano somministrate “coccoline” fa capire come stiamo parlando senz’altro di un sentimento.

Se vogliamo noi possiamo non cadere
E se mi parli con quel tono anche stasera, beh
Trovo in disco qualche bimbo come micche micke
Che ha voglia di baciarmi il collo mentre parlo di come sei te
La saliva che non metti sopra le cartine
La sprechi a dirmi ciò che non voglio sentire
Balla
Miccke balla sciccherie
Che la folla chieda chi è
Esco fuori per ‘na cicca e vedo, sì, che è lì, eh

Madame è una ragazza studiosa, frequenta il classico e ha anche buon gusto in fatto musicale. De Andrè è uno dei suoi modelli e quando parla cita Dante dimostrando un certo interesse per il lato tecnico della stesura testi. Come si accennava all’inizio , a un primo ascolto potrebbe non sembrare, ma l’attenzione alle metriche è palese e presente insieme a una certa ricerca linguistica.

Dal punto di vista del contenuto, Madame suggerisce benevolmente al suo amore di conservare la saliva per cose migliori rispetto allo sprecare parole in discorsi noiosi. Minaccia inoltre che dovesse continuare a usare un tono poco opportuno si vendicherà facendosi baciare il collo da Miccke che ritorna poi nell’ultima strofa in quanto ballerino di sciccherie. Un racconto tra l’onirico e il vero, dove amore, sesso e fama si mescolano. Fama? Ebbene si. “Che la folla chiede chi è”.  Il carissimo amico Miccke ha infatti il suo bell’interesse nel farsi vedere con Madame. O no? Che sia realtà o fantasia, che l’interpretazione sia giusta o meno, non possiamo non concludere che comunque questo brano è una sorta di racconto. Un insieme di visioni che catturano, accompagnati da un timbro vocale unico e un ritmo psicotropo.

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=eb6vvNFW6eY