Lucio Dalla, “L’uomo Infinito”: intervista a Iskra Menarini

di Alessia Andreon

La voce e il volto di Iskra Menarini sono indissolubilmente legati al cantante che ha affiancato per oltre vent’anni, il grande Lucio Dalla.

In questa intervista Iskra si racconta e, ci racconta un Lucio amico e compagno di viaggio, facendo diventare palpabile l’affetto che li legava nel sodalizio musicale attraverso il mezzo che Lucio stesso le ha insegnato ad usare e dosare: le note de “L’uomo infinito”.

Iskra Menarini e Lucio Dalla

La genesi di questa canzone ha qualcosa di unico e personale. Puoi raccontarci “L’uomo infinito”?

Molto spesso, la sera, quando vado a dormire saluto la mia mamma e Lucio…ho solo loro due in cielo. Penso spesso a Lucio prima di addormentarmi.

La gente non lo sa, (o forse forse lo sa e fa finta di nulla) ma i sogni esistono: una notte ho sentito una voce che mi ha detto: “Ti ho lasciato una bicicletta, i pedali li dovrai mettere tu!” e mi sono svegliata. Non ho acceso la luce e sono rimasta lì al buio a pensare a quella frase….

Dopo la sua morte lo sognavo quasi tutte le sere e mi diceva “Ma io torno, io torno sai Iskra? Io ritorno”.

Quel “ti do la bicicletta senza pedali” mi ha fatto pensare subito a lui. Mi sono rimessa a dormire con fatica e il giorno dopo, mentre stavo facendo colazione, ho realizzato che l’unico che mi può aver detto quella frase è Lucio: lui è “L’Uomo infinito”, non finirà mai.

Tu che significato attribuisci all’aggettivo “infinito”?

Penso che Lucio sia “infinito” perché è genio, è fiamma, è terra, lui era così…Il folle è colui che è alla continua ricerca e infatti non ha mai scritto un brano uguale all’altro.

Lucio l’amore lo cantava facendolo immaginare: come nel brano “Cara” quando dice “cosa ho davanti…”, l’amore si vede, come il mare.

Tu credi nei sogni e Lucio cosa ne avrebbe detto?

Io credo che, visto che l’ho fatto diventare un cartone animato, come lui era anche nella sua vita, sarebbe stato orgoglioso di me, perché in questa canzone non ci sono brillantini, c’è solo la verità. Per questo probabilmente piace tanto.

Dopo la morte di Lucio ti sei fermata un po’ artisticamente, è stato difficile tornare a cantare?

La sua morte è stata come perdere un pezzo di anima, di cuore, proprio come per un parente stretto.

Venticinque anni sono una vita e io, nella mia vita, sono stata sempre al suo fianco.

Quando ci siamo incontrati ero una cantante, non una vocalist; vocalist lo sono diventata per lui. Venivo dal rock e anche lui era un po’ rockettaro… Gli devo tutto!

Non mi aspettavo tanto apprezzamento per questo brano che ho scritto di getto, anche la melodia non è stata per niente cercata, è venuta così e non è stata ritoccata successivamente. È guardando lui che ho imparato a scrivere.

Lucio mi voleva e mi vuole molto bene. Dopo la sua scomparsa sono stata un anno senza fare niente, poi ho pensato che lui aveva fatto talmente tanto per me: mi ha permesso di cantare in tutto il mondo, mi ha portato in tutte le trasmissioni TV, nei suoi video, da Amore disperato” a “Ciao”, ad “Attenti al lupo”. Una delle sue canzoni più belle è “Caruso”, ma è con “Attenti al lupo” che ha avuto la sua vera consacrazione, ed io ero sempre vicino a lui, da brava ragazza.

Ora mi sento dire che la canzone piace tanto e ne sono orgogliosa e lui sarà là che se la ride!

Lucio ti ha, in qualche modo, spronato ad andare avanti con la tua carriera. Questa canzone da il la ad un progetto più ampio?

Ho vissuto talmente tante avventure con lui che ci dovrei scrivere un libro!

In realtà ne avevo già scritto uno quando Lucio era ancora in vita, era una sorta di racconto, poi ho smesso perché quando lui se n’è andato non potevo più chiedergli qualcosa che magari non ricordavo bene, quindi ho smesso di scriverlo per rispetto a lui… Non me la sono sentita… Quindi chissà se mai lo finirò!

Il video della canzone è stato girato a casa di Lucio, che ora è dell’omonima fondazione; che effetto ti ha fatto tornare in quei luoghi?

Sai, penso spesso a quando lui camminava coi suoi cani di notte e mi chiamava anche alle tre per chiedermi di registrare due cori l’indomani e, così, ho pensato di scriverci un brano.

Sono andata dai miei amici Renato Droghetti, che mi ha aiutato per l’arrangiamento, Manuel Auteri e poi ha messo un po’ lo zampino anche Marcello Balestra; io ho scritto il testo e la melodia ed ecco com’è nata “L’uomo infinito”.

Ho incominciato a pensare di fare un video abbinato al brano girato in casa di Lucio, dove non entravo da tanto, e per le strade di Bologna e così abbiamo anche reso protagonista la città con le luminarie delle canzoni di Lucio. Sentire che le persone si commuovono ascoltandola per me è come un applauso che fa bene al cuore.

Nel video c’è anche Attilio Fontana che ha fatto “Amore disperato” e tante altre cose con Lucio e quindi l’ho voluto nel video perché c’era un legame forte con Lucio. La bimba che interpreta me è la figlia del Presidente della Fondazione Lucio Dalla.

Nella canzone si respira l’immenso affetto che ti legava a lui, hai qualche ricordo particolarmente caro?

Voglio ricordare un episodio simpatico: Lucio aveva una sorta di pappagallo al quale aveva insegnato le parolacce e un giorno che sono andata a trovarlo, appena entrata mi fa: “Mamma mia come sei brutta”! Lucio si divertiva così…

Nella canzone hai inserito anche un inciso di rap, che apparentemente è lontano da quello che magari era Lucio o sei tu, musicalmente parlando…

Lucio negli ultimi concerti aveva chiamato un rapper proprio per potersi inserire a cantare con lui, perché gli piaceva tantissimo.

Secondo me è stato uno dei più grandi artisti del mondo; può sembrare troppo presuntuoso che sia io a dirlo ma non conosceva la musica e suonava tutti gli strumenti, se non è magia questa…. Questa è la vera arte. Aveva aperto anche una galleria d’arte con Dario Ballantini, uno scultore e pittore… Era un uomo particolare ma molto generoso e io non lo dimenticherò mai.

Nella tua vita hai incrociato tanti artisti che hanno fatto la storia della musica italiana: Dalla, Vasco, Red Ronnie, Andrea Mingardi. Cosa ti ha dato ognuno di loro nel tuo percorso di crescita professionale, o anche personale dato che eravate tutti giovani che si affacciavano nel mondo della musica?

Ho cominciato con Andrea Mingardi, ma avevo altre visioni; infatti sono diventata una cantante rock, e allora in Italia non ce n’erano tante. Red Ronnie che mi sentì in un concerto con Mingardi a Bologna, mi diede una musicassetta che era piena di roba rock e da lì è partito il mio viaggio. Ho cercato un gruppo rock a Bologna, si chiamavano “Tombstone“, avrò avuto 20 anni neanche e son stata 10 anni con loro.

Solo dopo anni che avevo smesso, sono entrata a far parte di un gruppo che si chiamava “Le cinque lire”, che poi divenne il gruppo di Lucio Dalla. Praticamente mi portò via il gruppo!

Dopo anni lo rincontrai con Gaetano Curreri, in una chiesetta a Bologna dove si trovavano i ragazzi per le prove: allora c’erano proprio i gruppi. Lui stava cercando qualcuno e come ha visto che ero già un po’ particolare, mi chiese il numero per farmi un provino e da lì è partito tutto.

Quando Lucio non aveva tournée mi lasciava con i suoi amici da Gianni Morandi a Ron.

Ho vissuto di musica, questa è la magia!

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