Uscito il 28 giugno, Lo stretto necessario è l’attesissimo duetto tra Levante e Carmen Consoli che non ha deluso le aspettative, anzi. Un brano scritto insieme a Dimartino e Colapesce: quattro siciliani per rendere omaggio alla “terra più bella”

La tua cantante preferita insieme a quella che consideri la migliore artista che il panorama musicale italiano abbia visto negli ultimi 10 anni: un evento straordinario che alla notizia quasi faticavo a crederci. “Ma davvero una gioia così grande?”, mi ero domandata incredula. Ed è tutto vero. Carmen Consoli e Levante mi, e ci, hanno regalato Lo stretto necessario, che già il titolo è una profezia, una fusione artistica tra due mostri sacri della musica, un incrocio tra le voci più particolari sulla scena nazionale, un duetto troppo grande che sognavo da quando entrambe sono entrate di diritto nella mia playlist e che mi ha reso felice solo al pensiero che ci fosse. Mi sono sentita come quando ero bambina e Babbo Natale mi portava il gioco che avevo chiesto nella letterina.

Levante sta continuando quel processo che Carmen Consoli ha aperto quando avevo più o meno 10 anni. Alla “cantantessa” devo l’avermi iniziata all’ascolto di un genere musicale pieno di parole desuete, di avermi insegnato un linguaggio forbito e ricercato, lo stesso che ho ritrovato anni dopo in Levante. In una società – musica compresa – che non si preoccupa di sfoggiare un bagaglio lessicale ridotto al minimo e che è complice di un evidente arretramento culturale, usare termini nuovi e non sfuggire all’utilizzo di figure retoriche è edificante.

Già l’incipit musicale ci preannuncia che Lo stretto necessario non è la solita ballata estiva che arrivato settembre già è fuori moda, ma è quella canzone di cui avevamo bisogno oggi, in un periodo in cui le radio suonano tormentoni che lasciano il tempo che trovano e le parole sono buttate lì un po’ a caso e spesso senza senso. Un brano che è un viaggio nei ricordi tra i meandri della Sicilia, nella bellezza della sua semplicità, una terra dai colori forti e dal calore contagioso, un’isola che poteva essere raccontata solo dalle voci di Levante e Carmen Consoli.

Nel testo si legge consapevolezza e un pizzico di nostalgia per quei paesaggi e per quello stile di vita lasciato per inseguire un sogno tanto grande quanto quei luoghi sempre presenti in una parte di cuore: “E poi ho dovuto scegliere di rinunciare a tutto di te. Ma proverò a difendere lo stretto necessario per me”. Una canzone dolcemente malinconica che potrebbe essere di chiunque abiti al di là dello Stretto di Messina, una poesia autobiografica che lascia trasparire emozioni sincere e sollevare quel magone anche in chi, come me, non è cresciuto in Sicilia, una regione che non si può spiegare ma solo vivere.

E poi ci sono i dettagli. Ecco, se c’è una cosa a cui non mi abituerò mai, a cui non so resistere e che amo follemente sono i dettagli accurati e delicati delle canzoni di Levante e Carmen Consoli. Quei richiami cinematografici che mi fanno viaggiare con la fantasia, che mi fanno immaginare storie, che mi trasportano in un luogo distante stando seduta sul sedile posteriore di un’auto. Per me è un bisogno irrinunciabile. Mi piace pensare che alcune canzoni vengano create ed esistano apposta, che Lo stretto necessario sia stata scritta per viaggiare con la fantasia e assaporare con l’immaginazione profumi, usanze e costumi di una terra a me sconosciuta ma che sto imparando a conoscere col tempo.

“Le facciate mai finite
Le madonne chiuse in una teca
Le tende spiegate
Casa mia sembra una nave
Lo stretto necessario
Le vacanze al Lido Jolly
Le campagne in fiamme
I primi baci
Gli atti di dolore
I panni stesi ad asciugare al sole
Lo stretto necessario”

Posso senza dubbio affermare che Lo stretto necessario è uno scatolone di ricordi che mettiamo giù in cantina ed ogni tanto lo andiamo a riaprire per una sorta di sopravvivenza inconscia; è un dipinto moderno, un film a colori, un romanzo d’immagini sulla Sicilia; è un atto di riverenza a quella “terra più bella”, a quel luogo del sole e di vita che non si nasconde; un omaggio a quella regione che genera miti e che a volte devi necessariamente separartene per ritrovare la sua intrisa autenticità e bellezza.