Il 13 luglio 1985 è stato un giorno veramente importante per la storia della musica mondiale, forse il più importante, quello che ha visto andare in scena il Live Aid, il più grande evento rock di tutto il decennio

Presentato come “concerto globale” e descritto da tutti come “il giorno del rock ‘n’ roll che ha cambiato il mondo”, il Live Aid, a distanza di ormai oltre trent’anni, è diventato il più grande evento di live rock di sempre, facendo esibire i più grandi artisti del panorama musicale. In scena nel Regno Unito e negli Stati Uniti con contributi di Paesi come Giappone, Australia, Olanda, Jugoslavia, Russia e Germania, l’intero evento fu realizzato con 16 ore ininterrotte di musica dal vivo ed è stato visto da circa 2 miliardi di persone in tutto il mondo.

Tutti noi abbiamo almeno un evento a cui avremmo voluto partecipare, ma per causa di forza maggiore non abbiamo potuto farlo. Io ad esempio ne ho tanti, e tra questi c’è sicuramente il Live Aid. Ogni volta che mi imbatto in un video del concerto ho una sorta di morsa allo stomaco, delle sensazioni miste a meraviglia, nostalgia e rammarico per non essere nata in tempo per assistere ad un evento di solidarietà così imponente, capace di raccogliere un importo che ha superato le aspettative, totalizzando oltre 110 milioni di sterline.

Tutto ebbe inizio un anno prima, nel 1984, quando il cantante dei Boomtown Rats, Bob Geldof, guardò un notiziario della BBC sulla spaventosa carestia che stava mettendo in ginocchio le popolazioni africane. Geldof si sentì in dovere di fare qualcosa per fermare tutta quella sofferenza, così lui e Midge Ure degli Ultravox si riunirono e scrissero la canzone Do They Know It’s Christmas per raccogliere fondi per la crisi, chiamando in causa anche una serie di altre star per registrare la canzone sotto il nome di Band Aid. Rilasciato su Phonogram nel dicembre 1984, divenne il singolo più venduto del Regno Unito, raccogliendo 8 milioni di sterline, sebbene ci sia voluto un po’ per persuadere l’allora governo conservatore britannico a rinunciare all’IVA. Successivamente diedero una somma equivalente a enti di beneficenza che lavoravano in Etiopia e in Ciad.

Dopo il successo di Band Aid, Bob Geldof visitò l’Etiopia per supervisionare la distribuzione degli aiuti. Lì si rese conto che l’organizzazione Band Aid aveva un influenza tale che avrebbe potuto continuare a dare ai Paesi che ne avevano bisogno un’ulteriore aiuto e che avrebbero potuto avere un impatto diretto sulla carestia. E’ proprio così che nacque l’idea di un concerto, e in sole dieci settimane fu messo in piedi il progetto del Live Aid.

live aid

L’evento iniziò a mezzogiorno di sabato 13 luglio 1985 allo stadio Wembley di Londra, con circa 72.000 presenze e con una fanfara per il principe Carlo e la principessa Diana, per poi passare la palla alla musica e ai veterani del rock Status Quo che ebbero l’onore di aprire il concerto di fronte ad un pubblico globale. Ogni atto di ogni artista ebbe uno spazio di circa 20 minuti, e mentre alcuni soffrirono i moltissimi problemi tecnici, altri regalarono prestazioni più che sublimi, marchiando per sempre una delle pagine di storia della musica internazionale più belle mai realizzate.

I Queen ad esempio portarono in scena quella che fu descritta come la più grande performance dal vivo di una rock band (e come non essere d’accordo?). E pensare che se non fosse stata per una giusta causa, molto probabilmente non si sarebbero esibiti perché erano programmati per andare in scena in piena luce del giorno, cosa che i membri del gruppo pensavano avrebbe diminuito l’effetto dei loro soliti spettacoli dall’illuminazione sfarzosa, dalla finezza pirotecnica e dai costumi scandalosi, ma alla fine, per nostra fortuna, accettarono.

Notevole fu anche la performance degli U2 che li ha resi definitivamente una delle band più importanti e più incisive. L’interpretazione di Bad durò per ben 14 minuti, un minutaggio non previsto. Infatti, qualche anno dopo rivelarono che Bono non aveva intenzione di prendere così tanto tempo – lui era sceso dal palco per ballare con una ragazza tra il pubblico – e la band aveva pianificato di esibirsi in un’altra canzone, ma alla fine, questo “fuori programma” gli permise di creare qualcosa di completamente diverso da tutti gli altri.

Phil Collins si rese invece protagonista in entrambi i concerti: salì sul palco con Sting a Wembley prima di prendere il Concorde e volare negli Stati Uniti per esibirsi con Eric Clapton e i Led Zeppelin al JFK Stadium di Philadelphia che contava circa 90.000 presenze. A causa di un cattivo suono sul palco, il set degli Zeppelin fu considerato deludente, quindi il gruppo non permise che il filmato fosse usato sul DVD ufficiale.

In quel di Philadelphia, Jack Nicholson salì sul palco per presentare Joan Baez e Bryan Adams, mentre altre star che contribuirono a onorate l’evento includevano Bette Midler, (che ha portato su Mick Jagger) e Chevy Chase. David Bowie e Mick Jagger prima vollero fare un duetto dal vivo in diretta tra i due continenti, con la cover di Dancing in the Street in cui Bowie cantava le sue battute da Londra, e Jagger a Philadelphia, ma questo non fu tecnicamente possibile a causa dell’alimentazione del suono satellitare leggermente ritardata.

Quando fu il momento di David Bowie, un video venne mostrato al pubblico sugli schemi a Londra e Philadelphia, così come su televisioni in tutto il mondo, mostrando bambini affamati e malati etiopi. Il tasso di donazione divenne più veloce nel periodo immediatamente successivo al video in movimento. Ironia della sorte volle che lo stesso Geldof si era precedentemente rifiutato di permettere che il video venisse mostrato, a causa dei limiti di tempo

Il Live Aid non ha di certo abolito la povertà in Africa, ma ha fatto decisamente la differenza, mostrando al mondo che la solidarietà può unire e cambiare il mondo, almeno in parte. Infatti, l’opinione pubblica e la prospettiva di carità delle persone sono cambiate da quel giorno. Le popolazioni di tutto il mondo si resero conto che un piccolo contributo personale poteva collettivamente mutare le sorti di un Paese.