La terza serata del Blubar Festival ha dato spazio ad uno dei più grandi cantautori della scena musicale italiana. Roberto Vecchioni, che ha deliziato il pubblico con nuovi brani e grandi classici, è stato preceduto da Francesco Baccini

E’ entrata ufficialmente nel vivo l’edizione 2019 del Blubar Festival. La kermesse abruzzese ha ospitato, venerdì 9 agosto, “il Professore” della musica italiana e il cantautore genovese. Ad aprire la serata è stato proprio Francesco Baccini che alle ore 21.45 è salito sul palco e ha interpretato i suoi più grandi successi. L’eclettico artista, che quest’anno festeggia i 30 anni di una carriera divisa tra canzoni d’autore e quelle più scanzonate, ha coinvolto il pubblico con ballate come Le donne di Genova, Le donne di Modena, Ho voglia di innamorarmi, In Fuga – canzone dedicata a Pantani – e alcune cover di altri artisti come La ballata dell’amore cieco e della vanità, grande successo dell’amico De André, con il quale ha raccontato un aneddoto di quando si sono conosciuti a Milano e hanno scritto una canzone sulla loro Genova; immancabile l’omaggio a Tenco con Mi sono innamorato di te. La conclusione è stata affidata a Sotto questo sole, canzone inizialmente bocciata dai discografici, ma considerata valevole dai colleghi I Ladri di Bicilcletta con il quale ha interpretato la celebre canzone. Proprio la platea gremita è stata coinvolta dall’artista che ha fatto della contaminazione di stili differenti una delle sue caratteristiche peculiari.

Alle ore 23.00 è arrivato invece forse il momento più atteso delle quattro serata del Blubar Festival, quello che ha visto sul palco Roberto Vecchioni, introdotto da Marino Bartoletti che lo ha definito, insieme a Guccini, “il più grande poeta italiano ancora vivente”.
Accompagnato dalla band storica, costituita da Lucio Fabbri (pianoforte e violino), Massimo Germini (chitarra acustica), Antonio Petruzzelli (basso) e Roberto Gualdi (batteria), “il Professore” ha regalato al pubblico abruzzese (e non solo) un vero e proprio spettacolo d’altri tempi. “Non è un concerto ma un incontro”, ci ha tenuto a specificare.

Una volta salito sul palco, l’accoglienza del pubblico entusiasta è stata calorosa. L’incontro è stato aperto da La stazione di Zima, e poi affronta diverse tematiche, la prima su tutte l’amore e dice che “l’amore non è amore se non è eterno”, e a questo proposito canta La mia ragazza, in cui viene dipinto l’amore per il suo mestiere. Nei suoi numerosi discorsi inoltre, si intravedono delle parole femministe, soprattutto quando afferma che nella coppia la donna è l’elemento fondamentale. Infatti, dopo qualche canzone, arriva l’ironica Voglio una donna, in cui i versi finali dicono: “stronza come un uomo, sola come un uomo”.

Interessante un dialogo che lui mette in piedi tra Antonio Ranieri e un acciaccato Giacomo Leopardi a Napoli, in cui parla di uno degli ultimi componimenti di Leopardi che è “La Ginestra” e rivela tutto il suo amore per la vita, di come questa debba essere affrontata, del non chiudersi e nel rimanere aperti, riferendosi velatamente anche alla questione politica italiana. Affronta anche il tema della morte, dicendo che la morte, una volta passati i 70 anni, “va presa per il culo”, ovvero senza avere timore, ma in senso di una conclusione di una vita vissuta a pieno. Lui fa l’esempio della valigia: “ognuno di noi nasce con una valigia, ma non sa quello che c’è dentro”.

Non mancano ovviamente le sue considerazioni sui social e racconta di una sera quando si è trovato avanti ad una pattuglia di polizia presso un distributore di benzina e ha detto loro: “voi avete di fronte uno dei pochi esemplari dell’homo sinistroides europeo”, da qui intona un pezzo di Bella Ciao a sottolineare il suo credo politico. E poco importa se qualche spettatore è andato via dopo aver sentito le parole: “una mattina, mi son svegliato”, evidentemente era un incontro troppo elevato per loro.

E poi ovviamente, dopo aver cantato brani del suo nuovo album L’Infinito, Vecchioni inizia la carrellata di pietre miliari. Ed è proprio in questo momento che il pubblico, commosso ed emozionato prima, si è trovato a cantare a squarciagola. Interessanti la scelta della scaletta nel mettere una serie di brani con ritmi diversi, si è andato dal rock di Velasquez alla ballata dolce Ninni al El bandolero stanco passando per Melady.
E poi le immancabili Sogna, ragazzo, sogna; Chiamami ancora amore; Viola d’inverno; I colori del buio; sono tutti brani che ha interpretato lasciando il segno nei presenti, inchinandosi più volte a loro in segno di riconoscenza e gratitudine. La conclusione, con il pubblico in piedi sottopalco, è stata affidata alle memorabili Luci a San Siro e Samarcanda.

Una serata commovente ed entusiasmante, da ricordare!