Lessness ci racconta il nuovo EP: V. [to the hearts that ache]

di Alessia Andreon

È appena uscito V. [to the hearts that ache], il secondo Ep di Lessness, il progetto solista di Luigi Segnana che, dopo la pubblicazione del suo primo album, Never was but grey, prepara il terreno per l’uscita del suo secondo disco.

L’EP rappresenta un ritorno alla versione acustica dei brani, che Luigi ha fortemente voluto per poter sperimentare nuove sonorità minimaliste. Utilizzando pianoforte e chitarra acustica Lessness torna alla versione più pura della sua musica, liberandola, in questo momento di transizione, da tutto quello che ritiene superfluo, sia per questioni di effettiva volontà che per necessità…

Abbiamo chiesto a Luigi come sia arrivato a questa evoluzione del suo progetto:

Ciao Luigi, è appena uscito il tuo nuovo Ep, ci piacerebbe scoprirlo insieme a te per i nostri lettori di Inside Music….

L’EP è nato, nel corso del 2020, da un esperimento che volevo provare: volevo dare una nuova veste ad alcuni pezzi che componevano il disco Never was but grey, uscito nel 2019. Volevo darne una versione più vicina, più fedele a quella originale, nel senso che i pezzi che ho riproposto nell’ EP erano nati in versione acustica e quindi volevo darne una versione un po’ più vicina all’anima della canzone, senza tutte le sovrastrutture di arrangiamento elettronico che avevo aggiunto in post-produzione. Ci tenevo a farlo perché, prendendo in mano la strumentazione acustica, sono venute fuori delle canzoni nuove e ci tenevo a far capire a chi mi segue qual’ era il percorso che stavo facendo. Questo EP fa da ponte tra il mio primo disco, Never was but grey, e il prossimo album, che uscirà in versione acustica, una modalità sonora un po’ diversa rispetto al precedente lavoro.

Si tratta del tuo secondo lavoro importante?

Ho fatto un EP d’esordio nel 2017 con 7 pezzi, poi il disco e poi questo EP, quindi è il terzo, ma precede il secondo disco full length, che ho intenzione di pubblicare iniziando a rilasciare delle nuove canzoni da aprile.

Questo EP ha atmosfere più intime e acustiche, come mai questa scelta?

Il nuovo EP è stato totalmente composto, arrangiato e registrato nel periodo di lockdown. Durante la prima parte, quando eravamo tutti chiusi in casa, sono rimasto senza tutta la strumentazione elettronica perché buona parte era in manutenzione; allora ho cominciato a scrivere dei pezzi e sono venuti fuori abbastanza naturalmente in versione acustica, per necessità più che per reale intenzione.

Ho cercato un po’ di ridurre gli orpelli di contorno e arrivare a una certa essenzialità; mi piace pensare che il percorso che sto facendo sia quello di tornare alla musica più diretta, una musica fatta con strumenti acustici, senza tutto quel contorno di arrangiamenti che mi piaceva fare qualche anno fa. Avendo il materiale a disposizione a volte si sperimenta, ma a volte si tende a esagerare e ho scoperto che spesso sottrarre vale più che aggiungere.

Tu nasci come bassista non come cantante, giusto?

Nella mia carriera precedente al 2017 ero un bassista, sia con Casa del mirto, che con altri gruppi con cui ho collaborato. Con Casa del mirto ho sperimentato anche un po’ la fase di produzione e di arrangiamento, però nasco come bassista. Non avevo neanche mai pensato a cantare; sono una persona piuttosto schiva, quindi lascio volentieri le luci della ribalta a qualcun altro, perciò mi sono sempre dedicato al basso. Concluso il percorso con Casa del mirto mi è venuta voglia di mettermi in gioco in prima persona ed esprimere le mie emozioni direttamente, anche come cantautore.

Mi incuriosisce particolarmente il nome d’arte che hai scelto, perché Lessness?

Il nome è particolare e nasce dalla mia passione per un certo tipo di letteratura: è tratto dall’opera di Samuel Beckett, un’opera in forma di poesia narrativa – flusso di coscienza Sans, titolo originale in francese, che poi tradotto in inglese è Lessness. Dal nome ho preso spunto per raccontare quella sensazione di sentirsi perduti all’interno di una società che non si comprende a fondo; che ti lascia senza capacità di movimento, lasciandoti senza stimoli e senza motivazioni. Questo era il percorso iniziale, studiato per l’uscita del primo EP, poi ovviamente tutto il progetto si è evoluto in maniera diversa, però queste erano le prime sensazioni che provavo nella mia fase iniziale come compositore.

Pensi di continuare sulla scia della composizione come solista oppure ci sono in parallelo altri progetti?

Al momento sono totalmente dedito a questo progetto solista, quindi continuerà così fino a che non avrò altri stimoli, altre esigenze di collaborazione con artisti o produttori; però per il momento la produzione va avanti da sola.

Mi hai detto che rilascerai i vari singoli durante l’anno, quindi quando hai intenzione di far uscire il nuovo album?

Una data non c’è ancora. Sicuramente farò uscire qualche singolo prima dell’estate e poi l’album uscirà verso settembre. Non è proprio musica estiva, quindi aspetterò (ironizza).

Ci dai qualche anticipazione su che cosa potremo trovare nel disco?

Posso dirti che sarà composto da una decina di tracce ed è totalmente scritto e composto con pianoforte, chitarra e violoncello, con qualche loop di batteria qua e là, per dare un po’ di ritmica. Sono canzoni molto introspettive, com’è tutta la produzione di Lessness, però in una versione un po’ meno arzigogolata rispetto al passato, molto diretto, con melodie più emotive ed evocative. L’anticipazione vera che ti posso dare è che il titolo del disco sarà Void.

Lessness
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