‘’Le canzoni servono per viaggiare, non per piantare radici’’- Intervista a l’Albero

di Leslie Fadlon

Esce il 13 novembre “Solo al sole”, il nuovo disco di Andrea Mastropietro – in arte l’Albero – per Santeria Records con distribuzione Audioglobe. Le canzoni servono per viaggiare, non per piantare radici. Dichiara l’Albero.

C’è stato un momento in cui la musica italiana era un razzo, una navicella lanciata in alto. Tra restare dove si è e farsi un giro nello spazio, sarebbe sempre preferibile la seconda opzione. Ed è così che l’Albero ci lancia nella fulgida costellazione della musica italiana fino ad atterrare sul suo personalissimo pianeta.

Al centro del suo universo musicale, chitarre acustiche, sintetizzatori analogici, sax (dichiarato omaggio a James Senese e al suo lavoro con Pino Daniele) e, soprattutto, la voce: una voce capace di chiamare, di portarci altrove. Classica e nuova allo stesso tempo, a tratti celestiale e mistica, appartiene agli Anni Settanta così come agli Anni Duemila, è proprio la voce di Andrea il fil rouge che unisce tutti i pezzi dell’album.

Ne abbiamo parlato in quest’intervista.

Ciao e benvenuto su queste pagine. “Solo al sole” arriva il 13 novembre, come nasce questo tuo nuovo disco?

Grazie a voi di ospitarmi! Nasce dalla voglia di dar seguito al mio primo lavoro in italiano sotto il nome l’Albero e da quando suono e faccio musica è la cosa a cui ho lavorato di più. E’ il mio sforzo massimo di unire molte cose diverse in un unico suono. Tra gli artisti della musica italiana a cui mi ispiro di più ci sono quelli che hanno saputo declinare in italiano le molteplici influenze straniere, penso a Luigi Tenco, Franco Battiato, Lucio Battisti, Pino Daniele. Questo è quello che ho voluto fare, fondere alcuni elementi della tradizione cantautorale italiana con sonorità estere di cui sono appassionato come la scena Brit-pop, la psichedelia anni 60 e quella più recente, tanto per fare degli esempi. E’ un disco dove mi metto a nudo, senza molti filtri, penso soprattutto ai testi, più diretti rispetto al primo disco, e con diretti non intendo dire più semplici o banali. Il mio è uno sforzo per trovare quell’equilibrio musicale che mi consente di essere me stesso e esprimere quello che provo senza però risultare troppo difficile o autoreferenziale unendo tante cose che amo nella musica italiana e straniera. In quell’equilbrio sta gran parte del mio disco.

Per chi non ti conoscesse, chi è l’Albero e perché porta questo nome?

Mi piace pensare che gli uomini sono come gli alberi. Sento questa unione tra le due figure. Ogni persona ha una parte ben visibile, la parte esteriore, che poi è quella della socialità, quella che ognuno di noi decide di mostrare agli altri. Questa trova corrispondenza negli alberi nella chioma, nelle foglie, nei rami e nel tronco, cioè tutto quello che appare. Poi c’è l’altra parte, quella che è più intima e misteriosa che le persone decidono di nascondere e di far vedere come quando e a chi vogliono. Nell’albero la parte nascosta sono le radici, fitte e lunghe radici che se ne stanno sottoterra per metri e metri. Esse tengono gli alberi attaccati il più possibile al terreno perchè non volino via. Noi uomini (non tutti)siamo perennemente e eternamente divisi tra ciò che è più terreno e materiale e quello che invece è più nobile, alto, direi anche irraggiungibile, viviamo cioè tra la realtà più cinica e il sogno, esattamente come fanno gli alberi, i quali in tutta la loro saggezza e altezza sembrano protendersi e allungarsi verso il cielo ma nello stesso tempo sono trattenuti dalle radici che nascondono e che li rendono così inevitabilmente umani e materiali.

Dici che ‘’Le canzoni servono per viaggiare, non per piantare radici’’; come possiamo farci trascinare dalla musica in periodi preoccupanti come quello che stiamo vivendo?

Un disco che esce in un momento come questo che stiamo vivendo è un disco ancora più importante. L’uscita di un disco è sempre una festa, e ora lo è ancora di più. Dobbiamo pensare che la musica, l’arte in generale, possiede un valore salvifico. Oggi è tutto misurato sulla rapidità, sul convincere e stupire, è tutto un “usa e getta” continuo, che oltre a non lasciare alcuna traccia nel futuro, non allieta assolutamente le persone, è solo una illusione. La musica, come direbbe Paolo Conte “la grande musica” può salvare. Ascoltare un bel disco in un momento così duro può aiutare ad evadere e a innalzarci verso sensazioni che possono essere di varia natura, ma sicuramente positive. Naturalmente la musica di cui io parlo, è quella più vicina alla mia concezione, cioè una musica che esiste perchè è necessaria per l’autore che la scrive, una musica che abbia un valore umano importante.

Quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente ispirato nella tua carriera?

L’equilibrio di cui parlavo nella prima risposta, quello che sta nello scrivere e produrre musica di grande profondità e etica con l’essere accessibile e non troppo difficile, è quello raggiunto per esempio da grandissimi ed eterni artisti che fanno parte da sempre dei miei ascolti; i Beatles, Brian Wilson, Bob Dylan, Lucio Battisti e potrei citarne molti altri… Loro li ascolto sempre, se posso divoro anche cofanetti, bootleg e tutto quello che riguarda quei geni. Se suono è pur merito loro! Per questo disco in particolare ho rivolto l’attenzione verso chi in passato ha fatto musica in italiano e non musica italiana nel senso più classico. Tenco, Pino Daniele, Battiato hanno fuso l’Italia con uno spirito più universale e globale. Per l’album ho ascoltato molto anche Weyes Blood, un’artista che stimo enormemente, Charlotte Gainsbourg, Karen Dalton, molta musica femminile. Penso che più che mai le donne ora hanno qualcosa in più da raccontare rispetto agli uomini.

Il disco che avresti voluto scrivere?

E’ una domanda quasi impossibile! Ti dico “Highway 61 Revisited” di Bob Dylan.

Tra gli undici brani del disco, qual è quello che ti scava maggiormente dentro?

“Oh mia diletta!” è il brano forse dove mi metto più a nudo, dove mi sento maggiormente vulnerabile, senza filtri. Ecco, lì ho scavato molto, così come in “Cenere” e “Parlami di te”. Canzoni che parlano di me, dello stare in periferia, dello stare in “un posto dove mai niente è rotondo” come dico proprio nella canzone “Parlami di te”. In questo mio disco ci sono dichiarazioni di amore a cose e persone ma c’è anche il rifiuto verso realtà che non mi piacciono di questo paese e verso quello che ancora non capisco della vita, che è molto naturalmente.

Sei ex voce e chitarra dei The Vickers. Cosa ti rimane di questa esperienza?

Mi rimane tutto. E’ stata la prima esperienza musicale della mia vita, con i Vickers ho fatto i primi dischi, i primi tour, molti dei quali in Europa. E’ un bagaglio senza il quale oggi non sarei quello che sono, nel bene e nel male. Stare in una band è una delle cose più belle che si possano fare. Essere un solista, avere un proprio progetto personale è molto diverso e aver conosciuto la dimensione del gruppo è stato importante, come si fa musica insieme non la si fa da soli, è un altro mondo.

Come stai vivendo questo semilockdown, musicalmente parlando?

Ho un disco nuovo da promuovere, per cui questa meravigliosa cosa mi terrà impegnato e vivo, e per questo mi ritengo fortunato. Purtroppo per ora non potrò suonare dal vivo l’album e questo è un grande dolore, lo è per tutti quelli che fanno musica. Farò quello che posso per la promozione e per il resto cercherò di dedicarmi alle letture e allo stare bene, in attesa di ritornare alla vita di prima.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Ora come ora la promozione di questo album mi impegna al massimo e sinceramente non sto pensando molto al futuro, ma è un cosa che riguarda da vicino come sono fatto; io non penso mai troppo al futuro, non ne vedo grandi vantaggi, per cui posso dirti che sicuramente a un certo punto avrò voglia di scrivere cose nuove e registrarle, oltre questo non mi spingo, visto anche il momento difficile che viviamo!

E infine, come possiamo seguirti?

Seguitemi ovunque se potete! Instagram e Facebook sono le piattaforme che aggiorno di più. Naturalmente potete ascoltare la mia musica oltre che su vinile e cd anche su tutte le piattaforme digitali online come Spotify e Apple Music.

Bio l’albero

l’Albero è il progetto solista in italiano di Andrea Mastropietro, ex voce e chitarra dei The Vickers. Con loro si è esibito in centinaia di concerti in tutta Europa, tra cui il Primavera Sound di Barcellona del 2014, scelti online dalla direzione del festival.

Nel 2015 Andrea decide di dar vita al suo progetto solista, l’Albero, con il quale esordisce nell’aprile del 2015 con una cover di ‘Nel cuore, nell’anima’ di Lucio Battisti (QUI il video).

L’album di debutto, “Oltre quello che c’è”, è uscito nel 2016 su Technicolor Dischi ed è stato accolto positivamente da pubblico e critica, salutato come il risultato dell’unione di una vocazione musicale anglosassone con la tradizione musicale italiana. 

l’Albero è poi uscito a novembre 2019 con la sua nuova canzone ‘Cenere’ (QUI il video), seguita da ‘Quando viene sera’ a gennaio 2020 (QUI il video). Entrambe le canzoni sono finite in “Allegria”, EP di 4 brani uscito a fine marzo 2020. Oltre ai due singoli, l’EP è composto dall’inedita ‘Allegria’ e dalla rivisitazione acustica di ‘Esci fuori’, canzone contenuta nel precedente disco.

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