La toponomastica è la prospettiva dei topi ? Intervista a Marta Pistocchi

di InsideMusic

A cura di Alessia Andreon

In una mattinata di inizio autunno abbiamo scambiato due chiacchiere con la poliedrica artista milanese Marta Pistocchi, che ci ha presentato le tracce del suo primo lavoro da cantautrice, in uscita il 2 ottobre, dal titolo Toponomastica.

Non è solo un disco ma un teatro-canzone in cui Marta Pistocchi si diverte a giocare con le contaminazioni tra generi e arti, con spensieratezza e originalità, alla scoperta di una città che solo occhi molto attenti possono cogliere.

Il tuo nuovo album si intitola Toponomastica, con la doppia valenza sia perché parli dei luoghi della tua Milano, sia perché la città è vista dalla prospettiva dei topi…. Come è nata questa idea?

Ho preso spunto dall’osservazione dalla mia città, anche se in realtà racconto una città universale, partendo dai piccoli dettagli che solo dal basso si possono notare.

Da questa riflessione nasce il gioco di parole: chi ha un punto privilegiato per osservare le piccole cose? Non tanto noi uomini, che siamo troppo indaffarati, ma i topi, che sono la metafora della parte di umanità che si nasconde nei bassi fondi, gli ultimi, quelli che la città dimentica, che però conoscono la città meglio di chi la governa.

Il titolo Toponomastica si è formato durante la lavorazione dello spettacolo teatrale che accompagnerà la presentazione del disco e vuole riassumerne entrambi gli aspetti.

Toponomastica è anche uno spettacolo teatrale….

È innanzitutto il frutto del lavoro di una squadra che ha creduto in questo progetto. Per ovvie ragioni non potrò portare in giro i dieci musicisti che hanno partecipato all’album ma lo presenterò tramite l’omonimo spettacolo teatrale, con regia di Rita Pelusio e drammaturgia di Domenico Ferrari.

In scena con me ci sarà il chitarrista Alessandro Sicardi, che sarà anche lui un personaggio della piece e ci serviremo di vari strumenti costruiti appositamente per lo spettacolo e di testi che ironicamente commentano la città e lo stile di vita degli umani.

Toponomastica però è la ghost track del disco. Perché hai deciso di non farla comparire?

La canzone è nata durante le prove dello spettacolo da un’improvvisazione al pianoforte di Rita Pelusio, quindi non l’ho scritta io, ed è arrivata quando c’era già il nucleo delle canzoni; da qui la scelta di inserirla come ghost track per chi, ascoltando, arriva alla fine dell’album e, a sorpresa, si ritrova nel mondo dei topi.

È il tuo esordio come cantautrice, fino ad ora ti eri dedicata ad altri aspetti dell’arte, sia da violinista che da attrice comica e clown. In quale ruolo ti senti più a tuo agio?

Il ruolo che mi piace di più è mescolare i linguaggi, sperimentare cose nuove, impararle e metterle insieme. Ho fatto per tanti anni la musicista, poi è arrivato il teatro e ho unito le due cose; adesso è arrivata anche la canzone d’autore e ho messo insieme le tre cose. Chissà cosa succederà poi….

Il singolo che anticipa l’uscita del del disco è Serie, inteso come serie tv, il cui video è stato girato durante il lockdown…

Questo disco sarebbe dovuto uscire a marzo, quindi siamo stati pesantemente bloccati. Mi sono ritrovata con il disco pronto e lo spettacolo quasi finito e ho pensato: cosa faccio in questo tempo?

Semplice, provo a fare un’altra cosa! Mi piaceva l’idea di usare la tecnica dello stop motion e ci ho giocato. Non è l’unico video nato in quarantena…. Ho un po’ di video nel cassetto da utilizzare!

Hai saputo attualizzare un genere retrò dosando jazz, swing, blues e tango, con un accenno alla celebre Baciami piccina, facendo fare all’ascoltatore un viaggio nel passato; esiste ancora la Milano che canti, musicalmente parlando?

Si, esiste ed è forse la Milano più autentica e popolare. La canto perché la vedo e la vivo in prima persona, lontana dalla città – metropoli dei luoghi comuni. Se ti addentri nelle cose scopri che esiste una Milano fatta di piccole realtà che non si riconoscono nella metropoli patinata e addirittura se ne distaccano totalmente.

Io sono più vicina a questo mondo anche nei generi musicali che ho sempre frequentato, lontani dal mainstream, ma che trovano ugualmente spazio all’interno della città.

Nella penultima traccia, Io sono, dici: è il violino che svela la mia intensità, è una canzone autobiografica?

È il pezzo intimista del disco, l’unico nel quale parlo di me in prima persona ed è nato in un momento di gioia.

Ho voluto raccontare quel sentimento di universalità che si prova quando ti accorgi che la tua diversità è uguale a quella di tutte le altre persone del mondo.

È una sensazione che ci fa sentire meno soli, parte dell’umanità; a volte dobbiamo fare i conti con le nostre paure e i nostri modi di essere, ma rendersi conto che ognuno di noi vive la stessa esperienza ci dona speranza e sollievo.

Minga bun: Non sei capace a fare… i soldi?

È assolutamente autobiografica e auto ironica, nel senso che sono un po’ vintage nelle mie scelte lavorative.

Non seguo le mode del momento ma faccio le cose che mi piace fare, malgrado non siano quelle più remunerative. È una dichiarazione gioiosa, uno scherzo, un gioco!

Non ci resta quindi che aspettare un paio di giorni per ascoltare le canzoni di Marta Pistocchi, mentre lo spettacolo debutterà il 3 ottobre al Centro Francescano Culturale Artistico Rosetum (ingresso libero – ore 17.00 – Via Pisanello, 1).

Alessia Andreon

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