La terza puntata de “I Discopatici – Malati di Vinile” è ci regala “La Voce del Padrone”. [Report Live]

Stasera ho fatto più tardi, giornata affollata e ricca di impegni. Primavera inoltrata, il sole rincasa più tardi e – con lui – anche io. È mercoledì, sono le 21 all’incirca e I “Discopatici – malati di vinile” li ascolto dalla cucina, mentre apro la dispensa a penso a cosa preparare per cena, e la soluzione me la offrono proprio Stefano de Asmundis e Rita Romano annunciano l’ospite in vinile di questa puntata: Franco Battiato e l’ospite live in studio: Teresa Katres Capuano, entrambi nativi di Catania. Cena a base di caponata per me, melenzane e mandorle sul tagliere e un bel calice di Nerello Cappuccio, direttamente dalle pendci dell’Etna, che mi accompagnerà nella cucina, e nell’ascolto di questa eclettica puntata. La scelta del vino ve la spiegherò più avanti, sto ancora cercando di capire se il mio fiuto da mancata sommelier ha fatto centro oppure no.

É “La voce del padrone” il vinile che allieterà la mia serata questa sera, un LP che ha fatto la storia – come ci ricordano i conduttori – superando il milione di copie vendute, record mai battuto fino a quel momento. “Siamo nel 1981, stiamo uscendo dal punk per immergerci nel new wave, e molti elementi di entrambi gli scenari sono rinvenibili in questo album, prodotto dalla EMI il cui nome ha una genesi particolare. *His Master’s Voice* è un quadro di Francis Barraud raffigurante un cane che guarda un grammofono e lo ascolta quasi inebetito, un disco scorre attraverso la puntina e a suonare è la voce del suo compianto padrone, fratello del pittore. Questo quadro fu acquistato dalla casa discografica londinese Gramophone Company confluita poi nella EMI.

Mi è venuta voglia di aprire Wikipedia e correre a spulciare l’immagine di quel quadro che – per chi è curioso di arte a trecentosessanta gradi – è evocativo di una combo così intrinseca di musica e pittura, ma è giunta l’ora di alzare la puntina del giradischi e lasciar parlare Battiato, che fra tutti noi, è sicuramente il più autorevole questa sera. “Il professore”, in gergo conosciuto così per la sua vita lontana dai riflettori, un vegetariano convinto, con una routine così salda negli anni e delle abitudini che si ripetono permettendogli di regalarci delle perle artistiche di valore inestimabile. Sveglia alle sei, ascolto di musica classica per un’ora, doccia e meditazione, lettura e raccoglimento fanno parte di quei rituali maturati negli anni, così come l’ascolto di barzellette e il racconto delle burle rubate in giro. E questa duplice anima di Franco è nota in questo LP più che in altri, il primo avvicinamento al pop, quindi al linguaggio ed al suono del popolo, sporcato da citazioni colte, frutto degli studi che egli fa giornalmente.

É “Summer on a Solitary Beach” il primo brano che scorre dal vinile, l’olio è bollente e friccicarello, le melanzane stanno soffriggendo e ricordo la vecchia storia del servo e del padrone in cui le donne di servizio preparavano la caponata di pesce al loro padrone, che – ingordo – non permetteva loro di sedere a tavola, e in povertà loro riproducevano la versione povera di esso utilizzando un prodotto povero come la melanzana. Eppure è questa seconda variante del piatto ad essere giunta fino a noi. Per ora non sappiamo se il padrone a cui si riferisce Battiato sia appartenente a questa classe, ma di sicuro la duplice anima colta e popolare è viva sin da questo primo brano, che ci traspone al mare ma in una dimensione metafisica.

Ma dire Battiato è dire “Bandiera bianca”, il brano che più lo identifica è una citazione, dall’ “Ode a Venezia” di Arnaldo Fusinato, del 1849, non è altro che un segno di resa da parte del cantautore nei confronti della società, qualcosa di simile alla metafora del ritorno del “cinghiale bianco” di un paio di album anteriore. Non mancano nemmeno la denuncia sociale, seppur velata d’ironia (“…quei programmi demenziali/ con tribune elettorali”, “Quante squallide figure che attraversano il paese/ Com’è misera la vita negli abusi di potere”) e le punzecchiature, anche in questo caso più sarcastiche che convinte, verso la musica (“A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata/ A Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie”, “…e sommersi soprattutto da immondizie musicali”, “Non sopporto i cori russi la musica finto-rock la new wave italiana il free jazz punk inglese/ neanche la nera africana”). Continua a suonare il vinile con “Gli uccelli”ed è ora di preparare il condimento agrodolce della mia cena, zucchero ed aceto in ugual misura, come nella vita, gioie e dolori sul piatto della bilancia. Ma a proposito di aceto di vino, il mio Nerello è ancora intatto nel bicchiere e io ho una missione questa sera: tastare le mie doti di sommelier. Il tempo di aggiungere i pomodorini alle melanzane, cipolla e sedano che torna la voce dei conduttori, è tempo di lato B e di un altro successone: “Cuccurucucù”, una canzone scritta dal cantautore messicano Tomàs Méndez nel 1954. Nel corso degli anni, il brano è stato utilizzato come colonna sonora in svariate opere cinematografiche e ha raggiunto un certo grado di popolarità anche al di fuori del paese d’origine — tanto da essere tradotto in varie lingue. Del brano sono state eseguite varie versioni: la prima fu quella di Lola Beltràn, nel film Al diablo las mujeres, cui sono seguite quelle di Julio Iglesias, Josè Feliciano e Caetano Veloso — quest’ultima, acustica, inclusa nel film Parla con Lei di Pedro Almodòvar.

Stefano de Asmundis introduce il prossimo brano con le prime barre: “Il tempo cambia molte cose nella vita, il senso, le amicizie, le opinioni. Che voglia di cambiare che c’è in me. Si sente il bisogno di una propria evoluzione sganciata dalle regole comuni da questa falsa personalità”, è tempo di “Segnali di vita”, seconda traccia del Lato B, traccia più nascosta ma non meno interessante. Ma il mio Nerello? Eccolo, nella sua versione Cappuccio è un vitigno raro, può essere presente per massimo il 20% delle coltivazioni alle pendici dell’Etna, un vino parsimonioso quanto avvolgente. La storia del Nerello Cappuccio è fatta di alti e bassi, proprio come quella della Sicilia, e forse alla fine come quella intima e personale di ogni essere vivente. Forse anche per questo motivo è talmente interessante che i viticoltori più intrepidi e coraggiosi hanno deciso di riprendere a coltivarlo nelle antiche zone collocate tra i 350 e i 900metri sul livello del mare del versante orientale del vulcano Etna, dove il più noto e amato compagno, Nerello Mascalese, ben più presente in percentuale di coltivazioni, sta conoscendo una seconda giovinezza nell’Etna Rosso DOC.

A proposito di Catania, ecco l’arrivo dell’ospite della serata, una discopatica come noi, Teresa “Katres” Capuano, natìa di questa città ma adottata da Napoli, vera responsabile della scelta di questo terzo vinile, un LP che la nostra Katres ha nel cuore poiché era nella collezione dei nonni e con essi si divertiva sulle note di “Cuccurucucù” che tra poco ci regalerà live.

Riprende l’ascolto e sulle note di “Centro di gravità permanente”, il nerello in circolo e la caponata nel piatto, mi concedo il suo ascolto in terrazza, il Golfo di Napoli davanti a me e il mare ai miei piedi, un pezzo che non ha bisogno di nessuna capture o imbellettamento, va solo cantato a gran voce. È “sentimento nuevo” l’ultima traccia in ascolto, che racconta un “eros in stile pre alessandrino” per salutare i fan. Ma adesso la Sicilia torna padrona con Katres e il suo inedito “Non chiamarmi amore”, estratto dal suo nuovo disco “Araba Fenice”.

Sono le 22, un’ora è passata così velocemente da non essermi accorta che di questo LP conoscevo solo pochi brani, ed una finestra su quel mondo così ancora sconosciuto per me si è aperta a tal punto da sentirmi costretta all’abbandonare l’ascolto in analogico per riattingere al più contemporaneo digitale. È così subito momento “Spotify” e che la discografia di Battiato possa farmi da “Padrone” per tutta questa serata.
Cari discopatici, quali ascolti mi regalerete nella prossima puntata? Pungolerete ancora nelle mie crepe musicali o allieterete il mio ego rafforzandone la convinzione puntando su qualche ascolto evergreen della mia selezione culturale negli anni?

Ci vediamo mercoledì su questa stessa frequenza, magari a stomaco pieno.

A cura di Fabiana Criscuolo

Fabiana CriscuoloFabiana Criuscuolo

Social Addicted. Sceneggiatrice su Whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.

2018-05-27T11:46:02+00:00 27 maggio 2018|I Discopatici: malati di vinile, Rubriche|0 Commenti