La recensione di ”ALONE vol. III – Palude” di GIANNI MAROCCOLO

di Leslie Fadlon

Arriva dodici mesi dopo il primo capitolo, il 17 dicembre 2019, ‘’Alone vol. III’’, nuova tappa del “disco perpetuo” di Gianni Maroccolo. Pubblicato per Contempo Records, questo lavoro porta con sé il passaggio dalla gelida tundra alla melmosa palude, nei contorni di un progetto musicale che andrà avanti all’infinito (con due release l’anno, il 17 dicembre e il 17 giugno).

Non mancano le illustrazioni dell’artista visivo Marco Cazzato e non mancano i racconti immaginifici dello scrittore e critico musicale Mirco Salvadori. La post-produzione sonora e il mastering sono affidati a Lorenzo “moka” Tommasini, mentre la supervisione è di Alessandro Nannucci, aka il Tozzo. Il sottotiolo è ‘’Palude’’, il tema difficile ed estremamente sensibile. Si parla infatti della violenza contro i più deboli, in particolare contro donne e bambini.  

‘’Alone vol. III’’ ospita l’autore e compositore Luca Swanz Andriolo e Nina Maroccolo, che ispirandosi al tema del disco ha scritto “Non possiedo nome eppure m’invadono tutti”. Un testo che viene recitato da Andriolo in alcuni punti dell’album,facendo scaturire una meditazione introspettiva e di rara impatto emotivo.

È la libellula l’animale-simbolo scelto per questo terzo capitolo, un insetto leggiadro ed elegante, il cui habitat naturale è la palude.  Un simbolo, nella cultura occidentale, di equilibrio, pace e libertà. Nascendo come larva nel fondo fangoso di uno stagno, la libellula riesce ad evaderne, trasformandosi in un animale alato in grado di elevarsi da terra. La libellula rappresenta dunque la trasformazione, la ricerca della verità e la transizione dall’infanzia all’età adulta.

Nei brani si tratta quindi il tema della violenza, che si manifesta in vari modi. Può essere fisica, sessuale, psicologica, economica. Chi commette volontariamente atrocità verso chi non è in grado di difendersi è assimilabile a una larva intrappolata in un’oscurità profonda. Difficilmente riesce a fuggire da quell’abisso, a cambiare e spiccare il volo, talvolta non lo vuole neppure. Il desiderio di vendetta delle vittime è comprensibile ma, come affermava il Mahatma Gandhi, “occhio per occhio, e tutto il mondo diventa cieco”.

Si vuole stimolare l’aprire gli occhi, per diventare quelle larve umane immerse nella palude che descrive il Volume III,  bloccati come i corpi in fondo al mare narrati nel Volume II o come il solitario bue muschiato perso nella tormenta del Volume I. Questa prigionia, questa tentazione verso il buio e il negativo sono i tratti che legano i tre volumi pubblicati fin qui. Marok li mette in musica per trasformarli in un inno alla Vita, non più alla sua negazione.

Considerata la suddivisione della vita della libellula in due stadi distinti, seppur connessi tra loro (larva e insetto alato) anche il Volume III si compone di due parti. ‘The Slash’ e ‘Catene’ si fanno due movimenti di un’opera anticipati da una breve ouverture (Storia di Loletta).

Nei suoi cinquanta minuti, ‘’Alone vol. III’’ si racconta come una sorta di “piccola opera musicale moderna”, che vive e si sviluppa senza soluzione di continuità, come accade nella musica sinfonica e/o in quella elettronica di inizio ’900 o nel minimalismo degli anni ’70/’80.  

Da ’Storia di Loletta’, passando per ‘The Slash’ e arrivando a ‘Catene’ si sceglie di viaggiare leggeri, di provare a innalzarsi come se si possedessero le ampie ali delle libellule. Di uscire dal fango e di proiettarsi verso un infinito orizzonte di liberazione.

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