La recensione di “1972” di ANDREOTTI

di Leslie Fadlon

Si chiama ANDREOTTI e l’11 maggio pubblica un disco dal titolo “1972”. Stiamo parlando di un progetto molto particolare, che arriva sul mercato con un interessante debut album e nessun volto, solo una maschera. Classe ‘93, Andreotti è un cantautore indie-pop che sceglie di mettere la musica al centro del suo progetto nel complesso. Il titolo del disco, “1972”, ha lo scopo di rievocare la candidatura vincente di quell’anno e di  lanciarne una nuova, per un inedito ritorno al palazzo: quello della scena indipendente italiana. Ascoltandone le tracce, è subito lampante la voglia di parlare chiaro, raccontando elucubrazioni iperboliche, metafore surreali e immagini schizofreniche. Il dipinto che ne viene fuori ritrae la mera depravazione artistica di un folle sognatore.

andreotti

“1972” – Il disco

La prima traccia è ‘Eschimesi’’ e parla di quanto anche i sogni tendano poi a diventare vecchi, ad annoiare. Come dice il ritornello ‘’alla lunga anche Parigi rompe i co****ni’’. Si cresce ma non si dimentica la difficoltà passata per averlo fatto in ‘’Winnie the pooh”. Le confessioni sono difficili da fare, quando troppo dolorose. Si intitola ‘’Droga’’ la terza traccia e porta con sé una grande malinconia. Le sonorità sono più o meno le stesse delle altre tracce, tra ritmi che vanno in sottofondo e synth che dichiarano una grande influenza proveniente dalla musica degli anni 80 – 90, ma anche dall’indie pop degli ultimi anni.  “Luis Miguel” torna a parlarci della gioventù che pian piano si allontana ed è un’autentica nemesi per i seriosi di tutto il mondo; Andreotti diventa poi caustico e perde ogni pietà nel parlare di un certo tipo di provincia in “Sassuolo”. Siamo alla traccia numero 6 ed è tempo di “Colori”, tra immagini quasi nichiliste che raccontano questo presente a volte troppo monotono, tra serie su netflix e chef  in tv. Le ultime due tracce di “1972” sono “Aristogatti”, sensuale e un po’bukowskiana e “Lombroso”, nostalgica e calciofila. Andreotti ci saluta così su un disco dal sound sfacciatamente “vintage”. Un disco personale, e autoprodotto, che parla con sincerità facendosi accompagnare con leggerezza da strumenti come la batteria analogica, il basso elettrico e la string machine. “1972” riesce a proiettare l’ascoltatore in un’epoca ormai passata dove però si avverte la situazione che ora, qualcosa stia davvero per cominciare.

“1972” – La tracklist

01 – Eschimesi

02 – Winnie the Pooh

03 – Droga

04 – Luis Miguel

05 – Sassuolo

06 – Colori

07 – Aristogatti

08 – Lombroso

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