“La mia voce” è il nuovo EP di Fabrizio Moro – Tra anima combattente e anima romantica

di Serena Di Mambro

Fabrizio Moro torna dall’esperienza Sanremese di questa 72° Edizione appena conclusa, con un premio prestigioso per un cantautore: riceve per il brano “Sei tu” il premio Bardotti come testo migliore della kermesse, contenuto nell’album in uscita “La mia voce”.

“La mia voce” è il nuovo album del cantautore romano, disponibile in cd, in vinile e su tutte le piattaforme digitali (per La Fattoria Del Moro/ WM Italy) e diviso in due parti: la prima è uscita lo scorso 4 Febbraio e la seconda sarà disponibile in autunno 2022.

L’album viene ideato e realizzato durante le riprese del film-evento “Ghiaccio”, che vede Fabrizio Moro al debutto in regia, insieme ad Alessio De Leonardis (nelle sale dal 7 al 9 Febbraio e a breve disponibile in streaming).

Ecco come Fabrizio Moro racconta il suo primo film:

E’ una metafora della vita, sul premio che si raggiunge dopo le fatiche di una lotta, anche interiore”.

LA MIA VOCE

Copertina dell’album “La mia voce” Fabrizio Moro

Si presenta così: una copertina in bianco e nero con la sua faccia in primo piano e la scritta LA MIA VOCE.
Della serie: sono qui. Non puoi ignorarmi. 

Un album di sole 6 tracce (+ 2 tracce extra contenute esclusivamente nel formato vinile: “I pensieri di Zo” e “La mia felicità”) per poco più di 18 brevi, ma intensi, minuti di ascolto.

TRACKLIST

1- LA MIA VOCE
2- SEI TU
3- LE COSE CHE HAI DA DIRE
4- CONTINUARE A CERCARE
5- OGGI
6- ERA BELLO

RECENSIONE – TRACK BY TRACK

È lui. È Fabrizio Moro. Coerente e fedele a se stesso.

Prosegue il discorso iniziato nel 2019 con “Figli di nessuno” e prima ancora con “Pace”, rimarcando il concetto – madre della sua Summa artistica: la rivalsa è sempre dietro l’angolo.

Un’anima combattente, quindi, che trova tutta la sua forza d’espressione sin dalla prima traccia, ovvero dalla title track “la mia voce”. Una voce cruda, rabbiosa, potente, a voler sottolineare che non si è mai abbastanza maturi per combattere contro un sistema di omologazione (“Vuoi usare ogni neurone/ saranno ca**i amari/ sarai spolpato da un sistema che ci vuole schiavi/ tutti”) e lo status quo (“Il potere logora chi non ce l’ha/ ma anche chi ne abusa senza onestà”).

Con un ritmo ossessivo, Moro ci costringe all’attenzione spingendoci ad una riflessione inevitabile (“Non dovete/ non potete/ ignorare la mia voce
Ma la mia voce è più forte dell’identità di un’epoca in cui abbiamo scelto di non viverci”).

Ma ecco che con la ballata sanremese “Sei tu”, seconda traccia, entra in gioco un altro ingrediente fondamentale che si estrinseca con questo EP e assai caro al cantautore romano: L’AMORE.

L’amore salvifico. L’amore come ANTIDOTO ai mali dell’anima. (“Sei la cosa più bella che ho sempre difeso/ e hai sconfitto i miei dubbi quando io m’ero arreso”)

L’amore che ti tende la mano e che è in grado di risollevarti da un momento difficile (“La distanza fra un uomo che ha vinto ed un uomo sconfitto/ sei tu”).

Le due anime di Moro, quella combattente e quella romantica, si rincorrono nell’album, come a voler intraprendere insieme un percorso di catarsi.

È evidente che la scrittura di questi brani sia servita come valvola di sfogo importante per dare “voce”, appunto, sia a delle situazioni indigeste al cantautore, ma anche a dei sentimenti nobili, puri, intrisi di tenera malinconia.

È il caso, ad esempio, del brano “Le cose che hai da dire”, in cui l’anima romantica di Moro, analizza con lucidità e rammarico i motivi che possono aver contribuito alla rottura di una relazione: l’incomunicabilità
(“E ora che sei lontana le avrei ascoltate senza interferire/ le cose che hai da dire”).

Atmosfera malinconica che troviamo anche in “Era bello”: una ballata per certi versi intrisa di dolore, in cui ci si rende perfettamente conto di quanto determinati rapporti d’amore possano, in qualche modo, lasciare un segno indelebile dentro di noi e che mai potrà essere cancellato
(“Era bello ritrovarti ogni giorno/ mentre adesso non so dove sei”).

E dunque che si fa? Si resta sguazzanti nel dolore e ci lasciamo sopraffare dalla nostalgia? Certo che no.

“Oggi” è un simpatico inno alla gioia dell’anima romantica, non più addolorata, riconoscente, sì, verso l’amata, ma anche capace di godersi appieno questo sentimento ed il presente in senso lato, con un occhio speranzoso al futuro
(“Oggi è arrivato tuttavia/ noi lo dobbiamo illudere/ oggi non voglio scegliere/ poi domani si vedrà perché/ io vedo te”).

“Continuare a cercare” è senza dubbio la traccia più orecchiabile dell’album, con un inciso che si fa ricordare. L’anima rock, quella combattente, torna a ripeterci con dei mantra a livello melodico e ritmico, che arrendersi non è mai la scelta migliore – che è poi il leitmotiv dell’album intero –
(“Trovare nel buio di una stanza chiusa l’unica parte che sia luminosa”).

In conclusione, potremmo definire “La mia voce” un album carico di pathos: c’è tanta carne sul fuoco.
C’è un cantautore cui va senz’altro il merito di scrivere e di pubblicare dischi, solo quando ha davvero qualcosa da dire. 

E lo fa anche con soli 6 brani ed un messaggio neanche troppo nascosto da trasmettere: 
sbarazzarsi dei macigni del passato, delle parole non dette, dei disagi che ci impediscono di guardare avanti – è questa la chiave – per vivere davvero liberi.

Resta ora la voglia di ascoltare gli altri brani che completeranno quest’opera.
Non si è mai sazi della voce di Fabrizio Moro e 18 minuti, per quanto intensi, di certo non placano la nostra sete di bellezza.

Guarda anche il nostro Report del Live di Fabrizio Moro di quest’estate a Roma!

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