L’Amore e la Violenza Vol. 2, la vendetta

Ci ho messo un po’ a tirare fuori questo articolo, il sesto appuntamento con Enogastronomusica su ​Inside Music​, ma finalmente eccoci qua a parlare di un disco uscito ormai da qualche settimana.

​L’amore e la violenza Vol. 2, ​sottotitolo “dodici nuovi pezzi facili”, ​seconda parte dell’omonimo album pubblicato dai ​Baustelle ​ad inizio 2017 che riscosse enorme successo fra la critica aggiudicandosi il disco d’oro certificato dalla FIMI​. Un disco, il primo, che ho consumato sul mio giradischi, un brano dopo l’altro senza fermarsi mai, in un escalation lisergica in vero stile synth pop “baustelliano”, ma senza abbandonare quell’approccio rock che molte band indie assumono dal vivo. Se devo essere sincero non è stato lo stesso così entusiasmante il primo ascolto del ​Vol. 2, tanto che mi ci è voluto più tempo del solito per entrarci bene dentro. Non perché ci sia chissà quale tracollo stilistico da parte della band toscana, anzi proprio per il motivo contrario, ovvero il fatto che mi sembrasse un disco di scarti del primo grandioso, e ci tengo a sottolinearlo di nuovo, volume. In effetti anche lo stesso Bianconi ha affermato che è stato un album scritto durante la tournée de L’amore e la violenza (parte uno), quindi indubbiamente un disco meno pensato, meno ragionato, più istintivo, ecco allora il sottotitolo calzante “dodici nuovi pezzi facili”. Ma sia chiaro questo è semplicemente stato il mio primo pensiero, la mia considerazione a freddo e ci sta, che una nuova uscita di una delle più importanti band italiane odierne, dopo il successo di un grande disco, deludano appena le aspettative con quello successivo.

Ma fortunatamente come spesso accade con la musica in generale più ci si addentra in un lavoro più si scoprono qualità e particolarità. Il ​Vol.2 è stato anticipato dal singolo ​Veronica, N.2, ​a sua volta accompagnato da un videoclip in bianco e nero definito in “stile horror anni 70”, un brano particolare, pop rock molto orecchiabile e con il classico ritornello tormentone che si incastona nel cervello, synth a profusione ed un finale musicale che mi ha colpito con delle originali rullate rallentate della batteria, elemento portante del pezzo. La ​Signorina V mi ha lasciato l’importante responsabilità di decidere il piatto da abbinare questa settimana e dunque ripiego furbamente sull’area geografica di appartenenza della band ovvero la Toscana, in particolare Montepulciano. ​Tra i primi piatti della cucina tipica è impossibile non citare i ​“Pici”​, rinomata pasta della tradizionale arte povera locale, un semplice impasto di acqua e farina e tutta la maestria delle massaie nell’ ”​appiciare”​, cioè nel realizzare questo “spaghettone” un po’ grossolano e di forma irregolare. Ve li consiglio con un semplice ma letale ragù toscano, realizzato con un macinato misto di carne suina e bovina, fegatini, per dare il giusto tocco di “grasso” al suddetto ragù che cuoce a fuoco lento per ore, per permettere a tutti gli “odori” di pervadere il pomodoro fresco; immancabili cipolla e un bicchiere di vino rosso per rendere il tutto perfetto. Ovviamente abbiniamo questo piatto povero ma ricco di gusto ad un vino d’eccellenza come il Rosso di Montepulciano, ​ha lo stesso uvaggio del Vino Nobile di Montepulciano DOCG, uno dei vini più antichi d’Italia. Raggiunge in media 12,5o alcolici, di colore rosso rubino si presenta intensamente vinoso e con sentori di frutta a bacca rossa, ha sapore asciutto, persistente e lievemente tannico ed è vino da tutto pasto.

Ma torniamo alla musica e ai nostri Baustelle, altrimenti ci distraiamo troppo. Tra i brani che più mi hanno colpito di questo album voglio citare l’intro chiamato appunto Violenza​, un brano strumentale dal sapore “seventies”, che a tratti per alcune atmosfere poliziesche e l’utilizzo di certi sintetizzatori mi ha ricordato tutto quel mondo vicino ai ​Calibro 35​, che personalmente adoro e dei quali parlerò prima o poi nella mia rubrica. D’altronde anche Love​, il brano strumentale che apriva il Volume 1 aveva una bella “pezza rock” e ti preparava degnamente a tutto quello che sarebbe stato poi il disco. Altri brani che mi hanno colpito sono Jesse James e Billy Kid​, che citando due storici criminali statunitensi racconta una storia d’amore al collasso, ma con risvolto finale romantico, “i nostri corpi fuorilegge e il dolore, riposeranno in pace qui, sotto le stelle silenziose e sole, Jesse James e Billy Kid”, ​Perdere Giovanna, ​altro brano power pop di produzione “sintetica” in pieno stile ​Baustelle​, dove di nuovo si parla di un’amore finito e della libertà che scaturisce dalla fine di un legame forte, con tutte le conseguenze positive e negative, tra cui i soliti riferimenti alle droghe e alla religione, ormai marchio di fabbrica della band, dalla nota ​“​Charlie fa surf​, quanta roba si fa, MDMA”​, che li ha consacrati nel 2008. ​Caraibi invece mi ha ricordato certe atmosfere alla ​Battiato​, vuoi per l’utilizzo di tutta questa sintesi sonora analogica o per l’improvviso ritornello in inglese, comunque molto piacevole. Temi portanti quelli dell’amore e della violenza, misti a riferimenti religiosi, mitologici come nell’ultimo brano, abbracciati in un lento ballo allucinogeno, che profuma di finale epico, così come si era iniziato, tra urli, violenze, storie finite che rendono il tutto anche un po’ cinematografico.

ENOGASTRONOMUSICA
Una rubrica di dischi, concerti e “gusti musicali”

A cura di Leonardo Angelucci

Giulia-della-pelle

Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-10-04T22:45:30+00:00 2 maggio 2018|ENOGASTRONOMUSICA|0 Commenti