Kemama: abbiamo energia in corpo per alimentare un quartiere-Intervista-

di Paola Pagni

I Kemama (Ketty Passa, Marco Sergi e Manuel Moscaritolo) presentano il loro EP di debutto “Testa O Croce”, in uscita il 4 giugno 2021, distribuzione Universal Music Italia. Il disco, contenente 6 tracce, è scritto e prodotto dai Kemama ed è anticipato dai singoli “Codice Rosso” e “Come Un Body Shaming”.

Il progetto Kemama è nato durante la fine del difficile anno appena trascorso, ed è caratterizzato dall’unione fra le atmosfere rock, in cui sovrastano chitarre prepotenti e batterie avvolgenti, e la voce inconfondibile di Ketty Passa, che si fa portatrice di messaggi forti e attuali con grazia e incisività. 

Il sound dei Kemama diventa così unico e riconoscibile, e mette in musica temi legati a esperienze personali e a denunce sociali attualissime, che in questo momento storico hanno più che mai bisogno di essere urlate e messe a nudo. Del resto i Kemama sono nati in pieno periodo pandemico, come una sorta di catarsi necessaria per combattere l’impotenza di fronte a un’emergenza sanitaria e sociale, sentimento comune all’umanità intera.

Il debutto con il singolo “Codice Rosso” è l’emblema del loro messaggio: un urlo collettivo (in tutti i sensi, considerando le collaborazioni presenti: Omar Pedrini, Andy dei Bluvertigo, Cippa e Paletta dei Punkreas, Andrea Ra, Roberto Angelini) contro la violenza e la sensazione di solitudine che nel 2020 hanno regnato sovrane.

Anche il secondo singolo estratto, “Come un Body Shaming”, si addentra in tematiche attuali e delicate: il brano paragona l’anno di assenza di lavoro e l’incapacità di trattare la  musica come tale, attraverso misure di emergenza dedicate, al fenomeno del Body Shaming,  un vero e proprio “insulto” alla bellezza e all’importanza dell’arte.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con i Kemama, per saperne di più su questo progetto pervaso di energia positiva.

Intervista ai Kemama.

Ciao ragazzi, benvenuti su Insidemusic! Testa o Croce, titolo dell’EP: significa che vi affidate alla sorte?

Ciao! Grazie a voi.

Partendo dal titolo del disco, più che alla sorte ci affidiamo al “carpe diem”. Alla fine sono due facce della stessa medaglia, quella che nel 2020 ha trovato un valore in tutti noi: la medaglia dell’improvvisazione. Ci siamo buttati dal primo momento senza poter progettare e ci stiamo godendo tutto quello che arriva come un regalo, una sorpresa. Forse, soprattutto adesso, questa tattica funziona.

In realtà i pezzi di questo lavoro sono tutt’altro che casuali, ma anzi, hanno testi molto significativi. Codice Rosso ad esempio, che è stato il primo singolo, affronta un tema tristemente attuale ma molto difficile da trattare in una canzone: come mai avete fatto questa scelta (nel caso specifico ma che poi si estende al resto dei brani)?

Nella scrittura dei testi mi sono (Ketty) adattata molto a quello che è stata la condivisione quotidiana con Marco e Manuel, nell’ep esistono i sentimenti che ci siamo portati addosso nel momento migliore ed in quello peggiore di questo anno e mezzo davvero poco descrivibile. Ci siamo dovuti fermare ed abbiamo osservato il mondo dallo stesso punto per tanti mesi, spesso con l’ausilio di internet e dei TG, che riportavano, ad esempio, i numeri delle violenze di genere e domestiche con un andamento in crescita a tratti imbarazzante. Mi è sembrato quasi un dovere parlarne attraverso le note e quando ho fatto leggere il testo a Marco e Manuel ho trovato un luogo dove far crescere questo messaggio nel modo migliore, onesto e rispettoso per una questione molto accesa ed altrettanto delicata come quella che riguarda la violenza. Abbiamo subito pensato di voler veicolare il tutto in maniera collettiva ed abbiamo contattato subito gli ospiti che esistono in CODICE ROSSO, ottenendo un sì dietro l’altro, forse anche perché eravamo tutti affamati di vita e di connessione reale. Da lì in poi la forza di scrivere i primi 6 brani è arrivata immediata.

C’è un file rouge che attraversa l’ep quindi?

Il “fil rouge” sta nella voglia di dare alla musica un valore narrativo e a tratti terapeutico con sonorità che non appesantiscano, ma diano la stessa grinta e parlino la stessa lingua. Il suono del rock ci aiuta a tornare alle radici da cui tutto è partito per ognuno/a di noi e la scrittura dei testi in italiano ci da la possibilità di affermarci in una categoria a cui sentiamo di appartenere anche come ascoltatori. Siamo cresciuti imparando a stare al mondo anche grazie ai testi e al sound di band come i Litfiba, i Bluvertigo, i Verdena, gli Afterhours. Fermarsi a riflettere non è una perdita di tempo, è voglia di crescere.

Sonorità graffianti e un rock “contaminato” da esperienze diverse: come si è generata questa alchimia?

Questa alchimia si è generata da un bisogno che avevamo e che continuiamo ad avere in comune, ossia affermare noi stessi oltre gli schemi delle strade preimpostate, oltre la zona di comfort in cui spesso ci si adatta perché “fare quello che già funziona è l’unico modo”.

Per noi l’unico vero modo sta nel coraggio di tentare nuove ricette, mettendo sul piatto tutte le esperienze artistiche che portiamo nei nostri bagagli personali, al fine di generare una nuova esperienza ed una nuova prospettiva che abbiano il sapore della libertá.

Voi se non sbaglio avete appunto deciso di “ufficializzarvi” come band un attimo prima dell’inizio della pandemia: cosa ha significato questo per voi e come ha influito, se l’ha fatto, nella vostra produzione artistica?

Ufficializzarci come band poco prima dell’inizio della pandemia ha confermato la solidità delle nostre intenzioni, in primis per l’intero progetto che stiamo proponendo. È stata la scelta più facile nel momento più difficile, poiché Kemama è semplicemente ciò che vogliamo davvero.

Tutto ciò ha influito in maniera sicuramente energetica sul nostro suono e sui nostri messaggi, generando una produzione Rock non solo nel sound, ma soprattutto nel DNA. Nulla è lasciato al caso: tutto è suonato, cantato, lavorato e prodotto interamente da noi in una cooperazione artistica e di ruoli in cui ognuno lavora con l’altro/a dando il massimo per l’altro/a, lasciando a casa la pratica del “professorismo” che tanto fa male al concetto stesso di Band, dando il massimo valore possibile ad ogni singola idea di ogni singolo individuo.

Cooperazione e fame di miglioramento, per dare sempre qualcosa in più e per donare noi stessi all’ascoltatore nella maniera più viscerale che conosciamo.

Adesso, dopo tanta attesa e tanta energia accumulata, vi sentite pronti a ripartire da dove si era interrotto tutto?

Adesso siamo pronti a “partire” più che altro, proprio perché il progetto Kemama è nato veramente da pochi mesi ed ha iniziato ad “assaggiare” i primi live in queste settimane.

Abbiamo energia in corpo per alimentare un quartiere e siamo pronti per portarla tutta – ma veramente tutta – sul palco.

Se doveste coniare un motto da portarvi dietro per i prossimi progetti, quale sarebbe?

Il nostro motto crediamo stia nello scheletro del nome del nostro disco “TESTA O CROCE” ed è “FUTTITINNI”, ovvero “lascia correre, vivi il momento e goditelo tutto”. Perdiamo troppo tempo a progettare per raccogliere e purtroppo la vita non è sempre gentile con chi semina.

Quando si scrive musica bisogna imparare a fare a prescindere dal raccolto, mettendoci il meglio di sè e sperando che un domani si possa godere di risultati che siano anzitutto il frutto di un atto d’amore.

A proposito: prossimi progetti?

I prossimi progetti sono scrivere nuove canzoni, farci trovare pronti e con tante cose da raccontare per quando il mondo della musica e dello spettacolo partiranno come si deve e riapriranno veramente i palchi, nel 2022.

Noi non molliamo, speriamo sia lo stesso per chiunque stia leggendo.

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