Kasabian “on Fire” al Noisy Naples Fest – infiammata l’Arena Flegrea

Al via il penultimo appuntamento del Noisy Naples Fest, il mese e mezzo di musica scandito da un via vai di ospiti made in Italy e tante novità internazionali. Sono i Kasabian gli headliner di questa serata – domenica 15 luglio – alla loro seconda di cinque date italiane, un mix di entrambe le realtà territoriali. Sergio Pizzorno, cofondatore, chitarrista e producer della band è infatti – come anticipato nella biosong – di origini genovesi, e il suo occhio è sempre stato rivolto verso il belpaese, riservando – ad esempio – singoli in uscita esclusiva per l’Italia come “Bow”.

Sono le 21,30 quando sulle note una italianissima eccellenza (Luciano Pavarotti) la band fa il suo arrivo sul palco, dove ad accoglierli troverà l’inconfondibile tricolore. Sergio, Tom e compagni riscaldano l’Etes Arena Flegrea, quasi sold out,  con “Ill Ray (The King)”, traccia di apertura dell’ultimo album For Crying Out Loud.
“Smettila di dire stronzate, cadrai in un’altra trappola […] Calmati, stai perdendo la testa. Ti ci è voluta una vita per arrivare dove sei arrivato.”  Questa frase riassume il senso dell’intero concept, e – capiremo fra poco – anche dell’intero live. I pionieri della band di Leicester sono sicuramente i due amici Pizzorno e Meighan, chitarrista e frontman, noti alle scene musicali per il loro approccio sempre molto sperimentale, mai uguali agli altri, men che meno a se stessi. Con questo album la band sembra aver fatto un passo indietro, tornando alle sonorità del secondo prodotto discografico,in puro stile brit rock, reduce  da tour di apertura degli Oasis.
Un lavoro che è servito – come spesso accade – ad essere una terapia d’urto per Tom che ha dichiarato di provenire da un 2016 disastroso e di aver avuto bisogno di innamorarsi, di tornare ad essere l’entusiasta frontman di un tempo. E in questo gli amici giocano sempre un ruolo fondamentale. Sergio nello stesso anno ha visto il suo massimo splendore, ha sposato la compagna della vita, e questo stato d’animo lo si riscontra totalmente nella poetica di  questo album. Così come – e torniamo alla frase di questo primo brano live – è chiara l’empatia che lega i due, anche nel cucirsi addosso la caduta a picco dell’amico, e il tentativo di esorcizzare ciò in musica, ad effetto terapeutico. Una chimica emotiva li lega, è fuori dubbio, ma anche molto fisica, lo si vedrà sul palco, fra salti, sguardi complici, abbracci, e anche lacrime.
“Ciao Italia, grazy di tutto questo calore!” saluta così il proprio pubblico Sergio – cofondatore dei Kasabian – che lo invoca a gran voce, con il suo italiano maccheronico, lasciato in eredità dalla famiglia paterna genovese.  È lui il re indiscusso della serata (the king di  cui sopra), tenendo con una mano il microfono, con l’altra la bandiera del paese dei suoi natali. Spazio al resto della band e a tutto il rock di cui sono capaci – e a cui ci hanno abituati – con il primo brano del terzo album della loro carriera, “Underdog”. Un salto indietro a cui il pubblico sembra rispondere sempre con la stessa partecipazione, calore ed entusiasmo, “accompagnando” la band in ogni singola strofa.
Bandiera e origini a parte, quello con l’Italia per i Kasabian non è sempre stato un rapporto idilliaco. È soltanto nel 2011 – dopo quattordici anni di carriera – che i ragazzi d’oltremanica sono riusciti ad ottenere un passaggio radiofonico e una certificazione FIMI per uno dei loro brani estratto da Velociraptor!. No non è ancora il momento di “Goodbye Kiss”, ma dello stesso contenitore discografico.  La sperimentazione musicale non si ferma certo quì, adesso tocca al più discusso e criticato periodo artistico con l’uscita di 48:13, non di certo apprezzato dagli addetti ai mestieri, ma – a sentir le ugule dei quasi seimila presenti questa sera – sicuramente dai fan.
Siamo già a cinque brani ed un solo singolo estratto dall’ultimo lavoro, sarà un live particolare, sicuramente da tenere d’occhio. Nel comune sentire degli ultimi tempi siamo abituati a tour cosiddetti “promozionali”, dove l’obiettivo non è fare musica o spettacolo, ma convincere le persone ad acquistare l’ultima fatica artistica. I live diventano così un supporto alla piramide dell’industria discografica più che un mero momento emozionale per la band e soprattutto per i seguaci.
A proposito di tour promozionali, il singolo trainante degli ultimi Kasabian è sicuramente “You’re In Love With A Psyco”, una delle hit radiofoniche dell’anno che ha totalizzato più di otto milioni di views su YouTube e più di ventitrè milioni di ascolti su Spotify. “Se un pezzo non ti arriva nelle prime quattro battute allora è finita, così mi sono buttato a lavorare con questa attitudine old-school di scrittura. Mi sono concesso solo sei settimane di tempo per la genesi di questi brani, senza fronzoli, senza autocompiacimenti, con l’unico obbiettivo di farle diventare delle hit”. Missione compiuta, Sir Pizzorno! Siamo tutti a cantarla a squarciagola. Restiamo nel 2018, lasciamo che il nostro udito continui nel mood degli ascolti in voga nell’ultimo biennio e godiamo dell’ulteriore indie offerto da “Wasted”, in una atmosfera di romanticismo permeante.

Che Napoli faccia rima con la sua squadra di calcio non è una novità per nessuno, Noel Gallagher ha ringraziato i fan per la cessione (poi mancata) di Jorginho al suo Manchester, e Pizzorno, simpatizzante del gemellato Genoa, ha regalato al pubblico così amante di questo sport una hit che ha fatto la storia di questo gioco sulle consolle  – “Club Foot” – contenuto nella soundtrack di Fifa 13. Ma non è l’unica hit “calciofila” per cui i Kasabian si sono meritati l’ingresso nella saga dei videogiochi, ce n’è una ancora più datata che riporta la mente ai tornei del gioco più diffuso del nostro paese. “L.S.F.”, Fifa 2004, agli esordi la band, era già leggenda fra gli appassionati videogamer. I due brani must hanno fatto alzare i bicchieri di birra al parterre maschile, dando un attimo di tregua da tanto rock a quello femminile. Oppure no? A scrivere questo pezzo è una redattrice donna, e il pathos non è stato di certo inferiore. I pomeriggi interamente trascorsi sul  divano a smanettare con i cugini, joystick in mano, cercando di aggiudicarci quella tanto agognata lattina di Coca Cola ghiacciata.

Le luci del sipario si abbassano e la band torna per un breve lasso di tempo dietro le quinte, per lasciare la scena libera ai due veri protagonisti della serata, o dell’essenza stessa dei Kasabian, Tom e Sergio. Pizzorno seduto su uno sgabello in  modalità acustica, Meighan alla sua sinistra, spalla a spalla, ecco il primo giro di accordi del brano con cui Sergio ha conquistato la sua seconda terra. Cellulari pronti a lasciare una traccia di questo brano  a chi ha bucato l’evento, o a chi vorrà goderne anche fuori dall’Arena. Instastories e dirette Facebook immortalano il duo e le tante voci di supporto dei presenti.
Le energie e gli scambi chimici necessari a far sopravvivere un gruppo, se sinceri, riescono ad oltrepassare anche la barriera delle tendine del teatro, o comunque di qualsivoglia location. E quella fra i  due artisti in scena adesso è una vera e propria alchimia, tale da riuscire a provocare la pelle d’oca anche a chi quei momenti di “up e down” delle loro esistenze non è riuscito a condividerli. Un senso di riconoscimento reale verso l’amico Pizzorno, seduto sul suo sgabello,  è tangibile nella gestualità e nella ricerca del contatto fisico del frontman nei suoi confronti. Un Meighan decisamente emozionato, siamo riusciti ad immortalarlo addirittura con le lacrime agli occhi, si è inginocchiato ai piedi del suo pubblico in una overture di applausi e in una standing ovation di partecipazione commozionale condivisa.
Il bis procede con il rientro del resto  della numerosa band, tutti i Kasabian al completo, e ad infiammare la platea per la chiosa finale non può  che essere – come da nome – “Fire”.

Il traguardo italiano tanto agognato per gli amici di Leicester è stato raggiunto e confermato anche questa sera. La seconda data italiana, nonchè seconda volta in Arena Flegrea (la prima tredici anni fa per il Carpisa Neapolis Fest)  è stata un successone, ma il ruffianesimo della band è rimasto. Per i saluti finali Pizzorno ha indossato il tricolore come mantello, ma non in attesa dell’invisibilità, ma della fidelizzazione perenne del popolo partenopeo.

A cura di Fabiana Criscuolo.
Photogallery di Giusy Chiumenti

Scaletta:
Ill Ray (For Crying Out Loud)
Underdog (ectasy of gold) (West Ryder Pauper Lunatic Asylum)
Days Are Forgotten (Velociraptor!)
Eez- eh (48:13)
(Segway)
You’re in Love with a Psycho (F.C.O.L.)
Wasted (F.C.O.L.)
Man of Simple Pleausures (Velociraptor!)
Club Foot (Kasabian – FIFA 13)
Re- Wired (Velociraptor!)
Empire (Empire)
Bless This Acid House (F.C.O.L.)
Stevie (48:13)
Praise You (Fatboy Slim Cover)/ L.S.F. (Kasabian – FIFA 2004)
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Goodbye Kiss (Velociraptor!)
Comeback Kid (F.C.O.L.)
Vlad The Impaler (West Ryder Pauper Lunatic Asylum)
Fire (West Ryder Pauper Lunatic Asylum)

Fabiana CriscuoloFabiana Criuscuolo

Social Addicted. Sceneggiatrice su Whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.

2018-12-10T12:07:37+00:00 17 Luglio 2018|Live Report|0 Commenti