Il mondo dei supereroi, in ormai otto decenni di attività, ha generato delle vere e proprie icone, in grado di trascendere l’epoca in cui sono stati concepiti, evolvendosi, modificandosi e influenzando l’immaginario collettivo. Batman, Superman, Spider-Man, solo per dirne tre, senza considerare l’attuale boom di questi personaggi grazie alle trasposizioni cinematografiche, con eroi diventati vere e proprie stelle del cinema. Nomi un tempo relegati agli appassionati, come i Vendicatori o Aquaman, sono oggi sulla bocca di tutti, con incassi più che miliardari (nell’attesa, tra l’altro, che Avengers Endgame segni un nuovo record).

Eppure ad assurgere al ruolo di icone non sono stati solo personaggi positivi, ma anche veri e propri rappresentanti del male, tra i quale svetta la figura di Joker, il folle pagliaccio, demiurgo del caos nella città di Gotham. Riscopriamone le origini, in vista del prossimo film dedicato al personaggio, dal titolo omonimo, e che ha già conquistato la rete!

Follia

Il personaggio arriva sulle pagine della carta stampata nel 1940, ad opera di Bob Kane e Bill Finger, i “genitori” di Batman, insieme a Jerry Robinson, e sarà proprio l’Uomo Pipistrello l’ostacolo alle molte macchinazioni del personaggio, pronto a tutto pur di raggiungere i propri folli obiettivi. In quella che fu una via di mezzo tra comicità e terrore, il Joker seppe affermarsi come nemesi di Batman, nonostante dovesse morire alla sua prima apparizione. Gli autori ebbero l’occhio davvero lungo nel non eliminare un personaggio così affascinante!

Eppure la domanda sorge spontanea: cosa rende il personaggio attraente per il grande pubblico, al punto di attraversare il mondo della carta stampata e conquistare anche il cinema?

Probabilmente la risposta è proprio nella follia, nella pazzia che rende Joker imprevedibile e spesso anche antitetico rispetto ad altri personaggi. Il clown non è infatti un idealista, non lotta per degli scopi superiori, i suoi complotti non hanno complesse radici, ma nascono esclusivamente dall’impulso umano più bestiale, non mediato da alcun freno. Per Joker l’omicidio è puro divertimento, e non nasconde nessun fine più alto. Non è il Teschio Rosso, che lotta per la supremazia nazista, e neanche Lex Luthor, che desidera la fine di Superman per dimostrare il proprio perverso genio: dietro a Joker non vi è altro che l’esplosività e la violenza annidata nel proprio animo. Il fascino del personaggio deriva dunque dal non avere alcun freno, attraendo in questa forma di libertà dei propri impulsi, sopiti e controllati in ognuno di noi.

Sorridente

Oltre a ciò, sicuramente il mistero che aleggia sul personaggio aiuta nel comporre una figura ormai mitica. Non sappiamo chi fosse prima di diventare il criminale che conosciamo, ed ogni versione che gli autori hanno narrato attraverso di lui finisce per contraddire le altre, senza informazioni certe. La più nota è sicuramente la versione di Alan Moore, autore di Watchmen, nel suo The Killing Joke.

In questo racconto, che vede la tortura di Barbara Gordon e del commissario James Gordon, scopriamo come l’origine del personaggio avvenga in quella che viene definita una semplice giornata storta. Joker non era altro che un uomo, sconfitto dalla società, costretto ai suoi margini, che in un giorno finisce per perdere tutto, compreso la sua famiglia, per poi finire in una vasca chimica, e fuoriuscendone come il pagliaccio che tutti conosciamo. Scopriamo così un’altra caratteristica che rende tale figura così celebre: Joker può essere ognuno di noi, reso folle da una singola, quanto terrificante, giornata. Bastano poche ore e la società può annichilire chiunque: per questo il folle cattura James Gordon, sottoponendolo a una giornata altrettanto crudele, al solo scopo di dimostrare la propria teoria, ma verrà fermato da Batman, prima che possa raggiungere il culmine. Joker avrebbe avuto ragione?

Tanti volti, una sola anima

Emblematico come il personaggio sia stato interpretato, nel corso degli anni, da molti attori differenti, portandone sullo schermo le molte caratteristiche, senza spirito imitativo l’uno verso l’altro, ma esplorandone piuttosto le varie sfaccettature.

Cesar Romero fu il primo, nel celebre serial degli anni ’60, in cui l’Uomo Pipistrello era impersonato da Adam West. In questa serie, complice l’atmosfera comica, ad emergere è il lato più “divertente” del personaggio, nemesi del protagonista, accompagnato da uno stile che fece scuola: eccentrico, dominato dal viola, e con un gusto particolare quanto terribile alla vista, il design del mondo di questo Joker porta con sé gran parte della sua iconografia, con il solo mantra del non passare inosservato.

A raccoglierne l’eredità, alla fine degli anni ’80, fu Jack Nicholson, il quale aveva già dato ampiamente mostra delle sue doti da “psicopatico” in Shining. L’attore, sotto l’attenta regia di Tim Burton, portò sullo schermo un Joker decisamente più cinico e malvagio, meno legato al caos e più pianificatore. Ciò a cui assistiamo è una visione da “gangster”, in una Gotham ancora non invasa da creature più che umane, e in cui sia Batman che Joker restano pur sempre umani, due facce di una stessa medaglia.

Bisognerà attendere quasi vent’anni per trovare un nuovo Joker cinematografico, per molti “il” Joker cinematografico: parliamo così di Heath Ledger, attore tristemente noto per la sua prematura morte. L’attore seppe rendere, sotto la regia di Christopher Nolar in Il Cavaliere Oscuro, un diverso aspetto di Joker, molto diverso dalla visione di Tim Burton, rendendolo davvero l’araldo del Caos, generatore di anarchia, folle omicida, imprevedibile quanto insano. L’intepretazione di Ledger gli valse l’Oscar al Miglior Attore Non Protagonista, seppur postumo.

Il personaggio non tornò al cinema fino al 2016, in Suicide Squad, nonostante una citazione fosse già presente in Batman V Superman, in cui scopriamo come Joker si fosse reso responsabile della morte di Robin. Interpretato da Jared Leto, questa visione non seppe far breccia nel pubblico, nonostante la relazione con la Harley Quinn di Margot Robbie ne abbia aumentato il potenziale commerciale. Presente in poche scene, l’iconicità dei suoi predecessori di perde, in una follia piuttosto anonima.

Phoenix

Riuscirà Joaquin Phoenix, sotto la regia di Todd Phillips, a conquistare nuovamente il pubblico?

Il trailer, in circa tre minuti, mostra una lenta caduta nella follia, molto simile alle origini mostrate in The Killing Joke da Alan Moore. Una lotta tra poveri e ricchi, in una società divisa e in contrasto, lontano dalle atmosfere di Batman (in questa pellicola ancora solo un bambino). Se questi tre minuti donano l’idea di un’opera ambiziosa, fortemente autoriale, il dubbio, più che legittimo, è su come questa pellicola riuscirà ad essere su Joker e non su un qualsiasi folle, in cui Joker non è nient’altro che un altisonante nome per conquistare il grande pubblico.

L’autunno ci darà la risposta, in un film in cui la follia sarà quella di parteggiare e empatizzare proprio con il volto stesso del caos. Il tutto anticipato da un trailer che ci lascia con una frase destinata a fare storia:

“Ho sempre pensato alla mia vita come una tragedia,adesso vedo che è una commedia.”