Irreale: i silenzi in musica sono fondamentali – Intervista-

di Paola Pagni

«IrreAle è un gruppo che sembra compiere un tuffo nel passato: voler catturare la sensibilità dell’ascoltatore più attento con sonorità che vengono da lontano, ma che al contempo sanno andare oltre e accarezzare più generi musicali .

Una musica vera che cerca un reale contatto con il pubblico, che vuole uscire da ogni criterio dell’apparenza che spesso inquina il panorama artistico più attuale.

Una sfida, una necessità, il bisogno di abbandonare una frenesia, scegliere di fermarsi e ascoltare, ritrovandosi e ritrovando le fila di una sensibilità musicale che non è mai scomparsa».

Così Irene descrive l’essenza della band : lei, voce di Irreale, che insieme ad Alessandro Usai ne è fondatrice ed anima.

Sono Lì”, il loro ultimo lavoro, si compone di undici brani scritti e composti a quattro mani da Irene Burratti, voce e co-fondatrice della band, e da Alessandro Usai.

Il disco si caratterizza per sonorità acustiche e momenti di musica strumentale: storie e riflessioni sulla difficoltà e sul coraggio di vivere e condividere racchiuse nei testi.

Alessandro Usai, oltre alle dinamiche compositive del gruppo, ci ha raccontato la filosofia che questo album vuole raccontare : una sfida contro la frenesia e l’importanza dei silenzi.

Intervista a Irreale

Irreale nasce dalla composizione dei vostri nomi?

Esatto, Irene + Alessandro. E poi in realtà ha anche un po’ delle accezioni in base a chi lo legge, nel senso che in questo periodo me ne hanno dette di tutti colori. Però quello che abbiamo scoperto noi riascoltando il disco è che l’irrealtà è un po’ una realtà.

In che senso?

Nel senso che ciò che per noi è reale, quindi una condivisione di valori, sia umani che musicali, è qualcosa che non è sempre conformato al pensiero comune. Anche la musica che è uscita, è una musica che adesso non risulta molto commerciale. Pezzi in radio di questo tipo si sentono raramente. I pochi cantautori che sono rimasti sono  sempre più difficili da ascoltare in radio. Diciamo che questo è un genere di musica che è un po’ diventato di nicchia, nonostante abbia avuto una grandissima diffusione in passato.

Irreale sta anche a significare la decisione di intraprendere questo tipo di percorso.

Ma questo era il vostro pensiero anche quando avete coniato il nome della band?

A priori sapevamo già cosa stavamo scrivendo e soprattutto la direzione da intraprendere. Sia io che Irene, ma anche un po’ tutti i componenti del gruppo, arriviamo da dei generi di nicchia. Quindi ci sentivamo già un po’ abituati a stare ai confini della realtà.

Irreale infatti non siete solo voi due: come e perché sono arrivati gli altri membri della band?

Abbiamo deciso di coinvolgere musicisti che ci sembrassero più affini da un punto di vista di estetica e di musicalità. Col batterista avevo già suonato prima blues contemporaneo, mentre il contrabbassista è tipicamente Jazz. Il pianista arriva più dall’elettronica. L’altro chitarrista è completamente acustico. Quindi siamo andati a prendere delle identità molto forti, anche diverse tra loro, proprio per cercare di trovare un denominatore comune che fosse poi la nostra scrittura. Abbiamo deciso di metterci alla prova perché tutti abbiamo nel nostro DNA il genere del cantautorato.

“Sono Lì” si compone di undici brani scritti e composti a quattro mani da Irene Burratti, voce e co-fondatrice della band, e da te,  Alessandro Usai. Ogni brano è composto da entrambi quindi?

Il primo brano è nato da un mio giro di accordi, a cui abbiamo deciso di aggiungere un testo in italiano, curata da Irene. E questo tipo di costruzione è andata avanti praticamente per tutti i brani: io ho scritto gli accordi ed Irene ha trovato una melodia ed un testo. Poi ovviamente ci confrontiamo e se ci sono variazioni da fare, si fanno di comune accordo. Per la preparazione dell’album, abbiamo dato questo materiale agli altri musicisti ed abbiamo visto un po’ anche le loro reazioni, proponendo anche il loro modo di creare certe atmosfere piuttosto che altre. E comunque devo dire che c’è una grande impronta di ognuno di loro nei brani. Al di là del suono e dello strumento ci sono anche proprio le loro decisioni.

Una sfida, una necessità, il bisogno di abbandonare una frenesia, questo è lo scopo della band “irreale”: come si traduce tutto questo in musica?

Sicuramente lasciando molto libero arbitrio ad ognuno di noi, ed essere in grado di gestirlo in modo che le dinamiche non vadano mai in contrasto. il dialogo musicale avviene per fortuna in modo più naturale del linguaggio verbale, perché lavora tutta una parte dell’inconscio che a volte il linguaggio riesce a nascondere. Invece con le note si riesce ad essere più sinceri secondo noi. A quel punto è anche più facile capirsi, soprattutto nel darsi spazio a vicenda all’interno dei brani.

E poi sicuramente l’importanza dei silenzi: abbassare la voce per fare in modo che la voce principale non venga sovrastata, sia essa quella di Irene o quella di uno strumento che in un dato momento è il protagonista.

Il 12 Novembre avete fatto un concerto per la pubblicazione dell’album: emozione da 1 a 100?

l’abbiamo fatto in un bellissimo teatro di Milano: è stato scelto apposta per avere la sicurezza che chiunque fosse presente, potesse essere seduto in silenzio, con calma e poter ascoltare. In modo che noi potessimo avere un feedback diretto dal pubblico. Perché sai, Milano è pieno di locali dove si può suonare in realtà, però il rischio è sempre quello di trovarsi a confronto con bicchieri che cadono o con situazioni che comunque distraggono. Per noi è stata un’emozione molto forte, perché portare una musica così, in italiano, dove si è molto espliciti ci ha reso in qualche modo più nudi. Diciamo che è stata un’esperienza mai provata prima: come se fosse stata tolta una barriera. E le persone che hanno ascoltato hanno apprezzato molto, comunicandocelo anche con messaggi nei giorni successivi: questo è stato molto gratificante.

Dopo questo concerto, ne state pianificando altri?

Abbiamo qualcosa di pianificato ma ancora dobbiamo capire come realizzarlo, perché ogni giorno le disposizioni cambiano e come immaginerai non è facile organizzare. Però ci stiamo muovendo. Intanto festeggeremo il natale, e poi a dirla tutta, siamo già proiettati verso un secondo disco …quindi sicuramente non staremo fermi.

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